Vicenza:
la bomboniera
Che
Vicenza sia una bomboniera, è cosa ormai risaputa, è come aprire
una scatoletta di finissima porcellana, e trovarci dentro un'infinità
di cose belle.
Avere
la fortuna di trovare degli amici, che ti ospitano e ti ricevono con
piacere, proprio in questa città, è moltissimo per me.
Volevo
visitare la mostra di Monet, ma per tutta una serie di motivi
rischiavo di perderla, poi i miei amici, mi hanno invitato e fatto
da cicerone, per questo scrigno che ancora mi riserva e mi riserverà
delle sorprese.
Al
Palazzo Chiericati, che dopo tre anni di restauro, ha riaperto la
parte più prestigiosa del complesso museale, è visitabile solo
un'ala, mentre continuano i lavori nelle altre ale del palazzo.
Nei
piano nobili si possono ammirare le due sale, sono in bella mostra
ritratti dell'aristocrazia vicentina del 500, le famiglie Porto,
Gualdo e Valmarana, e la poetessa Maddalena Campiglia.
Nella sala
della memoria antica si possono trovare placchette, monete,
sculture, mentre le figure mitoligiche donate nel corso del 1800
fanno bella figura nel salone d'onore, e altre stanze che concludono
il primo percorso sono dedicate alla pittura religiosa, nature morte
e paesaggi.
Proprio nelle stanze dei sottotetti ho trovato
l'ennesima donazione del marchese Giuseppe Roi, una raccolta
personale d'arte che partiva dal secoloXV fino al XX.
Il
marchese Roi, è mancato nel 2009, aveva una villa, ereditata dal
bis-nonno, Antonio Fogazzaro, Sul lago Ceresio, in terra Italiana, che in questo luogo scrisse il
romanzo "Piccolo Mondo Antico".
Sulle
sponde del lago Ceresio, sorge questa bellissima villa, che ho
recentemente visitato, proprio perchè il Marchese Roi alla sua morte
l'ha donata al FAI, Fondo Ambiente Italiano.
Vicenza
era la sua città Natale, ma trascorreva molte estati anche a Oria
Valsdolda.
Una
vita tra Vicenza e il Piccolo mondo antico, proprio come il
Fogazzaro, del quale era discendente. .
.
Il
marchese Roi soprattutto è stato grande fautore della candidatura di
Vicenza e delle ville palladiane ad essere riconosciute come
patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
Vicenza, nel 1985, gli ha
conferito la Medaglia d'oro per la sua costante e instancabile opera
a favore della cultura e del patrimonio artistico.
Ci
siamo poi diretti alla chiesa di San Lorenzo
Tempio
di San Lorenzo
Il tempio di San Lorenzo venne eretto tra il 1280 e il
1300 dai frati Francescani minori a ridosso delle prime mura
cittadine. Sul luogo della preesistente cappella di San Lorenzo, i
Francescani eressero anche il proprio convento, soppresso dagli
ordini napoleonici.
La chiesa a tre navate rappresenta, insieme
a Santa Corona, uno dei più insigni monumenti del gotico sacro
vicentino che raggiunge la più alta espressione nella
realizzazione del portale, opera del 1344 di Andriolo de Santi.

Nella lunetta del portale sono rappresentati la Madonna col
Bambino, san Francesco, san Lorenzo e il committente Pietro da
Marano. All'interno trovano dimora i numerosi monumenti funebri
di illustri personaggi vicentini. Nel transetto destro spicca
l'altare della nobile famiglia dei Pojana. Si possono ammirare
affreschi di Benedetto Montagna, opere di Francesco Pittoni, di
Giovanni Antonio Fumiani e di Giulio Carpioni e un gruppo
scultoreo di Antonino da Venezia raffigurante la Vergine tra i
santi Pietro e Paolo. Una tela di Alessandro Maganza, "La
comunione di san Bonaventura", e lo splendido polittico
"Dormitio Virginis" di Paolo Veneziano (1333) ora sono
conservati presso la Pinacoteca di palazzo Chiericati. L'attiguo
chiostro rinascimentale ha parti riferibili ad una costruzione più
antica e una vera a pozzo del XIV secolo.

Ancor oggi la chiesa
presenta, addossati alle pareti laterali, i confessionali dove i
Padri Conventuali accolgono quotidianamente i fedeli che si
accostano al sacramento.
