il filo dei ricordi-racconti

venerdì 27 dicembre 2013

La Manna

Che l'Italia sia il più bel paese al mondo, è indiscusso, che le nostre tradizioni, culinarie, religiose, siano il nostro fiore all'occhiello, anche, malgrado qualche nostro difetto di rappresentanza.
Ogni giorno, basta voler ascoltare e si apprende qualcosa di nuovo.
Oggi mi hanno parlato della Manna, io pensavo che il detto "la manna dal cielo" si riferisse all'evento biblico che riguarda il popolo di Israele nel deserto, ma ci sono altri tipi di manna.
Un tipo di manna prodotto proprio in Italia e precisamente in Sicilia nel parco delle Madonie.





Conosciuta fin nell'antichità prodotta sopratutto in Sicilia, Calabria e in alcune zone della Toscana.
Santa Caterina da Siena, fu una divulgatrice, di questa sostanza zuccherina, leggermente purgativa, che si otteneva nel sud Italia incidendo il tronco del frassino.


Nel web ho trovato queste indicazioni :
Nei primi decenni dell'800, l'estensione dei frassineti era pari a 3174 ettari, di cui 3.053 concentrati nella provincia di Palermo, 120 in provincia di Messina e 1 in provincia di Caltanissetta. Nel circondario di Castelbuono era localizzato il 75% di tutti i frassineti. Nel 1929 l'estensione dei frassineti ammontava a 6699 ettari. Queste dimensioni si mantennero fino alla seconda guerra mondiale. Con la diffusione della mannite sintetica si arrivò alla progressiva riduzione dei frassineti, concentrando l'intera coltivazione di frassini e produzione di manna alle sole Madonie. Attualmente la frassinicoltura sopravvive soltanto in un'area di circa 100 ettari ricadente nei territori dei comuni di Castelbuono e Pollina.


Dalla corteccia del Frassino fuoriesce per la puntura di insetti (Cicada orni) o per incisioni praticate dall'uomo una linfa biancastra che si rapprende costituendo la manna che si può spezzare, succhiare, disciogliere nelle bevande o impiegare per fare sciroppi e dolci.
In alcune, particolari, zone della Sicilia, caratterizzate in estate da elevate temperature e da scarse escursioni termiche e da bassa umidità dell'aria, è possibile coltivare i frassini da manna. Queste condizioni si realizzano nei territori di Pollina e Castelbuono, unici luoghi che ancora oggi è viva l'estrazione della manna.
Queste piccole realtà territoriali, incluse nel parco Regionale delle Madonie, dispongono oggi di un prodotto unico nel suo genere, tanto che a ragione si possono considerare come un gigantesco museo all’aria aperta.

I frassini ricadono principalmente nella fascia altitudinale compresa tra 100 e 700 metri; oltre questa quota si ritarda e si accorcia il periodo di produzione.
Mi hanno colpito  le innumerevoli virtù che questa sostanza ha,  viene utilizzata come un blando lassativo nella primissima infanzia oltre ad altre proprietà :
il tutto comunque deve essere prescritto sotto controllo medico
Le virtù della manna :
Digestivo, blando lassativo, rinfrescante e regolatore intestinale.
Può essere assunta dai diabetici perchè, pur essendo dolcissima, non altera il livello glicemico del sangue.
Nei casi di avvelenamento la Manna Pura produce un aumento della diuresi e favorisce così l’allontanamento delle sostanze tossiche dell’organismo attraverso i reni.
Può essere usata come dolcificante nelle cure dimagranti. Decongestiona il fegato e svuota la cistifellea dalla bile.
Favorisce la stimolazione epatica In soluzioni ipertoniche viene utilizzata per aiutare a rimuovere edemi polmonari e cerebrali.
Espettorante, fluidificante emolliente e sedativa della tosse.
Decongestionante e calmante nelle bronchiti croniche, nelle faringiti, laringiti e tonsilliti.
Rende liscia e morbida la pelle, spiana le rughe.In soluzioni ipertoniche per l'azione disidratante nella cura delle piaghe e delle ulcere.
Favorisce la cicatrizzazione delle ferite ed una riduzione del gonfiore.
Inoltre, molto più importante, può essere assunta da tutti perchè non si conoscono controindicazioni correlate al suo utilizzo.
C'è chi la utilizza in cucina

