il filo dei ricordi-racconti

domenica 31 agosto 2014

Carl Vilhelm Holsoe


Ci sono cose che colpiscono, attirano la mia attenzione, è solo un quadro.
Mi sono fermata a guardare sullo schermo del mio computer, un' immagine, che mi piace, è un quadro di un pittore danese.
Il titolo del quadro è "finestra aperta" e l'autore è Carl Vilhelm Holsøe. 



Sono curiosa e inizio una ricerca,  non riesco a trovare molte nozioni sulla sua vita, ma le opere sono tante, per lo più rappresentano ambienti domestici, e i soggetti dell'opera sono sempre donne sole, 


che nella quotidianità svolgono le loro mansioni, cuciono,



 leggono , scrivono, oppure perdono lo sguardo in panorami lontani



 o dietro ad una finestra,




 vengono ritratte con abiti e in ambienti che fanno pensare al 1700.


Carl Vilhelm Holsøe, in realtà è nato in Danimarca nel 1863 ed è morto nel 1935, avendo da sempre ammirato la pittura d'interni di maestri del calibro di Vermeer, o di De Hooch.
E' stato un pittore che si è formato alla Royal Academy di Copenhagen, con Vilhelm Hammershoi, suo grande amico, ha continuato la sua formazione nella scuola di Peder Severin Kroier. 
 Aveva in comune con l'amico Vilhem Hammershoi, e Peder Illsted, lo studio della luce e delle ombre, ne studiavano gli effetti sulle superfici all'interno di un ambiente, tanto che formarono la Scuola Danese di Interior Painting .




Ha ricevuto sia dai colleghi, che dalla critica notevoli riconoscimenti, diventando un esponente di spicco, anche grazie alle notevoli borse di studio ricevute dall'accademia, che gli hanno consentito di esporre le proprie opere in Danimarca e all'estero.




Le emozioni e gli attimi di quotidiana famigliarità rappresentati, 
 fanno trasparire un' emotività, attraverso l'opera, tanto che mi sono sentita trasportata, come se osservassi un famigliare, o sentissi l'aria entrare da una finestra, le opere danno un senso di calma, ma anche di estrema solitudine.


Le figure sono solitamente femminili, vengono ritratte sono quasi sempre di spalle o di profilo, solo in alcuni ritratti si riesce a vedere il viso,



 mentre gli interni, in alcuni quadri sono rappresentati nei minimi particolari, tovaglie bianche, vasi di fiori, tappeti, quadri alle pareti , e strumenti 
musicali...





Mi sembra, di invadere la privacy delle figure rappresentate nel quadro, che sembrano essere immerse nelle loro riflessioni. 







martedì 26 agosto 2014

MAURICE UTRILLO


Non avevo mai sentito parlare Maurice Utrillo, pittore, poi ad una mostra a Milano, dedicata per lo più a Modigliani, ma anche agli artisti che erano i suoi compari di bisbocce. Definiti pittori o artisti maledetti, che hanno rappresentato la scuola di Parigi, con la testardaggine, la creatività e anche la vitalità, ma spesso anche con una visione distorta, dopo aver abusato di alcool in modo esagerato e di alcune sostanze.



In questa mostra le opere di Modigliani, di Kisling, Soutine, Valadon, insieme sono uno spaccato della Parigi del primo novecento.
Monparnasse, era il quartiere parigino, dove gli artisti si incontravano, proprio in un periodo dove le trasformazioni e i cambiamenti si stavano attuando, tanto che divenne meta di incontro anche degli intellettuali, del calibro di Coctau, o scrittori come Hemingway e Miller, ma anche rifugiati politici, come Lenin, iniziava così il periodo degli " anni folli ".

Vivevano in condizioni misere, per tutti in egual misura, ma la vita notturna si consumava nelle trattorie a buon mercato, nelle cantine, si parlava di politica di arte, e molto spesso finivano in risse.
I pittori finivano in gendarmeria e per pagarsi la cauzione e poter uscire lasciavano i loro quadri, fu così che Jonas Netter, di professione rappresentante recandosi negli uffici, per alcuni documenti,  vide i lavori di questi pittori.
Grazie al poeta polacco e commerciante di opere, Léopold Zborowski,  Netter si mette in contatto con Modigliani, e in seguito con tutti gli altri artisti, scopre i quadri del "periodo bianco" di Maurice Utrillo, quadri che rappresentano vedute dei dintorni di Parigi.
Nato a Montmartre, Maurice Utrillo  era il figlio della modella e poi pittrice Suzanne Valadon, che non rivelò mai chi potesse essere il padre, fu riconosciuto all'età di otto anni,  dal pittore Spagnolo Miguel Utrillo y Molinas.


