IL
BINARIO 21
Il
binario 21 situato
sotto la
Stazione Centrale di
Milano è
il
simbolo della
vergogna della deportazione nazifascista.
In
tutta Europa, tutti i luoghi che furono il palcoscenico della
deportazione, sono stati distrutti, l'unico ad essere stato
ritrovato ancora completamente intatto, è il binario 21.
Nei
sotterranei, ora trasformati nel Memoriale della Shoah, ci sono le
rotaie da cui partivano i treni merci carichi di centinaia di ebrei
destinati alle camere a gas.
Pochissimi
hanno fatto ritorno, una delle supestiti,
Liliana Segre, caricata
nel 1944 aveva solo tredici anni, insieme al suo papà per
Auschwitz, è
poi
tornata senza famiglia.
Proprio
grazie
alla tenacità di
Liliana Segre, se nel 1997, si è riusciti
a ritrovare il binario tra i capannoni dismessi della stazione
Centrale.
Dentro
ai treni trovavano spazio ebrei milanesi e italiani, oppositori
politici, omosessuali, comunisti, persone di etnia rom e sinti,
prigionieri di guerra.
Nel
2002
con l'aiuto della Comunità ebraica di Milano, La Fondazione Centro
Documentazione Ebraica Contemporanea,
delle
Comunità ebraiche
Italiane
riunite, della Comunità di Sant'Egidio, e
dell'Associazione Figli della Shoa, nasce il progetto della
realizzazione del Memoriale della Shoa. L'idea iniziale, era di
farne un museo, ma il ritrovamento del binario intatto, a fatto si
che diventasse il simbolo della deportazione, con l'obbiettivo per
far riemergere nelle coscienze collettive sociali il ricordo di tanto
dolore inutile.
Nel
2004, il primo
progetto
viene elaborato, viene modificato
nel 2005, ma un nuovo gruppo di architetti nel 2007 lo rielabora, non
poche
sono
state le difficoltà, tanto che nel febbraio 2008 venivano portate
all'attenzione pubblica con manifesti e video queste parole
DAL
WEB:
Il
30 gennaio 1944 dal binario 21 della Stazione Centrale di Milano una
umanità dolente, composta di cittadini italiani di religione ebraica
di ogni età e condizione sociale, veniva caricata tra urla, percosse
e latrati di cani su vagoni bestiame.
All'alba di una livida domenica invernale più di 600 persone avevano attraversato la città svuotata partendo dal carcere di San Vittore su camion telati e avevano raggiunto i sotterranei della Stazione Centrale con accesso da via Ferrante Aporti.
Tutti loro, braccati, incarcerati, detenuti per la sola colpa di esser nati ebrei partivano per ignota destinazione.
Tutto avveniva in segreto, nei sotterranei una volta riempiti i vagoni, venivano trasportati attraverso un traslatore e portati in superficie da un montacarichi, attaccati alla locomotiva, un viaggio di sola andata per la morte.
Fu un viaggio di 7 giorni passati tra sofferenza e ansia.
I bambini da 1 a 14 anni erano più di 40, tra di loro Sissel Vogelmann di 8 anni e Liliana Segre di 13.
All'alba di una livida domenica invernale più di 600 persone avevano attraversato la città svuotata partendo dal carcere di San Vittore su camion telati e avevano raggiunto i sotterranei della Stazione Centrale con accesso da via Ferrante Aporti.
Tutti loro, braccati, incarcerati, detenuti per la sola colpa di esser nati ebrei partivano per ignota destinazione.
Tutto avveniva in segreto, nei sotterranei una volta riempiti i vagoni, venivano trasportati attraverso un traslatore e portati in superficie da un montacarichi, attaccati alla locomotiva, un viaggio di sola andata per la morte.
Fu un viaggio di 7 giorni passati tra sofferenza e ansia.
I bambini da 1 a 14 anni erano più di 40, tra di loro Sissel Vogelmann di 8 anni e Liliana Segre di 13.
La signora Esmeralda Dina di 88 anni
era la più anziana.
All'arrivo ad Auschwitz la successiva domenica 6 febbraio circa 500 fra loro vennero selezionati per la morte e furono gasati e bruciati dopo poche ore dall'arrivo.
Dal binario 21 era già partito un convoglio con quasi 250 deportati il 6 dicembre del 1943, ne sarebbero partiti altri fino a maggio del 1944.
Il binario 21 è ancora lì. Oggi in disuso e forse destinato ad essere soppiantato da un centro commerciale o da una discoteca.
Per offrire a Milano e alle sue giovani generazioni un memoriale della Shoah e un centro multimediale per la prevenzione del pregiudizio, del razzismo e dell'antisemitismo è dunque nato un comitato composto da enti e professionisti che trasformeranno questo sotterraneo in un luogo di meditazione e di vita.
Già centinaia di milanesi hanno firmato per la loro adesione a questa iniziativa che darà alla nostra città un luogo della Memoria alla Stazione Centrale.
Aiutiamo i nostri più giovani concittadini a crescere in un mondo più solidale e libero dal pregiudizio.
Contro gli orrori della storia recente, contro l'oblio, contro l'indifferenza, per un futuro migliore vi chiediamo di dare la vostra adesione alla raccolta di firme per il Memoriale della Shoah a Milano.
All'arrivo ad Auschwitz la successiva domenica 6 febbraio circa 500 fra loro vennero selezionati per la morte e furono gasati e bruciati dopo poche ore dall'arrivo.