É un prodotto che rientra nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT).
Questo prodotto che negli anni 50 ha avuto un calo produttivo sta tornando ora in commercio, anche se la produzione è molto ridotta.
 Un solo temporale fuori stagione, può danneggiare e far si che  tutto il raccolto venga distrutto, è molto delicata e subisce molto l'umidità, viene raccolta in diversi modi a cannolo,

 la più pregiata, a filo



 raccolta dentro una foglia di fico d'india, o raschiando con un utensile la corteccia . .






lunedì 23 dicembre 2013

L'ISOLA DEI MASCHI E DELLE FEMMINE

Ho ricevuto una cartolina da Herrenchiemsee, un'isola del lago Chiemsee, situato a sud della Baviera.


Ci sono stata anche io, qualche anno fa, in occasione di una gita a Monaco di Baviera.
Ricordo che in quei giorni era particolarmente freddo, aspettavamo il traghetto, che da Prien ci portasse sull'isola, sotto i nostri piedi c'era il ghiaccio, il freddo era tagliente, appena scesi sull'isola dei maschi (chiamata appunto in tedesco herrenchiemsee), avevamo comunque un buon tratto di strada da percorrere a piedi, attraverso il parco prima di raggiungere il castello, facendo attenzione a non scivolare


Il castello,  in tedesco chiamato Neue Schloss Herrenchiemsee,  è stato l'ultimo progetto di Ludovico II di Baviera.



Ludovico II, governò per circa ventidue anni dal 1864 al 1886. Venne dichiarato pazzo, da medici che lo avevano giudicato senza averlo mai visitato, venne deposto dal ruolo di re, e morì in circostanze alquanto strane il giorno successivo.
Se la Baviera conta molti castelli, come eredità in architettura e storia, oggi meta di turisti, lo deve proprio a questo regnate eccentrico, amante del lusso e della cultura, fu mecenate per Richard Wagner, e malgrado un lungo fidanzamento con la sorella di Elisabetta d'Austria detta Sissi, non si sposò mai.



Amante dei castelli, alcuni dei quali rimasti incompiuti alla sua morte, il più famoso è il castello di Neuschwastein, conosciuto in tutto il mondo.
WalT Disney, lo prese come modello per il suo celebre film animato " La bella addormentata nel bosco"


L'isola dei maschi Herreninsel, così chiamato perchè ospitava un convento di Agostiniani, si contrappone all'altra isola del lago detta isola delle femmine, fraueninsel, che ospita tuttora un convento di suore Benedettine.
Il castello situato in una posizione splendida, viene definito la Versailles Bavarese, la facciata è la copia esatta di quella di Versailles, Ludovico II, aveva una devozione nei confronti del Re Sole, tanto che il castello doveva essere un inno al re Luigi XIV, re di Francia.
Purtroppo la morte prematura di Ludovico II, non ha consentito di terminare i lavori, del progetto originario.
Possiamo visitare nel nucleo centrale, lo scalone d'onore, in parte riprende la scala degli ambasciatori di Versailles ma ha una diversa impronta in quanto il tetto è tutto di vetro, studiato per sfruttare il più possibile i raggi solari


Le diverse anticamere, tutte decorate, con stucchi e oro, e arredi prestigiosi, il centro del castello è la camera da letto di parata, usata solo la mattina e la sera, in qualsiasi guida scritta, o da guide specializzate che accompagnano durante il percorso, viene definita come uno scrigno di ricchezze, dagli stucchi agli arredi, ai tessuti, tanta è la bellezza che difficilmente si riesce a descrivere.


La sala del consiglio è anch'essa sontuosa.


Ma il gioiello del palazzo è la sala degli specchi, lunga 98metri, supera in lunghezza quella Versailles, secondo alcuni esperti la copia supera in bellezza, di gran lunga l'originale .
In quella giornata freddissima il sole entrava e filtrava  da quelle vetrate, rendeva questa sala bellissima, gli architetti che hanno studiato la posizione di questo salone hanno saputo sfruttare sopratutto la posizione della luce esterna, che attraverso le 117 finestre va a riflettersi sulla parete opposta composta di specchi, nei giorni di sole da queste vetrate entra la magneficienza della luce. Il soffitto ha degli affreschi che rappresentano le vittorie del Re luigi XIV. Le pareti rivestite a stucco grigio chiaro e verde i 33 lampadari con 44 candelabri venivano accesi esclusivamente in occasione delle visite reali, (sembra ci sia stato solo una volta), il salone viene ora utilizzato per dei concerti, per cui si trovano diverse poltroncine, questo fatto lo rende meno affascinante.



