il filo dei ricordi-racconti

martedì 18 febbraio 2014


Il FRIULI, IL TAGLIAMENTO E SPILIMBERGO

L'Italia e le sue regioni, così diverse, ma così simili nello sfruttare tutto quello che la natura metteva e mette loro a disposizione,  il sapere antico che con arte e maestria, ci fa diversificare agli occhi del mondo.


La forza di una popolazione, che dai sassi, ha trovato una forma di lavoro, da certosini, tanto da diventare una scuola che è, nel suo genere, punto di riferimento e sperimentazione unico al mondo.



Il Tagliamento,  il fiume che attraversa la regione Friuli Venezia Giulia, è il più  importante di questa regione, ha una lunghezza di 170 km e un bacino di circa 3.000 km.
Viene definito il Re dei fiumi Alpini, è l'unico in tutto l'arco Alpino e in Europa ad aver mantenuto, e preservato la caratteristica di fiume a canali intrecciati, un fiume che ha un alveo molto profondo e ampio, ricco di ghiaia, che attraverso una serie di canali  i quali intrecciandosi  tra loro, trasportano verso valle parecchi sedimenti.




Purtroppo al cambio di pendenza, dopo un tratto montano, trovando la pianura, l' acqua non ha più la forza, per trasportare il carico di materiale convogliato, in questi tratti il sedimento si ferma formando isole ghiaiose, e ciottolose che ostacolano lo scorrimento del fiume, e lo costringono a dividersi in numerosi canali secondari.


Il più delle volte la natura fa il suo corso, segue una causa naturale, per esempio, eventi di piena eccezionali, oppure proprio per l'intervento dell'uomo, che estraendo inerti dai letti del fiume, ne restringe l'argine 

DAL WEB:

Il fiume Tagliamento viene ritenuto un ecosistema estremamente prezioso ed interessante, essendo considerato l'ultimo corridoio fluviale morfologicamente intatto delle Alpi.  Infatti per buona parte del corso, ed in particolare nel medio tratto fino a Pinzano, l'intervento invasivo dell'uomo è stato pressoché nullo e le dinamiche fluviali presentano un grado di naturalità unico inEuropa. Grazie a questa sua caratteristica, il Tagliamento viene studiato da università ed istituti di ricerca di tutto il mondo, ed è stato preso a modello per interventi di ri-naturalizzazione fluviale

Ed è proprio sul greto del Tagliamento che, agli inizi dell’anno scolastico …. si recano gli allievi della Scuola di Mosaico, guidati dagli insegnanti, per farne una scelta ed un necessario rifornimento, i sassi vengono aperti con un colpo secco di martello per scoprire l’intima fibra e la recondita vena cromatica, in pratica, il colore, che hanno all'interno, per aver la possibilità di impiegare, tale colore, per realizzare questa o quella figura o qualche particolare di quell'opera .







Nel 1922, nasce la Scuola Mosaicisti del Friuli, che assegna a Spilimbergo il nome di città del mosaico, sotto la guida di insegnanti esperti e qualificatissimi, vengono eseguiti, sulle tracce dell’invenzione del mosaico a rovescio vengono eseguiti lavori di ogni tipo, su bozzetti di alcuni tra i più illustri artisti contemporanei.



La fama della Scuola è ben meritata e, ben oltre il comune apprezzamento, lo sta a dimostrare il credito ed il prestigio che essa gode in tutto il mondo, là dove, da Detroit a Los Angeles, da Parigi a Tokio, da Buenos Aires a Canberra.

Spilimbergo, oltre alla scuola, offre ai suoi visitatori, il Castello,



 il Duomo è uno dei più importanti edifici gotici del Friuli, con all'interno affreschi risalenti al 300, e un organo del 500 di grande valore.







lunedì 17 febbraio 2014

SESTOLA, LO SCI SULL'APPENNINO MODENESE

SESTOLA, LO SCI SULL 'APPENNINO MODENESE

E domenica piove e c'è tantissima nebbia, non si può uscire, per cui mi metto al lavoro. Alla televisione parlano dell'Appennino Modenese del Monte Cimone e di Sestola.
La signora per cui lavoro mi parla sempre di Sestola delle passeggiate nei boschi d'estate, delle sciate dei suoi figli d'inverno, mi parla del castello e del lago della Ninfa e del passo del Lupo, i Giardini Hesperia  e di Barigazzo con le terme.
Sestola è un paese sull'Appennino modenese, conosciuta per la Fortezza, che venne edificata nell' VIII secolo, un complesso monumentale di grande rilievo, diversi sono gli edifici che la compongono, suddivisi tra il "Borgo", la "Zona militare e di servizio" e la Rocca sede amministrativa e di governo , interessanti sono L'oratorio di san Nicola e la palazzina del comandante, la torre dell'orologio.