Cresciuto dalla nonna, soffriva di frequenti crisi epilettiche, che cercava di calmare dandogli da bere del vino, divenne così, alcolista  in giovane età, divenne molto presto malato mentale, senza una guida, non frequentò mai una scuola, l'unico talento naturale, era la pittura, tanto che la madre lo aiutò con i primi insegnamenti, lo incoraggiò a dipingere in plain air, cercando di allontanarlo dall'alcol. Fu perlopiù un autodidatta.

le moulin de la Gallette

Nella sua tormentata vita, fatta di crisi epilettiche, ubriacature, le crisi di astinenza lo hanno spinto a bere persino l'acquaragia con cui puliva i pennelli, le risse, e frequenti ricoveri in sanatorio e in manicomio, ricevette anche soddisfazioni, le sue prime opere raggiungono il successo verso il 1920, erano richieste anche all'estero, godevano di fama internazionale. Nel 1923 in una mostra con dipinti suoi e della madre ottenne un eccellente successo, oltre agli encomi del governo francese, raggiunge anche una discreta agiatezza economica. 

rue costine a Monmartre

Dallo Stato Francese, ricevette nel 1928,  anche la Legion d'Onore, malgrado dovesse esser ricoverato sempre più frequentemente, per turbe mentali causate dall'alcolismo.
I quadri di Utrillo,  erano di natura paesaggistica, vedute di chiese e cattedrali, vicoli di Parigi, bistrò di periferia, e il quartiere di Montmartre.

la Senna 

Durante il" periodo bianco", mischiava il colore col gesso dando la sensazione di chiarore, quasi calcareo. nel secondo periodo il colore aveva preso vita.


Innamorato da sempre della madre, Suzanne, non riesce però a starle vicino nel momento della morte, lo sconvolgeva troppo il fatto che l'avrebbe persa definitivamente.
Si sposò all'età di 52 anni e si trasferì fuori Parigi, malgrado i problemi mentali e di salute, continuò a dipingere anche copiando da cartoline, ma le sue opere trasmettevano il senso di solitudine e il vuoto personale che sentiva, si dedicò anche alla religione, e visse fino all'età di settantadue anni









lunedì 25 agosto 2014

La Val Venosta

LA VAL VENOSTA


Un po' di anni fa, con una amica sono andata a fare una gita con un gruppo, non avevo conoscenze, ma mi sono comunque iscritta, abbiamo viaggiato come sempre in pullman e la meta era stata la Valle Venosta.
Recentemente è venuta a trovarmi, abbiamo parlato di gite e viaggi, lei ne fa veramente tanti, e con piacere abbiamo rammentato il nostro.
Le ore di viaggio passano abbastanza velocemente, abbiamo fatto due pause prima di raggiungere il piccolo borgo di Mustair in Svizzera, che confina con la Valle Venosta nel Tirolo Italiano, sono infatti pochissimi i km che li separano. L'autista ci fa scendere davanti al monastero di San giovanni, che è circondato dal verde, da subito ci da un' impressione di pace, come se il tempo si fosse fermato.


La guida ci attende, nel convento vivono poche suore, di religione cattolica, non è stato semplice mantenere la propria identità religiosa in una zona dove la maggioranza della popolazione è religione protestante.
Il convento custodisce tesori culturali e artistici unici, avendo subito almeno otto fasi di ristrutturazione, ogni epoca ha lasciato le proprie tracce, con stuccature, volte, salotti rivestiti in legno che fondendosi tra di loro offrono al visitatore un insieme armonico.


Nel 1983 è stato incluso nella lista dei Patrimoni dell'Umanità, grazie a degli affreschi di epoca carolingia.


Riprendiamo il viaggio ci aspetta un pranzo tipico in Valle Venosta.
Raggiungiamo il lago di Resia, il campanile romanico svetta in mezzo al lago, sembra accoglierti, e ricordarti che qui, prima c'era un paese,



 il campanile costruito nel 1357, è stato recentemente restaurato, d'inverno quando il lago gela, è possibile raggiungerlo a piedi,


 e la leggenda narra che in alcune giornate d'inverno, si sentono suonare le campane, che furono invece rimosse nel 1950, quando fu creato questo lago artificiale, per produrre energia elettrica.