Chi dall'interno, volge lo sguardo all'esterno trova un panorama aggraziato dai giardini, unico neo per la stagione invernale, le grandi fontane, non erano in funzione, erano completamente coperte, per evitare danni causati dal gelo.
La nostra visita continua, la sala della Guerra, e la sala della Pace
non abbiamo potuto visitarle.
Non ricordo con esattezza quali fossero le altre camere ma ho fissata nella mente la sala da pranzo con il grande tavolo che attraverso una speciale carrucola veniva portato fornito di ogni bene affinchè il re non venisse disturbato mentre cenava.


Dalla sala da pranzo si poteva ammirare il gabinetto delle porcellane di Meissen, uscendo ci si trova nella piccola galleria d'angolo, attraverso lo scalone si ritorna al pian terreno


La sala da bagno, è l'ultima stanza, una piscina in marmo bianco con affreschi a tema, mentre lo spogliatoio è collegato con una scala interna alla camera da letto, una parete di specchi riflette gli intagli dorati della parete opposta dando l'impressione di essere in una foresta dorata.



La visita dello sfarzo è così terminata, continua con la visita al museo che merita di essere visto, poi ritorniamo alla banchina attendendo del traghetto,



che ci ha portato  sull'isola delle femmine, il freddo era talmente intenso che non abbiamo visitato quasi nulla di quest'isola, siamo entrati nel negozio del convento delle suore benedettine, abbiamo acquistato qualche pensierino e poi ci siamo avviati di nuovo a prendere il traghetto che ci riportava a Prien e poi al nostro albergo 
Chiemsee nei miei ricordi  è innevata  come in questa fotografia



venerdì 20 dicembre 2013

LA MIASCIA

La miascia

C'è un dolce molto meno conosciuto del Panettone che ha allietato tante festività Natalizie nelle case delle famiglie povere.
Fatto con ingredienti poveri, senza zucchero, ma con pane raffermo e frutta a volte diventava un'unico pasto..



Tutto dipendeva dalle possibilità economiche della famiglia.
La cucina comasca, molto povera, si è formata sfruttando le risorse della zona, per lo più sul pesce di lago e sulla pastorizia alpina, con i suoi derivati latte, burro e formaggio.
Conosco personalmente, persone di una certa età, che vivevano sopratutto nelle vallate dell'alto lago di Como che fino agli anni settanta non avevano mai potuto permettersi il tanto pubblicizzato Panettone.

Così il loro dolce natalizio diventava la "miascia"
é un dolce tipicamente lombardo per cui, ne esistono diverse ricette, dalla più povera, a quelle più ricche di ingredienti.



Il pane raffermo veniva utilizzato insieme alla frutta secca, noci, nocciole, fichi, uvetta sultanina, e anche a frutta fresca, nei casi più poveri alle mele o pere, per chi aveva qualche possibilità in più poteva mettere uva o albicocche sciroppate, spesso anche due tipi di farina, quasi un lusso, ho trovato nel web qualche ricetta.

La ricetta originale della Miascia di Como

500 gr di pane raffermo
1/2 litro di latte
2 uova
20 gr di pinoli
50 gr di zucchero
2 pere
2 mele
degli amaretti
50 gr di uvetta
la buccia grattugiata di un di limone
1 bicchierino di liquore amaretto
50 grammi di burro
1 cucchiaio di farina bianca per predisporre la tortiera

Come si prepara la torta paesana

Prima di tutto bisogna tagliare il pane raffermo a piccole fette e metterle in una zuppiera (o una ciotola qualsiasi) assieme al latte per  circa 2 ore. Nel frattempo tagliate le mele e le pere a fette e trascorse le due ore aggiungetele nella zuppiera assieme alle uova, le uvette, i pinoli,  lo zucchero, gli amaretti sbriciolati e il liquore.
Ora che tutti gli ingredienti sono stati aggiunti, lavorate l’impasto con un cucchiaio e versate il risultato finale in una tortiera imburrata e infarinata. Spolverate l’impasto con dello zucchero e mettete tutto in forno preriscaldato a 200°C per 15 minuti, quindi a 150°C per altri 15 minuti.
Sfornate la torta e servitela tiepida o a temperatura ambiente (come preferite).