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Purtroppo
il tempo è poco favorevole non smette di piovere, ma noi continuiamo
la nostra visita,
Nel
frattempo ci troviamo in Pazza Duomo, la Cattedrale, è un edificio
imponente dall'esterno, ricostruito varie volte e recentemente
durante i lavori di restauro sono state trovate le fondamenta di
edifici sacri preesistenti, la facciata in marmo,
la cupola
progettata dal Palladio, seppur contiene parecchie opere importanti, l'impatto entrando, l'impressione è di semplicità, (questo è quel che ho sentito io).
Diversi
palazzi circondano la piazza del Duomo, Il vescovado e il museo
Diocesiano, altri monumenti e palazzi che non abbiamo visto
circondano questa piazza.
Si
è fatta ormai ora di Pranzo, mentre il cielo sfoga tutta la sua
rabbia e non smette di piovere un solo secondo.
Siamo
andati pranzo, verso le 14 alla mostra allestita alla Basilica
Palladiana, terminata la nostra visita guidata, ci siamo recati
nella chiesa di Santa Corona, di stile romanico-ogivale
Dal
Web :
La
Chiesa di S. Corona:
La
chiesa, di fondazione domenicana, fu iniziata nel 1261 per
accogliervi la reliquia della Sacra Spina, donata da Luigi IX, re di
Francia, al vescovo di Vicenza, Beato Bartolomeo da
Breganze.
L’interno gotico, con presbiterio realizzato da
Lorenzo da Bologna nella seconda metà del XV secolo, ospita numerose
e importanti opere pittoriche e scultoree.
Tra
queste, il capolavoro di Giovanni Bellini “Il Battesimo di Cristo”,
collocato sull’altare Garzadori, opera attribuita a Rocco da
Vicenza e l’”Adorazione dei Magi” di Paolo Veronese.
Inoltre
la “Madonna delle stelle” di Lorenzo Veneziano e Marcello
Fogolino, la grande pala della "Maddalena e Santi" di
Bartolomeo Montagna, la “Madonna con Bambino e Santi” di
Giambattista Pittoni.
Nell’abside della chiesa, il notevole coro
ligneo, intagliato e intarsiato, opera di Pier Antonio dell’Abate.
Tra le decorazioni più antiche, gli affreschi di Michelino da
Besozzo della Cappella Thiene,
dei primi anni del Quattrocento,
importante testimonianza del più aggiornato gotico internazionale.
Siamo
ritornati nel cuore della città, abbiamo visitato il Palazzo
Vescovile, abitazione del vescovo e sede del museo Diocesiano, un
palazzo antico a pochi metri dal Duomo
Il
Palazzo Vescovile è un grande e storico palazzo che nel corso dei
secoli ha subito tantissime variazioni, con la seconda guerra
Mondiale, in seguito ai bombardamenti angloamericani, ha subito
parecchi danni, le parti di questo palazzo raccontano tanti stili che
si sono succeduti nelle varie ristrutturazioni e rifacimenti nel
corso dei secoli ha diversi stemmi che ricordano i vescovi che si
sono succeduti, nella facciata, troviamo lo stemma di Giuseppe Maria
Peruzzi, vescovo di Vicenza ai primi dell'ottocento, sul lato
meridionale, questa è la zona più colpita dai bombardamenti,ma fu
ricostruita dal 1947 al 1952, venne aggiunta la costruzione
dell'attico che contiene lo stemma di un'altro vescovo: Carlo Zinato.

Di
interesse storico è il lato quattrocentesco del palazzo costeggia il
primo tratto di contrà vescovado, lo
stemma del Vescovo Zeno è inserito tra la quarta e la quinta finestra
del primo piano, le finestre di questa parte sono diverse tra loro,
due sono in stile gotico, altre rispecchiano lo stile vicentino del
quattrocento mentre altre due sono del seicento.
Il vescovo Zeno fece
costruire anche la loggia colpita gravemente dai bombardamenti, in
seguito molto ben restaurata,
ha
il tipico gusto lombardo del quattrocento ed è attribuita a
Bernardino da Como.
Il
cortile ben sistemato ha un pozzo risalente al 400.
Il
museo Diocesiano contiene molte opere di importante fattura, preziose
e che documentano il percorso della storia, nella cultura della
Chiesa vicentina, ma ospita anche il gioiello della città, nel 2010
grazie alle donazioni dei cittadini di Vicenza sono stati raccolti 65
Kg di argento, indetto un concorso per la riproduzione del gioiello,
partendo dall'immagine della Pianta angelica.