Ma alla televisione, oltre a farci vedere le bellezze della zona, durante la bella stagione, e le montagne innevate, ci parlano di una gara sugli sci.
In questo periodo si stanno svolgendo le Olimpiadi Invernali a Sochi, in Russia, ma non stanno parlando di atleti che praticano lo sport per agonismo, inteso come scopo di vita, è una gara diversa.
Infatti si sfidano sulle nevi, dei sarcedoti, nel Campionato Italiano Sacerdoti e Religiosi sciatori organizzato dal CSI di Modena, reggio Emilia, e Carpi in collaborazione con la Scuola Sci di Sestola e del Monte Cimone.


Si sono sfidati, in una gara di slalom gigante, 39 atleti, fra sacerdoti, frati, e collaboratori Religiosi.
Sulla pista del Beccadella di Passo del Lupo, il vento a creato qualche problema agli organizzatori, ma in realtà la simpatica kermes è stata portata a termine con successo. 


Vedere parroci super attrezzati e frati sciare con il saio, è stata per me una cosa anomala, nelle interviste fatte, di sentiva comunque lo spirito di partecipare per vincere, rispondendo alle domande degli intervistatori anche con battute spiritose.


Sono sicura che ricorderete tutti Papa Giovanni Paolo II, che forse, fu il primo Papa che si dedicò pubblicamente allo sci,
Bello, vedere, che sono come tutti noi, che amano sfidarsi, ridere. scherzare, e che vogliono arrivare primi in una normalissima competizione...


Non sapevo di questi campionati, ora sul web ho letto che, anche a Limone Piemonte, si svolge un'altro campionato per religiosi, dove si sfidano, non solo i parroci ma anche le suore, che lo scorso 7 febbraio si sono contesi la quattordicesima edizione del "Sursum corda" ora ribattezzata "descensio fluctuosa", la competizione frequentata inizialmente da sacerdoti del cuneese, si è estesa ad altre regioni italiane, non c'è limite di età nel campionato, per i più anziani c'è un abbuono, più si anziani più si è in vantaggio qualche secondo.


La fama della manifestazione è arrivata anche in Francia dove esiste una edizione del " Corda Sursum", che come in una sorta di gemellaggio vengono unite, proprio per questo, sono arrivati circa sessanta preti sciatori francesi, a sfidare i nostri preti sciatori nazionali, e ha partecipato al campionato anche un monsignore, Il vescovo della diocesi di Saluzzo, Giuseppe Guerrini.





lunedì 10 febbraio 2014

ROSA E LA SUA MILANO

Rosa e la sua Milano
Erano gli anni quaranta a Milano, una mamma, un papà e cinque figli, quattro femmine ed un maschio, Rosa era la più piccola.
Aveva cinque anni quando il padre, senza una valida motivazione abbandonava la famiglia per un'altra donna, lasciando moglie e figli in condizioni di indigenza..
La piccola Rosa, si era aggrappata alle gambe del padre, quando aveva capito che se ne sarebbe andato definitivamente.
L'uomo, con un calcio, l'aveva allontanata da se.




Vivevano in Piazzale Nizza, pur lavorando giorno e notte come sarta, le entrate della mamma, non erano sufficienti per mantenere cinque figli, ognuno contribuiva con lavoretti, ma non bastavano.



                                                                                                                                                                                                                                           

Rosa mi racconta, che la maestra di scuola, quando chiamava i ragazzi che si fermavano a pranzo alla mensa scolastica diceva:
" i bambini poveri, che non devono fermarsi alla mensa si mettano da parte, chi viene in mensa vada a lavarsi le mani".



Con l'avvento della II guerra mondiale, sono dovuti sfollare nelle zone rurali della provincia di Milano, i ricordi più presenti sono i bombardamenti e i morsi per la fame.



Nel dopo guerra, con mille difficoltà il fratello e le sorelle riuscirono a conseguire il diploma magistrale, una sorella divenne impiegata in uno studio legale, l'altra accudiva tre bambini in casa, mentre la mamma continua a cucire, spesso veniva chiamata nella sartoria della Scala, purtroppo solamente, per delle sostituzioni, quando la titolare del posto si dava malata.



L'unico maschio della famiglia, faceva il garzone in un officina meccanica, per poter continuare gli studi.
Rosa era l'ultima, non poteva pretendere ancora sacrifici dalla mamma, e così all'età di otto anni, lavava i piatti in una trattoria di una zia, nelle scarpe metteva i sottopiedi di cartone perchè le suole erano buche, ma non aveva le possibilità per farle risuolare, e men che meno per poterne acquistare un paio nuovo.