Un'altro prodotto che ha allietato le tavole della nostra zona, non era solamente il pesce di lago,  ma anche la polenta, qui da noi si mischiano due tipi di farina, farina di grano saraceno, e farina di mais che veniva mangiata con
tutto, anche in diverse versioni, polenta uncia, (unta)



 con formaggio e burro, con la carne, o solamente polenta e formaggio" Zincarlin"  in tempi più recenti polenta e gorgonzola.





Due formaggi tipici, la "semuda"


È ottenuto da latte crudo di vacca scremato, caglio  e sale; le sue forme sono cilindriche, del diametro medio di 30 cm con un peso di circa 4 kg. La pasta è caratterizzata da un’occhiatura disomogenea, da una consistenza che va dal gommoso al morbido e da un colore variabile tra il giallo, il paglierino e il verdognolo. Il prodotto viene stagionato dai 40 giorni ai 4 mesi; il formaggio giovane ha un sapore delicato ed assume un gusto più forte se consumato dopo tempi più lunghi.
QUANDO VIENE PRODOTTA
La produzione viene effettuata principalmente nel periodo invernale, durante il ricovero della vacche nelle stalle, infatti nel periodo estivo le vacche della maggior parte degli allevatori vengono portate all’alpeggio ed il loro latte è destinato ad altra produzione, inoltre nel periodo estivo, le temperature più elevate rendono delicato il processo di maturazione e stagionatura conferendone l’eccessiva morbidezza della pasta compromettendone la consistenza e la presentazione visiva.





 e lo zincarlin interessanti per la loro preparazione e per essere davvero formaggi poveri.


IN DIALETTO COMASCO: Zincarlin
Area di produzione: Lario occidentale
Descrizione e caratteristiche: la sua produzione parte dalla ricotta (o ‘’mascarpa’’ in dialetto locale) che si aromatizza con sale e pepe. Si uniscono anche erbette finemente triturate. In base alla stagionatura, il suo colore può variare dal bianco fino al giallo e più passa il tempo più il suo sapore diviene piccante. La sua produzione oggi è in ripresa, grazie al nuovo interesse da parte dei consumatori. Anticamente veniva preparato dalla ricotta d’alpeggio nella stagione estiva; la sua conservazione in inverno avveniva in particolari mobili dette ‘’marne’’ in dialetto comasco. Per evitare le muffe, il formaggio all’esterno viene trattato quotidianamente con vino bianco e sale durante la stagionatura.
Aspetti nutrizionali: essendo una ricotta presenta un ridotto quantitativo di lipidi derivati sostanzialmente dall’eventuale aggiunta di latte di capra.
fonte Web





In tempi non molto lontani, il giorno di festa  veniva rigorosamente rispettato, con piatti umili e semplici, che riempivano il pranzo del giorno di Natale.





mercoledì 18 dicembre 2013

Il contrabbando la storia e la religione



Fin dai tempi più antichi per combattere la povertà e la mancanza di lavoro, nella mia zona e sui monti della Valle d'Intelvi e dell'alto lago, si praticava il contrabbando, questa zona era l'eccellenza del contrabbando, questo perchè dall'altra parte del confine c'era la Svizzera, povera di materie prime, che pur di ottenere quel che gli serviva, era disposta a tollerare anche azioni considerate illegali negli stati confinanti. .