Il
gioiello della città originale fu rubato da Napoleone e perduto ora
la città ha una fedele riproduzione consegnata nel 2013.
Sempre
nell'anno 2010 si è composto il comitato della Rua, che ha fatto
ripartire un'altra antica tradizione.
Dal Web:
La
Rua
Storia
della rua
La
Rua era
la giostra che per sei secoli, dal 1444, ha simboleggiato la città
di Vicenza in occasione della festività del Corpus Domini,
tradizionalmente considerata come l'appuntamento popolare che ha
infervorato gli animi dei cittadini, i quali hanno riconosciuto in
essa un simbolo di unità. Nel 1928, sotto una pioggia battente, la
Rua compì il suo ultimo giro, di cui rimane un annebbiato filmato
dell'Istituto Luce.
Con
i bombardamenti della seconda guerra mondiale si perdette anche il
macchinario. Foto, locandine, ricordi e soprattutto le pubblicazioni
di Walter e Antonio Stefani conservarono però la memoria di questo
grande simbolo.
Nel
corso dei secoli la connotazione religiosa della torre, il cui nome
fa riferimento alla ruota per i bambini montata al centro e simbolo
dell'antico ordine dei notai, è divenuto un elemento di
riconoscibilità civica, che ha accompagnato i momenti storici più
salienti e le personalità più illustri di passaggio a Vicenza.
Oltre alla Rua, Vicenza aveva un suo palio, come Siena o Asti, che
accompagnava il Giro con una partecipazione davvero straordinaria di
persone e mezzi.
Nel
mese di settembre viene rievocata questa antica tradizione sfilando
per il centro di Vicenza.
Si,
è fatta sera, piove ancora, con i miei amici ritorniamo all'auto.
Ma la nostra giornata non è terminata i nostri amici ci hanno
offerto la cena in un tipico ristorante vicentino, qui ci hanno
raggiunto altri amici, dove abbiamo mangiato la specialità della
casa, "il baccalà alla vicentina" con la polenta.
Che
giornata!!!! Arte, cultura e buona cucina, domani ci aspetta il
santuario del Monte Berico.
Ci
siamo alzati con un po' di stanchezza, ieri abbiamo camminato
veramente tanto, il tempo oggi è clemente.
Il
santuario della Madonna di Monte Berico, è una chiesa imponente
situata in un luogo suggestivo, la vista su Vicenza è spettacolare,
l'interno del Santuario è ricco di storia e tradizione,
lo
svolgimento della funzione religiosa del mattino non ci ha concesso
di visitare come avrei voluto, resta comunque un luogo che per i
credenti è simbolo di devozione, contiene opere importanti del
Palladio importante del Veronese.
Le
origini del Santuario di Monte Berico sono legate alle due
apparizioni della Madonna a Vincenza Pasini, una donna che portava
cibo al marito che lavorava sul colle: la prima del 7 marzo del 1426,
la seconda del 1 agosto 1428.
La Madonna prometteva la fine della
peste e chiedeva che in quel luogo le fosse dedicata una chiesa. Così
nel 1428, in pochi mesi, sorse la prima chiesetta tardogotica e un
piccolo cenobio per ospitare una comunità religiosa dedita
all'accoglienza dei pellegrini.
Il
progettista della prima chiesa è sconosciuto, lo stile gotico nei
secoli si incorpora con il barocco che è stato adottato nei
successivi ampliamenti.
Per
favorire la salita "a monte", dal centro della città si
snodano settecento metri di portici, con 150 archi, uno per ogni
ave Maria, inoltre, ogni 10 archi è stato inserito un ripiano, per
un totale di quindici ripiani, sulle cui pareti si trovano
affreschi a seconda dei misteri del rosario che si sta contemplando.
La
strada più antica per raggiungere il santuario, è la salita delle
scalette, un arco trionfale introduce a questa gradinata che ancora
una volta ci ricorda che questa è la città di Andrea Palladio
Abbiamo visitato il museo della resistenza, dopo aver
pranzato in compagnia, torniamo verso casa, ringrazio
ancora i miei cari amici, per l'ospitalità, la generosità e la
disponibilità a farmi vedere quante belle cose ci sono in questa
città.