 I contadini del paese sono stati evacuati con la forza, diversi ettari di frutteti vennero distrutti, e il paese nuovo, ora sorge sulle rive del lago.
 Nella stagione invernale,  freddo, neve e ghiaccio la fanno da padroni in    questa zona, tanto che  è diventato un centro per sport invernali.

pattinaggio sul lago 

Si è fatta sera ancora un po di strada e raggiungiamo l'hotel a Laces dove passeremo la serata.
Il giorno successivo è prevista l'escursione in montagna, il tempo è poco per cui si sale con la funivia,  il ritorno per chi vuole può esser fatto a piedi.
C'è da dire che non tutti siamo perfettamente attrezzati,  non è consigliabile azzardarsi a fare escursioni.
Per cui raggiungiamo il paese di San Martino in Monte.



Sul Monte Sole si raggiungono metri 1740 sul livello del mare, mentre le nuvole si addensano sulla nostra testa, il capogruppo ci porta lungo i sentieri più accessibili,




il panorama toglie veramente il fiato, ma siamo costretti a ripararci dentro dentro ad una locanda o ad un  maso dove pranziamo e attendiamo che smetta di piovere. Rientriamo al nostro albergo e il giorno successivo ci attende Glorenza e il monastero di Marienberg.


Il monastero di Marienberg sorge su uno sperone di roccia, è monastero benedettino più alto d'Europa,


segue da circa 900 anni la regola di San Benedetto, in tanti anni ha subito tutte le variazioni politiche e religiose che si sono susseguite, ancora oggi però, oltre a dare ospitalità a chi vuole intraprendere un percorso attraverso le regole di San benedetto, viene considerato il centro intellettuale dell'Alta Val Venosta. 
I monaci hanno aiutato generazioni di giovani, dando loro l'opportunità di studiare, per la popolazione locale hanno rappresentato un punto di riferimento, culturale, religioso ed economico.


Oltre alla preparazione scolastica, sanno impartire anche nozioni manuali, 


infatti chi decide di trascorrere un periodo di tempo in questo luogo deve seguire le regole che i monaci stessi seguono:

dal web:
"L'ozio è nemico dell'anima, perciò i monaci devono dedicarsi al lavoro in determinate ore e in altre, pure prestabilite, allo studio della parola di Dio. [...] perché i monaci sono veramente tali quando vivono del lavoro delle proprie mani". (RB 48,1.8
Vale sempre infatti il principio di San Benedetto "affinché in ogni cosa sia glorificato Dio" (RB 57,9) .

E' ora di avviarci a Glorenza, la caratteristica che colpisce subito i nostri occhi sono le mura medioevali perfettamente conservate, dal web:
La cittadina medioevale di Glorenza, nell’ alta Val Venosta, è considerata la città più piccola del Tirolo con mura cittadine ancora intatte.


Torrioni semicircolari e tre portonincini (chiamati di Malles, di Sluderno e diTubre),



passaggi fortificati e portici testimoniano l’antico carattere difensivo della cittadina che nel 1291ottenne il diritto di tenere mercato
Aveva il monopolio sul sale e si pagavano dei dazi sulle merci.
Nel 1291 il principe regnante di Tirolo, Mainardo II, conferì al comune di Glorenza i privilegi di "civitas". Glorenza diventava città.
Entrando dalla Porta di Tubre sembra di essere in un villaggio uscito da chissà quale favola dei fratelli Grimm, dove tutto è ordinato, pulito, semplice ma funzionante. 
Sulle viuzze del borgo si affacciano case patronali del Cinquecento e le case dei commercianti, le uniche in Val Venosta che presentano i portici al pian terreno che fungevano da ricovero merci.


Si alternano in modo armonioso i candidi edifici e le abitazioni affrescate, quasi tutte con le tipiche finestre sporgenti chiamate in tedesco Erker.