Raccoglieva il carbone che i carretti perdevano nella strada, mentre lo portavano nelle caldaie dei condomini, evitando le scopate dei portinai, riusciva a portare a casa anche qualche bel secchiello di carbone per la stufa.



Ha anche bei ricordi sorride, quando ripensa alle scorribande con le sue sorelle e suo fratello.
Gli anni passavano, mentre le sorelle diventate ormai donne, si sposavano, Rosa rifiutava ogni tipo di approccio non voleva sentir parlare di uomini, ne di matrimonio.
Profondamente religiosa, viveva di lavoro, fede e con la mamma. Ma il destino aveva in serbo per lei un'altra vita.



Milano dicono i milanesi, l'è un gran Milan, un'altra persona in questa grande città era sola, era stato abbandonato dal padre, peggio ancora era stato rinnegato come figlio.
Giovanni, con un fratello e una sorella, erano i figli di un signore benestante, che aveva già una moglie e altri figli.



Quando la mamma dei ragazzi, venne a mancare, li portò in istituto, la femminuccia in un collegio femminile, i maschi in un istituto maschile, rinnegando di essere il loro padre.
Durante la guerra, non avevano una famiglia da cui tornare, e sono stati allevati da dei sacerdoti che si sono presi cura di loro.



Hanno girato altri istituti, ogni tanto venivano spostati, raggiunta la maggiore età, uscivano dall'istituto ed entravano nel mondo reale, con una preparazione al lavoro, ma impreparati ad affrontare, la vita di tutti i giorni.
Giovanni, contabile in una ditta, si trasferisce a Milano e in una sera di nebbia, soccorre Rosa che, correndo non aveva visto il marciapiede, ed era caduta.




La reazione della ragazza, è stata inizialmente fredda, quasi sgarbata, anche se aveva ringraziato per l'aiuto, il giovanotto non sapeva capacitarsi di un tale comportamento.
Ma il destino ci aveva messo davvero lo zampino, Giovanni è stato il primo e l'unico uomo di Rosa, si sono amati e seppur nelle difficoltà hanno avuto cinque figli.



Dopo tanti sacrifici e lavoro, dove tutta la famiglia contribuiva e ognuno faceva la propria parte, per Rosa e Giovanni, era giunto il tempo di progetti, per godere della pensione e del tempo insieme. Come sempre accade, le malattie colpiscono proprio quando si crede di aver raggiunto un equilibrio, dapprima un tumore colpisce Rosa, che è già cardiopatica e con problemi alle gambe, poi anche Giovanni viene colpito dal male del secolo.




Spesso molto spesso, Rosa mi parla dell'amore suo, per il marito e ricambiato da un uomo che a volte non sapeva come reagire davanti alla festa che i suoi figli gli facevano per il compleanno o per la festa del papà, non era stato educato ai festeggiamenti, pur amando la propria famiglia per qualche strano meccanismo alcune feste in lui ricordavano il vuoto subito, si sono educati a vicenda nei tanti anni insieme, insieme hanno superato le proprie debolezze.




Mi parla delle difficoltà, delle ore di lavoro, come cuoca nei ristoranti, mentre lasciava tutto pronto per i figli, di quando con il freddo tornava a casa, verso la mezzanotte con il motorino.
Questa donna l'ho sentita triste solo in un'occasione, quando si avvicinava l'anniversario della dipartita del suo caro marito, ma mai e poi mai l'ho sentita lamentarsi, preoccupazioni ne ha sempre, malgrado i suoi figli siano adulti e sistemati, ha sempre qualche motivo che le da da pensare, forse la fede la sostiene e le da la forza, forse lei è come dicono i giovani " una roccia".




Con tanti figli, non uscivano quasi mai, in occasione di una visita della mamma di Rosa, il marito decise di portarla fuori a cena,
ma non è facile convincere Rosa, ad ogni ristorante che Giovanni indicava, trova qualcosa da ridire, il cinema non aveva nulla che le piacesse, quando mi racconta questi particolari ride di gusto, la loro uscita è finita su di una panchina della stazione Nord di Cadorna, con un panino in mano, al loro fianco c'era seduta una clochard, alla quale Rosa ha donato il proprio panino.
Giovanni per l'ennesima volta ha diviso il proprio panino con la moglie, un amore iniziato per caso che ancora continua, lo definirei un amore infinito




il filo dei ricordi-racconti: IL SANTUARIO DI LANCIANO

il filo dei ricordi-racconti: IL SANTUARIO DI LANCIANO: IL SANTUARIO DI LANCIANO Qualche mia amica quando leggerà questo mio scritto, si chiederà se mi sto convertendo alla religione....

domenica 9 febbraio 2014

IL SANTUARIO DI LANCIANO




IL SANTUARIO DI LANCIANO

Qualche mia amica quando leggerà questo mio scritto, si chiederà se mi sto convertendo alla religione.
In realtà, ho solamente fatto una ricerca per un'amica, che ha poca dimestichezza con questa macchina infernale chiamata personal computer.



