il filo dei ricordi-racconti

martedì 26 dicembre 2017

Ravenna e i suoi mosaici


                                                                           Ravenna e i suoi mosaici


"E siamo ancora qui, un universo che respira".......
Questo ritornello  di una canzone di Fiorella Mannoia mi torna alla mente,
è la sensazione che ho avuto, quando ho visto i mosaici di Ravenna...
Sono ancora qui,  e sono davvero un universo che respira, che  ci trasmette l'eredità della gloria e della devozione religiosa  paleocristiana prima, e bizantina successivamente.
Dal 1996,  Ravenna fa parte del Patrimonio dell’Umanità Unesco,  per i suoi monumenti paleocristiani e bizantini, databili tra IV e VI sec. d.C., testimonianze uniche e preziose, spesso a mosaico, dell’età d’oro della città, come il Mausoleo di Galla Placidia, il Battistero Neoniano, la Cappella di Sant’Andrea o Cappella Arcivescovile (all’interno del Museo Arcivescovile), il Battistero degli Ariani, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, il Mausoleo di Teoderico, la Basilica di San Vitale, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe.
In questa città, si conserva il più ricco patrimonio mondiale di mosaici, superiore, per qualità artistica ed importanza iconologica, a quello di tutte le città del mondo antico e classico, sia in oriente (Costantinopoli, Antiochia, Gerusalemme, Alessandria), sia in occidente (Roma, Milano, Aquileia, Treviri, Colonia).
Sono piccole tessere di polvere di vetro, o di polvere di marmo, che impreziosiscono i monumenti più importanti della città.
L’arte del mosaico ravennate, è ancora vivo, attraverso la  presenza di numerose botteghe artigianali, di cui il centro cittadino è pieno, promuovendo l'interesse, la cura, lo studio e la voglia di  mantenere vivo il nostro passato, non escludendo di insegnare  e promuovere  attività artistiche che vanno dall’architettura all’arte moderna, sulla base di una lunga esperienza, maturata, in fatto di restauro e conservazione dei  mosaici antichi.


Sono scesa dal treno, ho chiesto un'informazione ad un passante, che si è dimostrato gentile e cortese, ho portato il mio poco bagaglio in albergo e  senza  indugiare sono andata a vedere la città, mi sono recata al punto di informazione turistica, IAT,  avevo già contattato il personale telefonicamente, e quindi tutto è stato molto semplice.
Ho prenotato per una visita guidata, per il giorno successivo,  che comprendeva una buona parte dei  monumenti della diocesi di Ravenna, mentre  sulla piantina della città, gentilmente,  mi sono stati indicati i luoghi,   che erano compresi nel biglietto cumulativo come ingressi indipendenti,  ma che non venivano contemplati dalla visita guidata.
La città di Ravenna ha una storia antica e prestigiosa,  ogni civiltà che si è susseguita ha lasciato impronte importanti, ma è la supremazia romana che arricchisce la città di  mura di protezione edifici pubblici e privati. E proprio tra queste antiche mura che  si trovano gli otto edifici considerati Patrimonio dell' Umanità da parte dell'Unesco.