La piazza del Mercato con la fontana al centro invita a godere della tranquillità di questo borgo, ammirando la torre Flurin, dimora che ospitò la comunità ebraica.
La chiesa di San Pancrazio, con il tipico campanile a cipolla, racchiude preziosi arredamenti e affreschi, mentre nella Porta di Tubre è allestita una mostra riguardante la storia della città di Glorenza.
Passeggiando per le vie, osservando  come gli edifici si mescolano alla bellezza dei monti attorno, ascoltando  la quiete: è il modo migliore per visitare e avvicinarsi a Glorenza.
Dicono che sia particolarmente suggestivo visitarlo durante il periodo natalizio dove imercatini di natale offrono particolari articoli della zona, magari ci torneremo chissà.....
Un bel viaggio di ritorno ci attende e si riparte destinazione casa


domenica 24 agosto 2014

CHIEDERSI PEECHE'

A volte, quando tutto sembra davvero un susseguirsi di momenti in cui la delusione e la sensazione di essere inadeguata, tanto che senti stupida, non perchè tu lo sia, ma perchè non sai anticipare, non sai prevedere la malizia di alcune persone, ogni volta , ogni maledettissima volta, rimani spiazzata, e impotente, perchè non puoi diventare quello che non sei.



Tutto si accumula e diventi nervosa, la rabbia, lo sconforto ti fanno vedere tutto nero, non che sia un bel periodo ma la preoccupazione ti fa perdere il controllo delle emozioni, ti convinci che i problemi sono tuoi, agli altri non importa un bel niente delle tue difficoltà, perchè continuano a vivere la loro vita, a fare quel che a loro piace, ti infastidisce e reagisci male, anche con chi ti sta vicino e non centra nulla.
Un miscuglio di sensazioni solo negative.


Poi alle nove di sabato sera, quando fuori è buio, piove, fa freddo come se fosse novembre, non agosto, hai già chiuso la porta, senti bussare, vedi tuo figlio in lacrime, che ti dice: "mamma fammi qualcosa da mangiare, non ho voglia di prepararmi nulla, sono a terra"
Spontanea sorge la domanda:
"Cosa è successo?"
Piangendo, mio figlio mi dice che un suo carissimo amico è deceduto, ha fatto un incidente in moto, mentre si recava al lavoro, un camion gli ha tagliato la strada.
-" aveva 25 anni, un anno meno di me, era bravo, ci eravamo ripromessi di fare una grigliata in giardino, mi sembra che ogni tanto, come se si timbrasse un cartellino, qualcuno se ne va, ne ho già messi via diversi di amici, il mese scorso un'altro amico si è tolto la vita.



Guardo mio figlio, mentre mangia un panino imbottito e lacrime, lo ascolto mentre parla, lacrimoni grossi scendono sul viso e vorrei abbracciarlo come quando era piccolo.



Poi mi da la buona notte, ritorna a casa sua, in un momento, mentre lo vedevo piangere pensavo alla meschinità, alla viscidità di alcune persone, mi sono messa in discussione, ho pensato alla madre di quel ragazzo, ho pensato a me, se dovesse succedermi una cosa simile ancora, non voglio nemmeno pensare, credo che impazzirei....



Ho ripensato a questi ultimi periodi, dove lo sconforto ha raggiunto in me un livello altissimo, ho permesso alla negatività di prendere il sopravento mentre è solo alla morte che non c'è rimedio.



Come spiegare a chi agendo per gelosia, per apparire superiore, perchè è falso e ipocrita, e ti fa cattiverie gratuite, che ci sono cose più importanti, che spesso la vita ti toglie più di quanto ti ha dato,..... non capirebbero, perchè in fondo non sono toccati e in questo, la vita è ingiusta, perchè sembra accanirsi sempre con gli stessi.


Ho la consapevolezza di avere un figlio di animo buono, e sono orgogliosa di questo, se davvero, come spesso mi ripetono, c'è qualcuno sopra di noi che vede e provvede, mi auguro che lo abbia notato.





martedì 19 agosto 2014

l'emigrante e il frontaliere

L'emigrante o il frontaliere....

L'estate quest'anno proprio non si è fatta vedere, nel nord Europa, non c'è stato un solo giorno che non abbia piovuto, con temporali davvero seri, ondate di vento, e grandinate in ogni dove, non c'è stata nazione, Italia Germania, Svizzera eccetera ecc, che non sia stata colpitia da questi fenomeni di pioggia intensa, con un calo delle temperature davvero significativo.
La pioggia, è stata imparziale a colpito tutti, senza preferenze, causando danni, un po dappertutto, in ogni Stato.
Se in Italia c'è una frana, uno smottamento, un' allagamento, un disastro come quello successo in Sardegna recentemente, pur essendo un paese dove le responsabilità sono difficili da stabilire, abbiamo perlomeno la correttezza di assumerci le nostre mancanze, non diamo la colpa a Tizio o a Caio.