Tutti i poteri che si sono succeduti durante i secoli, da quello spagnolo a quello austriaco, Francese, Italiano hanno dovuto fare i conti con gli spalloni del Lario, che conoscevano come le proprie tasche i sentieri i canaloni le valli che circondano il nostro territorio.
Il Ducato di Milano aveva proibito l'esportazione di granaglie lombarde in territorio elvetico, successivamente fu Napoleone che
mettendo le tasse di monopolio su sali tabacchi e polveri da sparo incrementò il periodo romantico del contrabbando, dando vita ad una collaborazione, che non contemplava solo le merci ma anche il salvataggio dei i rivoluzionari che combattevano contro gli invasori.
 Nel periodo del risorgimento, molti patrioti furono salvati e accompagnati nella vicina Svizzera dai nostri spalloni
La parola contrabbando vuol dire "andare contro il bando" non rispettare le regole.
Spallone vuol dire portatore di sacchi in spalla, portavano 40  kg di sigarette, dadi da cucina, zucchero, oro, argento.portavano esattamente 749 pacchetti di sigarette, perchè se ne avessero portati  750 sarebbe scattato l'arresto,  
Più tasse e limitazioni lo stato Italiano metteva, più la Svizzera, che non metteva sanzioni, traeva profitto. Nemmeno durante il periodo del fascismo e la II guerra mondiale e con tutte le limitazioni che il blocco dei commerci imponeva riuscirono a fermare il contrabbando nel territorio, in quel periodo gli svizzeri richiedevano molto riso, i contadini padani sfidavano le guardie di confine pur di sfuggire alle requisizioni tedesche.
Fino agli anni 50  gli Italiani  portavano uova farina riso , in Svizzera. Dal 1950 al 1960  andavamo a prendere, sigarette,  dadi e zucchero, pellicce, oro e argento e lo portavamo in Italia. Il contrabbando, se pur illegale ha salvato il territorio Lariano dallo spopolamento e dall'emigrazione, ha creato i suoi disonesti-eroi e qualche martire,condannati dallo stato ma, assolti dalla chiesa
Dal canto loro gli spalloni camminavano per i sentieri con le scarpe ricoperte di sacchi di iuta per non fare rumore,


 anche  i cani venivano utilizzati come spalloni. la tecnica era che: venivano picchiati da una persona che indossava la divisa della guardia di finanza, nella vicina Svizzera, per poi essere portati in italia dove venivano  nutriti e coccolati,   inviati in Svizzera, tornavano  portando  un carico di 10 kg di  sigarette attraverso i sentieri, evitando di incontrare gli uomini in divisa. 


  
 Era una guerra tra poveri, i ragazzi che giungevano a fare la guardia di confine, provenivano spesso da situazioni di povertà, dove il servizio militare era l'unica via di uscita, un posto di lavoro sicuro, ma le condizioni non erano certo da favola, i turni potevano durare anche 72 ore filate, lungo la linea di confine su sentieri impervi, con pioggia, o neve, al gelo notturno aspettando che passasse la comitiva degli spalloni.


 Lo stato Italiano non era certo tenero con i suoi servitori, oltretutto proibiva loro di sposarsi per evitare di dover pagare la pensione alla moglie in caso di morte.
Tra gli spalloni e i finanzieri non correva buon sangue, ma per informarsi sugli spostamenti degli uni o degli altri, si diventava spie, i finanzieri si infiltravano nei gruppi di contrabbandieri, carpendo la loro fiducia per poi arrestarli sul fatto.



 Mentre le donne in giovane età, avevano il compito di civettare con i finanzieri per poter acquisire utili informazioni.
Anche alcuni preti furono coinvolti, Don Alessandro Parenti, parroco di Tre Palle in Valtellina, un paese confinante con il Cantone Grigioni in Svizzera, trovatosi in una zona tra le più fredde d'Italia, dove l'unico sostentamento era l'agricoltura, contribuì all'economia della zona, utilizzando l'ingegno.
Per ben 41 anni è stato parroco di questo paese, a lui è stata dedicata la piazza del paese, persona particolare, ho trovato nel web uno stralcio che può raccontare meglio,  di come lo potrei fare io, questo parroco di frontiera:
" Si era da pochi anni spenta l'eco degli ultimi bombardamenti del secondo conflitto mondiale, quando il caporeparto della dogana si precipitò a casa Parenti chiedendo vivamente di racimolare tutti gli uomini disponibili a Trepalle per una emergenza gravissima. Ed eccolo giungere a sirene spiegate con il suo codazzo di finanzieri. Don Alessandro, da perfetto pigmalione, li fa accomodare tutti in sala e mesce vino a profusione, un boccale dopo l'altro, intessendo una sterile, logorroica conversazione, mentre gli spalloni con le loro briccole stracolme prendevano il largo passando oltre confine. Don Parenti è stato sempre ricordato come un grande benefattore pubblico, anche se le stive del suo solaio tracimavano di sigarette di contrabbando. E Dio solo sa cos'altro. -