Dal binario 21 era già partito un convoglio con quasi 250 deportati il 6 dicembre del 1943, ne sarebbero partiti altri fino a maggio del 1944.
Il binario 21 è ancora lì. Oggi in disuso e forse destinato ad essere soppiantato da un centro commerciale o da una discoteca.
Per offrire a Milano e alle sue giovani generazioni un memoriale della Shoah e un centro multimediale per la prevenzione del pregiudizio, del razzismo e dell'antisemitismo è dunque nato un comitato composto da enti e professionisti che trasformeranno questo sotterraneo in un luogo di meditazione e di vita.
Già centinaia di milanesi hanno firmato per la loro adesione a questa iniziativa che darà alla nostra città un luogo della Memoria alla Stazione Centrale.
Aiutiamo i nostri più giovani concittadini a crescere in un mondo più solidale e libero dal pregiudizio.
Contro gli orrori della storia recente, contro l'oblio, contro l'indifferenza, per un futuro migliore vi chiediamo di dare la vostra adesione alla raccolta di firme per il Memoriale della Shoah a Milano.
Il
progetto
viene presentato al pubblico nel settembre del 2008 , l'accordo
viene siglato da Ferrovie dello stato e la Fondazione Memoriale dello
Shoa, la cessione delle aree viene
definita.
Nel
gennaio del 2010 viene posata la prima pietra alla fine dello stesso
anno le
opere strutturali e di restauro erano terminate,
ma rimaneva
da completare ancora molta parte
dell'opera, i
lavori
vennero sospesi per
mancanza di fondi.
Nel
gennaio
2012
viene indetta una campagna di sensibilizzazione, da giornalisti
importanti, Ferruccio de Bortoli
ed Enrico Mentana
diventavano
i
volti e la voce del Memoriale.
Furono
i cittadini di Milano che si presero a cuore il progetto,
sensibilizzando l'opinione pubblica, attraverso maratone pubbliche
di lettura, leggendo
il dramma della discriminazione, della deportazione, e del genocidio,
a queste iniziative parteciparono altri personaggi pubblici, come Gad
Lerner,
Flavio
Oreglio, Roberto Vecchioni, ecc
Anche
il Comune ha dato il suo contributo riqualificando la zona
antistante il memoriale.
Il
Memoriale,
inaugurato nel 2013, è stato studiato
per consentire ai visitatori di
entrare nella sfera
emozionale di questo luogo.
Sono
stati conservati un convoglio di carri originali e allestito il Muro
dei Nomi,
lungo
67 metri, i
nomi delle
persone
deportate,
che
furono
774, non sono fermi ma si presentano a rotazione per restituire
loro,
la
dignità rubata, con le scritte in bianco si rappresentano le
vittime, i sopravvissuti furono 22, i loro nomi sono scritti in
rosso.
Le
porte del
Memoriale si
sono aperte in un primo momento per le scolaresche milanesi e di
tutta Italia, perché i nostri bambini, sono
il
futuro, devono
ricordare e non dimenticare.
La
parola INDIFFERENZA, scritta in grande, è la prima cosa che si
vede entrando, la
rappresentazione del
vuoto che
hanno subito, tutti
gli
ebrei, tutti i
deportati.
Il
percorso si snoda attraverso la Sala delle Testimonianze, le voci
dei sopravvissuti, accompagnano il visitatore fino allo spazio di
manovra
Tra
il dicembre 1943 e il 1945, partirono circa una ventina di convogli,
dove tutte queste anime venivano caricate,
dalle 50 alle 80 persone stipate in vagoni senza finestre, un viaggio
lungo 7 giorni, senza acqua e senza cibo, dove le funzioni
corporali venivano espletate in un secchio.
Un cartello esposto nello spazio di manovra di quel binario morto indica : "VIETATO TRASPORTARE LE PERSONE".
Probabilmente
nella follia di chi ha decretato questo inferno, i deportati non
venivano considerati nemmeno delle persone.
Liliana
Segre, ha detto di essere sempre stata una cittadina di serie B, ma
non avrebbe mai pensato di subire tanta violenza, e la tanta
indifferenza, che non dimenticherà mai.
Il voltare del viso dalla parte opposta alla sua, il negare la conoscenza con lei e il suo papà, comprendere che la speranza di una bambina finiva dentro un vagone di un treno, senza sapere la destinazione ultima.
L'obbligo morale che ogni cittadino ha, è quello di non dimenticare e di sostenere il pensiero della libertà, come bene primario per non far morire queste persone un'altra volta.
Il voltare del viso dalla parte opposta alla sua, il negare la conoscenza con lei e il suo papà, comprendere che la speranza di una bambina finiva dentro un vagone di un treno, senza sapere la destinazione ultima.
L'obbligo morale che ogni cittadino ha, è quello di non dimenticare e di sostenere il pensiero della libertà, come bene primario per non far morire queste persone un'altra volta.
Nel
memoriale c'è anche un luogo per la riflessione volutamente buio,
per indurre il visitatore a prendere coscienza e al raccoglimento,

il percorso continua accedendo alla biblioteca e poi all'Auditorium.

il percorso continua accedendo alla biblioteca e poi all'Auditorium.
Il Memoriale è visitabile ogni lunedì dalle 10 alle 20 con visita guidata alle 18.30 ed ogni domenica su prenotazione (coordinamento.memoriale@memorialeshoah.it – per le scolaresche, solo su prenotazione didattica@memorialeshoah.it)