Quello che davvero mi da fastidio, è che vengano addossate a noi (italiani), anche le mancanze che non ci competono, mi spiego meglio.
Ho accompagnato una signora da Como a Lugano, prendendo la strada cantonale, che costeggia il lago, abbiamo trovato diverse buche, alcune di queste erano state chiuse malamente, si sentiva lo sbalzo dovendoci passare sopra con l'auto, e la signora incurante del fatto che io, italiana, le stessi facendo una cortesia, ha esclamato:
" Queste buche, le deve aver chiuse un operaio italiano".
Avrei voluto fermarmi, farla scendere e dirle di farsi portare a destinazione da uno Svizzero, invece ho fatto finta di non aver sentito.



La settimana successiva un sottopassaggio, si è di nuovo allagato, è di recente costruzione, qualcuno ha detto: " lo avrà costruito una ditta Italiana"
No ! Risponde l'altra signora, la ditta è Svizzera! E dei nostri!
Interviene un'altra signora, così cara e gentile:
"La ditta sarà Svizzera, ma sicuramente il progettista è un cingali!"
Purtroppo si deve stare zitti, nella mia mente, però, è passato un flash. L'immagine di un divano di cactus, dove avrei fatto sedere volentieri, la signora svizzera, si intende cactus, rigorosamente elvetico !!




Come siamo meschini nei confronti di chi ha bisogno di un lavoro,  le barriere contro il pregiudizio, continueranno sempre,   poveri Italiani, siamo ingegnosi capaci e sgobboni, ma ci precede la fama di imbroglioni, mafiosi e irresponsabili pasticcioni.
Parliamo di integrazione di aiuto e di solidarietà, ma ci chiamano Cingali, significa zingari, con tono dispregiativo, ancora oggi dopo tanti anni. Era un appellativo che mio papà, si è sentito dire per tanti anni, ma pensavo che dopo 65 anni, qualcosa fosse cambiato, evidentemente, non è così.




sabato 16 agosto 2014

BASTA POCO .....CHE CE VO....!

15 AGOSTO 2014

Avrei voluto stare a casa e non uscire, per il mio stato d'animo, per il tempo che stamattina con grandine e acqua ci ha dato il buongiorno,


perchè è davvero un brutto periodo, ma Riki ha insistito e siamo riusciti a passare una buona giornata, anzi una bella giornata.
Vivo alla giornata,  settimana, per settimana,  mi  avevano garantito un lavoro di poche ore, ma continuativo, dicendo che ero brava e svelta e che con me si trovavano veramente bene, mi confermavano che avrebbero fatto tutti documenti necessari per assumermi definitivamente nella vicina Svizzera. Martedì, mi hanno telefonato,  dicendo che per motivi, che non dipendevano dalla loro volontà, ma dal ruolo lavorativo che svolgono, non mi assumevano più, avrebbero provato una persona di nazionalità Svizzera e nel caso, che la signora non fosse adeguata alle loro esigenze, mi avrebbero richiamata, perchè come lavorante sono brava.
Mi è sembrata una doppia presa in giro, sono rimasta così delusa, che davvero non ho avuto nemmeno parole da dire.
Contavo su questi lavori, mi è caduto il mondo addosso, che senso ha sentirti dire che sei brava, onesta, se poi non ti fanno lavorare
Richi, dapprima a parole, poi con una poesia,  ha cercato di tirarmi su, poi ha   deciso  e organizzato, senza alcuna collaborazione da parte mia,  di portarmi, di portarci,  perchè è venuta anche Marinella, una mia amica, a visitare Isole Borromee.
Il Lago Maggiore, o Verbano, è il secondo lago italiano per estensione, le sue sponde, sono aperte a scenari ampi, chiunque percorra le sue sponde viene accompagnato da un susseguirsi di ville e giardini.
Ha un clima mite, tanto che vengono coltivati gli ulivi, cedri, limoni, e piante esotiche rare.
Oggi abbiamo visto tre gioielli, l' Isola Bella, l'Isola dei pescatori e l'Isola madre.