Negli anni 60 lo spallone è stato soppiantato dalla tecnologia, e da un contrabbando che non ha nulla a che vedere con la combriccola di paesani che conosceva le proprie valli, che integrava le entrate famigliari, non avendo lavoro un lavoro stabile, finisce così l'era romantica del contrabbando.
Il contrabbando odierno, è dato dalla malavita, fornisce i mercati di cose molto dannose, tutta un'altra storia.

martedì 17 dicembre 2013

CHICCO E IL NATALE

CHICCO E IL NATALE

Capita abbastanza sovente che Chicco si fermi a dormire a casa mia.
È felice la sera, di entrare nel lettone, inizialmente ci salta sopra e poi si mette sotto le coperte, a volte vuole che gli legga una fiaba, altre volte mi fa delle domande.


"Nonna ma quando tu eri piccola chi veniva a portarti i doni?
Babbo Natale o Gesù bambino?"
"Scrivevi la letterina?"



Così inizio a raccontare che a casa dei miei genitori c'era Gesù bambino, che era un Gesù poverello e che avevamo dei doni sotto l'albero ma erano pochi, molte volte era la nonna bis (mia mamma) che li preparava e poi li dava a Gesù bambino, ma che siccome il lavoro era tanto si faceva aiutare da Babbo Natale.




Il nonno Bis (mio papà), indicava la porta di casa nostra, con una lanterna, che al suo interno aveva una candela accesa, preparava sempre del fieno, fuori della porta, con un po di pane secco e dell'acqua per le renne che arrivavano molto stanche, si dovevano riprendere dal lungo viaggio.
La sera, andavamo a letto presto senza discutere, perchè durante la notte sarebbe arrivato Gesù bambino.
La sveglia il giorno dopo non aveva bisogno di suonare, in pigiama , spettinate, senza aver nemmeno lavato il viso, di corsa entravamo nella camera dove c'era l'albero, una stanza freddissima,  ognuno  di noi prendeva il proprio  pacchetto, e poi, sempre  di corsa davanti al camino in cucina a scartare il nostro dono...
Un anno ero già grandicella, ho avuto due regali, un paio di stivali con le stringhe e una cosa tanto desiderata .....un mangiadischi.....
era di colore arancione, con alcuni dischi di fiabe e poi un po' di 45 giri che forse qualcuno ci aveva dato....
ero strafelice...



In cucina la nonna bis aveva già parecchie pentole sul fuoco, il brodo di pollo, mezzo pollo arrosto e mezzo alla cacciatora, il baccalà alla vicentina con la polenta bianca, poi dovevamo prepararci per andare a Messa.
Spiego a Chicco che mio papà metteva il vestito della festa, e la mia mamma aveva un bel grembiule bianco tutto col pizzo, mio fratello arrivava coi suoi bambini piccoli, mia cognata, la tavolata grande in cucina.




In un locale adiacente, che fungeva da ripostiglio, c'erano le conserve fatte dalla nonna bis, acciughe con prezzemolo e aglio, giardiniera nei vasi di vetro, mandarini, la frutta secca e il panettone.
Racconto a Chicco la storia del panettone....
La nonna bis faceva sempre uno zabaione che faceva cuocere a bagno maria e poi metteva nel piatto vicino alla fetta di panettone. 




Il panettone dopo essere stato servito al pranzo di Natale, veniva messo nel ripiano più alto del mobile della cucina, affinchè qualcuno un po' goloso, non riuscisse a raggiungerlo, ma come sempre, qualcuno di noi, riusciva a prenderne magari solo una fetta sottile,  il nonno bis, aveva messo degli stuzzicadenti come segno,  per cui si accorgeva subito che lo avevamo toccato.
 Poi chiedeva: " chi ha toccato il panettone?"
"Nessuno rispondeva, nessuno di noi era stato" 
Chicco mi guarda e ride divertito:
Allora ti ha messo in castigo nonna?"
-"No il giorno di Natale, nessuno riceveva castighi".
La carta dei pacchetti veniva piegata per essere riutilizzata, si stava a tavola per un bel po di tempo, molti  gusci di arachidi e noci,



 e le bucce di mandarino sulla griglia del camino facevano profumo.
Verso sera, in mezzo alla cenere venivano cotte le aringhe avvolte nella carta oleata, le fette di polenta avanzata erano sulla griglia ..