In Abruzzo, nella fascia collinare che dalle pendici della Majella digrada verso il mare c'è il paese di Lanciano famoso per il suo Santuario.



Nel Santuario di Lanciano è successo un fatto davvero inspiegabile, per i credenti è un miracolo per le persone come me è approfondire una conoscenza.



Con la sua facciata in stile Francescano, si denota dalla costruzione in pietra, la chiesa di S. Francesco rappresenta la culla attuale del più famoso dei miracoli, quello Eucaristico.
Da decenni visitato da migliaia di fedeli che da ogni parte del mondo, si dirigono verso Lanciano per poter onorare in prima persona l'evento mistico e affascinante del Miracolo Eucaristico.
 L' interno della chiesa ha subito dei notevoli cambiamenti proprio nel periodo in cui il "gotico" veniva considerato arte barbara.
Si nota però negli altari laterali una ricchezza di linee barocche abbastanza gradevole, nelle curve eleganti di gusto borrominiano. Con la tipica decorazione ad arcatelle, e le finestre a bifora, risplende dalla sua altezza il Campanile che, con la sua cupola su base ottagonale e le piastrelle di maiolica, si propone con i suoi tanti colori all' interesse degli sguardi dei turisti.




Molto importante è la scoperta di preziosi affreschi di S. Legonziano rinvenuti nel complesso monumentale di S. Francesco che giacevano fino a pochi anni fa in un negozio di ferramenta dapprima appartenente alla confraternita S. Maria dei Raccomandati e poi, con le riforme ottocentesche, divenuto di proprietà di privati.



Non c'è una data certa ma per diverse circostanze, il periodo in cui questo evento è avvenuto è tra il 725 e il 730, quando diversi religiosi perseguitati da un imperatore bizantino, trovarono rifugio in Italia.



Dal web:
Un giorno, mentre un monaco stava celebrando la messa nella chiesa dei santi Legonziano e Domiziano a Lanciano, venne colto dal dubbio circa la reale presenza o meno di Gesù nell'ostia e nel vino.
Le fonti dell'epoca non hanno tramandato l'identità del sacerdote, specificando solo che si trattava di un religioso di diritto bizantino appartenente all'ordine dei basiliani.


Un documento del 1631 descrive il sacerdote in questione come «non ben fermo nella fede, letterato nelle scienze del mondo, ma ignorante in quelle di Dio; andava di giorno in giorno dubitando se nell'ostia consacrata vi fosse il vero Corpo di Cristo e così nel vino vi fosse il vero Sangue».
Pronunciate le parole della consacrazione,
improvvisamente, sotto gli occhi dell’attonito frate e dell’intera assemblea dei fedeli, l’Ostia Magna ed il vino si mutarono, rispettivamente, in un pezzo di carne ed in sangue; quest’ultimo, in breve tempo, andò incontro ad un processo di coagulazione da cui risultarono cinque sassolini di forma e dimensioni differenti, caratterizzati da una colorazione giallo-marrone interrotta solo da qualche punteggiatura biancastra.


I monaci basiliani, che fino a quel momento avevano celebrato le funzioni religiose nella Chiesa di San Legonziano, lasciarono Lanciano e la chiesa venne affidata, prima, alla gestione dei frati benedettini e successivamente, nel 1253, a quella dei francescani conventuali, i quali, nel 1258, ricostruirono la chiesa e la dedicarono a San Francesco d’Assisi


Di questo straordinario evento venne fatto un accurato resoconto in una pergamena che, nella prima metà del XV secolo, venne sottratta ai francescani da due monaci basiliani; ai giorni nostri sono arrivati dei documenti del XVI e del XVII secolo che riportano questo accadimento miracoloso.