In auto abbiamo percorso la strada del lago, passando da Arona, che ha di fronte, proprio sulla sponda opposta,  Angera, dove la Rocca, dall' alto, come una sentinella sembra controllare tutte due le sponde. Oltrepassiamo il bivio che conduce ad un'altra meta turistica: la statua di S. Carlo Borromeo, e ci dirigiamo verso Stresa, una delle più importanti stazioni di soggiorno turistico del Lago Maggiore, qui nel Golfo Borromeo troviamo le magnifiche isole.
Riccardo ha fatto i biglietti del battello, la giornata è strana, nuvole cariche di acqua, poi sole, poi vento, e ancora nuvole, ma il nostro zaino è bene equipaggiato in caso di pioggia, inizia la nostra gita.
Mentre raggiungiamo l'Isola Bella, già da lontano si vedono i giardini 
all'Italiana rinomati in tutto il mondo,



nel 2007 hanno ricevuto il premio come il miglior parco d' Italia, dieci terrazze di composizione barocca, sovrapposte a gradinata, consentono al visitatore di passare attraverso un susseguirsi di statue, fontane, fiori e piante rare, capita di incontrare anche dei pavoni bianchi,


liberi nel verde, tra camelie, magnolie, azalee, pompelmi, arance amare,nsull'ultima terrazza si trova il famoso anfiteatro dove le nicchie si alternano alle statue del seicento, mentre il liocorno, il simbolo dei Borromeo, svetta nel  cielo.

anfiteatro


L'Isola bella, ai giorni nostri è senz'altro la perla del lago, ma in tempi lontani era un scoglio brullo, grazie al Conte Carlo III Borromeo nel 1600, iniziarono i lavori per il palazzo e per i bei giardini all'italiana, tutti i migliori architetti nel corso dei secoli, si avvicendarono nella completamento della villa, e dei giardini.
Dedicò l'isola alla moglie Isabella d'Adda, chiamandola Isola Isabella, trasformato poi in Isola bella.

Il palazzo è una delle opere barocche più particolari, preziose tappezzerie, arazzi, mobili antichi, lampadari di murano, e quadri di notevole pregio arricchiscono questo gioiello, dove, nel corso della storia, tanti personaggi importanti sono stati ospitati: Napoleone, con la moglie Giuseppina dormirono una notte nell'agosto del 1797,

camera di Napoleone


 nella  sala della musica dall'11 al 14 aprile 1935 si incontrarono Mussolini, Laval e Mac Donald.

sala della musica 


Riprendiamo il viaggio, arriviamo all'isola dei pescatori, che mi era stata raccontata come la più particolare, romantica e caratteristica, particolare determinato dal fatto che fosse stata la prima ad essere abitata dai pescatori, non mi ha trasmesso queste emozioni, non c'erano reti stese ad asciugare, a parte qualche scorcio sul lago, ho visto tantissimi ristoranti, a disposizione dei turisti, il mercatino con di tutto un po', mi è mancata la poesia di una tradizione.



Riprendiamo il battello, raggiungiamo l'isola madre, è la più grande, proprio sviluppando il clima temperato anche su quest'isola si trova un parco botanico  e il settecentesco palazzo Borromeo, si dovrebbe pagare un'altro biglietto di entrata, ritengo veramente che sia troppo oneroso per chi ha voluto organizzarmi questa sorpresa, e in tutta coerenza decidiamo di tornarci un'altra volta. 



Riccardo fotografa  dei fiori che  si notano all'interno del parco e poi riprendiamo il traghetto che ci riporta a Stresa.




Il tempo è stato clemente, o quasi, mentre ritorniamo a Stresa inizia a piovere, scesi dal battello, cerchiamo dei servizi igenici che non troviamo, entriamo in un bar, dove non è possibile però, accedere ai bagni, una storia tutta italiana, vogliono i turisti, e i loro soldi, ma nessuno concede i servizi igenici, non ci sono nemmeno indicazioni per dei bagni a pagamento, dietro lo stabile della navigazione laghi, un solo bagno, in condizioni pietose, dove si faceva la fila sotto la pioggia per accedervi.
Italia..... che ti mette a disposizione arte, delicatezza, ingegno, impegno, e poi si perde, nel negarti quello dovrebbe essere tranquilla regolarità.
Oggi, devo ringraziare Riccardo, ha sempre un incrollabile ottimismo, forse fiducia, sempre, e sempre, grazie per aver reso questo giorno particolare, per aver pensato a tutto.............................. grazie



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