Non avevamo il patè di oca e nemmeno il salmone.
Chicco si è addormentato , la sua testolina è diventata pesante lo sposto un pochettino, tanto tra poco me lo ritroverò addosso, cercando il calore...



Ecco cosa portava il Natale... portava calore






sabato 14 dicembre 2013

LA STRADA STREGATA


Mi è stato raccontato di un luogo particolare.
Questo posto si trova in Italia, precisamente in Trentino, è la strada che porta al Santuario della madonna di Pinè.
Situata alle pendici del Colle di S'Ana, Montagnaga è un piccolo centro abitato con origini antiche che risalgono ai Celti.



Nell'anno 1729 fino al 1730  la Madonna apparve cinque volte, alla pastorella Domenica Targa, la piccola chiesa dedicata a S. Anna non riusciva più a contenere i fedeli, che si recavano sul luogo e decisero di ampliare la chiesa, divenne un santuario, che fu ampliato nell'arco di un secolo e mezzo ben due volte, contiene dipinti importanti ,dove vengono rappresentate le apparizioni della Madonna, l'interno della chiesa è decorata da 16 grandi tele racchiuse in cornici lavorate a stucco, opera di vari artisti che si sono susseguiti dal XVII secolo fino al XIX.





Nella penitenzieria, oltre all'altare e al crocefisso in legno, gli esperti dicono che alle pareti ci sia una Via Crucis di notevole fattura, mentre gli ex voto posti come ringraziamento alla madonna superano i 7000 pezzi.



Il santuario della madonna di Pinè ospita un rappresentazione originale della madonna del Caravaggio, mentre nel 1894 l'immagine della madonna venne incoronata, la corona, ricca di brillanti diamanti e altre pietre preziose, fu creata dall'orafo trentino Giacomo Piller, in quell'occasione la chiesa si completò con un'ottimo organo.




Dopo aver visitato il santuario, si può visitare il Monumento al Redentore, in stile rinascimentale del primo novecento con la Scala Santa, che i credenti ancora oggi percorrono in ginocchio.




Poi dal Sacro si passa al profano, c'è una strada definita in tanti modi: la strada del miraggio, o la salita in discesa, oppure la strada stregata,
Infatti, chi me lo ha raccontato dice che la caratteristica di questa strada è che, una palla, oppure dell'acqua, invece di scendere, salgono, mi sono così documentata e nel web ho trovato queste informazioni:

A Montagnaga  di Pinè esiste una strada che dà origine ad un fenomeno ottico piuttosto bizzarro. La strada d'ingresso (se si proviene da Baselga) di Montagnaga si inserisce su un tratto quasi pianeggiante sulla destra mentre la strada provinciale procede in discesa sulla sinistra. Il tratto pianeggiante appare a prima vista in leggera pendenza nella direzione verso il paese, tuttavia semplici esperimenti, dimostrano che la strada è in realtà in discesa. Ad esempio una macchina in folle, un pallone, dell'acqua sull'asfalto, o per più scettici anche un livello a bolla, hanno un andamento che è contrario a quello che a prima vista uno potrebbe razionalmente supporre: invece di tornare indietro, salgono!

Sul fenomeno si sono espressi diversi pareri tra cui quello una anomalia gravitazionale che comunque è da escludere. L'ipotesi più accreditata è quella dell'illusione ottica. Su tale questione, qualche tempo fa la rivista scientifica Focus (N.88-febbraio 2000) ha dedicato un articolo tentando di spiegare il fenomeno ottico della strada di Montagnaga.

In ogni caso rappresenta una curiosa attrazione di Montagnaga di Pinè. Molti sono infatti i turisti (anche stranieri) che incuriositi dal fenomeno (la cui esistenza si diffonde come una leggenda metropolitana) vengono a sperimentare la strada anomala.
Provare per credere !!

Chissà che con la bella stagione   possa diventare una nostra meta.
Per il momento ringrazio chi mi ha informato.