Le reliquie vennero chiuse in una teca di argento e avorio posta in un tabernacolo alla destra dell'altar maggiore.
Il 1 Agosto 1566 un frate minore, di nome Giovanni Antonio di Mastro Renzo, temendo che i turchi potessero rubare o peggio ancora, distruggere, durante una delle loro incursioni in Abruzzo, le preziose reliquie, decise di trasferirle in un luogo più sicuro, tuttavia, dopo aver camminato tutta la notte, si ritrovò, la mattina dopo, ancora di fronte alle porte di Lanciano, quasi come se una potente forza invisibile avesse voluto impedire al frate di portare via le reliquie dalla cittadina.
Dal 1636, poi, le reliquie furono custodite all'interno di una grata in ferro battuto chiusa a chiave.
Nel 1713 vennero realizzati l'ostensorio e il calice in cristallo, all'interno dei quali l'ostia e il sangue sono tuttora conservati..
Domenico Coli da Norcia, volendo fare esporre le sante reliquie per la venerazione del popolo, sovvenzionò alcuni orafi napoletani per far cesellare un artistico ostensorio in argento con due angeli in ginocchio sul basamento dell'ostensorio rivolti verso il visitatore ma con gli occhi in alto, sostengono con le braccia alzate la raggera e tutta la persona sta con l'atteggiamento devoto di chi invita a venerare le reliquie. 


Nel 1809, quando l’imperatore Napoleone Bonaparte (Aiaccio 1769 - Sant’Elena 1821) soppresse tutti gli ordini religiosi.
L'ostensorio venne posto, nel 1902, all'interno di una struttura in marmo costruita sopra l'altar maggiore.




Solo nel 1953 i Frati Francescani Convettuali ritornarono a Lanciano.
Nel novembre del 1970, dietro richiesta dell'arcivescovo di Lanciano Pacifico Maria Luigi Perantoni e del
superiore provinciale dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali della regione Abruzzo, padre Bruno Luciani, i frati francescani di Lanciano, possessori delle reliquie, decisero, con l'autorizzazione del Vaticano, di farle sottoporre ad analisi medico-scientifiche. Il compito venne affidato al dottor Odoardo Linoli, primario del laboratorio di analisi cliniche e di anatomia patologica dell'ospedale di Arezzo,  e al dottor Ruggero Bertelli, ordinario di anatomia all'Università degli Studi di Siena.




Al termine delle analisi di laboratorio, il Prof. Linoli escluse la possibilità che le reliquie di Lanciano fossero un falso medievale in quanto ciò avrebbe presupposto che qualcuno fosse in possesso di nozioni di anatomia umana molto più avanzate di quelle diffuse tra i medici del tempo.
Nel 1981 i francescani di Lanciano fecero eseguire una nuova analisi sulla carne



 La relazione stilata al termine degli esami, pubblicata nel 1982 con il titolo Studio anatomo-istologico sul "cuore" del Miracolo Eucaristico di Lanciano (VIII sec.), ribadì i risultati del 1971
In nessuna sede sono state ritrovate tracce di sostanze conservanti.
Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità istituì una commissione scientifica con il compito di convalidare i risultati delle analisi eseguite dai ricercatori italiani e di confermare
Dopo 15 mesi e qualcosa come 500 esami, tra cui gli stessi eseguiti dai ricercatori italiani, la commissione dell’O.M.S. confermò, senza riserve, quanto era stato dichiarato e pubblicato.



I membri della commissione scientifica istituita dall’O.M.S. esclusero con fermezza la possibilità che il tessuto miocardico fosse mummificato e fecero presente che la perfetta conservazione di reperti organici, conservati per dodici secoli all’interno di reliquiari di vetro, in totale assenza di sostanze conservanti, antisettiche, antifermentative e mummificanti, contravviene a tutte le leggi conosciute della biologia. La commissione, inoltre, pose l’accento sul fatto che gli elementi cellulari costituenti il frammento di tessuto miocardico avevano mantenuto inalterata la propria integrità strutturale e funzionale.



Questi sono i dati degli studiosi, ci sono fatti inspiegabili, nemmeno la scienza li sa spiegare, può solo dimostrare che non c'è stato imbroglio, e in questo caso sembra ampiamente comprovato. 
Credere ai miracoli, alle apparizioni o ricorrere alle devozioni dei santi, non è assolutamente indispensabile. 
C'è qualcosa  che resiste a tutte le prove: quelle scientifiche e quelle della ragione, se pur inspiegabile. 
Per molti di noi, si chiama Credo, religione e fede, per altri non può essere altro che un dato di fatto, inspiegabile, ma accaduto e come tale deve essere accettato. 
Le informazioni, sono tutte prese dal web, non sapevo dell'esistenza di questo Santuario, della sua storia e del suo miracolo grazie a chi mi ha chiesto di informarmi, spero di aver assolto il mio compito