il Mausoleo di Galla Placidia, edificato nel V secolo d.C. per ospitare la sorella dell'imperatore Onorio dopo la sua morte, conserva al suo interno il più antico ciclo musivo della città, celebre soprattutto per lo splendente cielo stellato; il Battistero Neoniano, annoverato tra i monumenti più antichi della città, è conosciuto soprattutto per il meraviglioso mosaico della cupola, realizzato per volere del Vescovo Neone (da cui il battistero prende il nome); la Basilica di sant'Apollinare Nuovo, edificata nel VI secolo d.C. per volere dell'imperatore Teodorico, è caratterizzata dal tipico campanile cilindrico e dalla ricca decorazione musiva, la quale si dipana per tutta la lunghezza della navata centrale e del catino absidale (sono il più grande ciclo musivo finora conosciuto), che vengono così inondati di luce e di colore; la Cappella di Sant’Andrea, costruita come oratorio privato durante il regno di Teodorico, celebra il Cristo trionfante;
Il Mausoleo di Teodorico, caratterizzato dalla particolare forma della cupola, che, come confermato da attenti studi, è realizzata con un unico, pesantissimo blocco di pietra istriana;
 la Basilica di San Vitale, un bell'edificio a pianta ottagonale realizzato nel VI secolo d.C., in cui possiamo ammirare i famosi pannelli musivi con l'imperatore Giustiniano e l'imperatrice Teodora, che qui sono raffigurati riccamente abbigliati di abiti e gioielli lussuosissimi;  la Basilica di Sant’Apollinare in Classe, esalta nell’abside Cristo e Sant’Apollinare, primo vescovo e patrono. Nella basilica di San Francesco, ricostruita nel X-XI secolo sopra un precedente edificio dedicato agli Apostoli e poi a San Pietro fu svolta la cerimonia funebre di Dante Alighieri nel 1321. La Tomba di Dante, attigua al convento di San Francesco, ospita le spoglie del Poeta in un sarcofago di epoca romana, arricchito dal 1483 da un bel bassorilievo di Tullio Lombardo con la figura del poeta visto di profilo. Meritano attenzione anche il Palazzo dei Rasponi del Sale, attuale sede della Banca Unicredit e  il Palazzo Merlato, residenza del Comune di Ravenna.
Un po di storia:
Nel 402, Onorio trasferisce la capitale dell’Impero Romano d’Occidente a Ravenna.
 È Galla Placidia, sorella di Onorio, a comandare in una città che s’illumina della personalità religiosa e culturale del vescovo di Ravenna, San Pier Crisologo.
Lo splendore edilizio continua: sorgono San Giovanni Evangelista, la chiesa di Santa Croce e il Mausoleo di Galla Placidia.  Ma la storia di Ravenna ci racconta anche che l'impero romano cede sotto le invasioni barbariche. Si sono susseguite le dominazioni dei barbari fino a Giustiniano nel 476 d.C.
L'ultimo imperatore dell'impero romano d'Occidente, è Romolo Augusto, che cede il trono ad Odoacre, pochi anni dopo il re goto Teodorico sconfigge Odoacre e diventa il signore di Ravenna, sotto il suo dominio si è  diffuso il culto religioso ariano.
Il dominio goto continua fino al 540, quando viene sconfitto dalle truppe dell'esercito romano-bizantino.
Giustiniano entra a Ravenna.
 Con Giustiniano, che sognava l’unione di Occidente latino e Oriente greco in un sistema politico e religioso di pace, Ravenna vive un’epoca di massimo splendore. E il fascino di questo periodo storico e religioso che hanno fatto di Ravenna la città dei mosaici.
Il Vescovo di Ravenna che nel 547 consacra San Vitale e nel 549 S.Apollinare in Classe.
E così inizio il mio giro,  partendo dal  Museo Arcivescovile, fondato nel 1734,  il primo museo diocesano sorto in Italia,  proprio nella stanza  che faceva da atrio alla cappella di sant' Andrea, inizia la raccolta di tante opere,  nacque infatti come lapidario,contiene molte  lastre di marmo, e sarcofagi, provenienti dalla  Basilica Ursiana, che venne demolita.
La Cappella Arcivescovile o di Sant'Andrea:
costituisce l'unico esempio di cappella arcivescovile paleocristiana, giunta integra sino a noi, la volta a botte èinteramente rivestita in marmo nella parte inferiore e a mosaico in quella superiore.
Fu costruita da Pietro II (494-519), come oratorio privato dei vescovi cattolici, durante il regno di Teoderico, le decorazioni sono di grande interesse, ci raccontano come venisse glorificata la figura  del Cristo, quando il culto dominante era quello ariano.
 La presenza del Salvatore in veste di guerriero, il suo monogramma e il suo volto dominano infatti in vari punti della cappella e le immagini dei Martiri, degli Apostoli e degli Evangelisti concorrono anch'essi a sottolineare questo concetto di glorificazione,  è così che diventa chiara l' affermazione dell'ortodossia cattolica.
La Galla Placidia:
ll mausoleo di Galla Placidia risalente alla prima metà del V secolo,  è veramente eccezionale. Secondo la tradizione, Galla Placidia, figlia di Teodosio, reggente dell'Impero romano d'Occidente,  avrebbe fatto costruire questo mausoleo per sé, il marito Costanzo III e il fratello Onorio.
 La cupola è dominata dalla Croce in una volta di stelle di grandezza decrescente, che dipingono un cielo blu notte dove brillano 900 stelle dorate, di incredibile fascino ed intensità, secondo un modello che durerà per tutto il Medioevo. Le lunette della cupola presentano coppie di Apostoli, con le braccia alzate in adorazione verso il centro ideale dell'edificio, la Croce.
Tra gli Apostoli si distinguono san Pietro con la chiave sulla sinistra e, di fronte a lui, san Paolo. Le colombe, sul prato tra gli Apostoli, simboleggiano le anime di fronte alla fonte della grazia divina.
 Al centro si aprono le finestre, coperte con lastre translucide di alabastro; anche la luce, come in tutta l'arte ravennate, rivestiva qui un ruolo simbolico di rappresentazione di Dio.
Le volte a botte e gli archi dei bracci sono riccamente decorati con festoni di fiori e frutta e intrecci geometrici.
Nella lunetta sopra l'ingresso si trova una raffigurazione del Buon Pastore (simbolo del Cristo),  seduto su una roccia e circondato da pecore che si rivolgono tutte verso di lui in un prato idilliaco squillante di tessere verdi,ai lati del Buon Pastore i due gruppi di pecorelle .


Nella lunetta opposta San Lorenzo sulla graticola, entra correndo dalla destra, recando una larga Croce sulla spalla, mentre con l'altra mano regge un libro aperto il santo è rappresentato mentre si avvicina al martirio
Nelle lunette laterali sono collocati cervi fra tralci di arbusti che si abbeverano
Sono presenti anche  colombe che bevono alla fonte, simbolo delle anime cristiane che si abbeverano alla grazia divina.
 Le dimensioni attuali, non corrispondono a quelle originali, infatti gli edifici di Ravenna sprofondano nel terreno, ancora oggi, e il mausoleo di Galla Placidia è stato inghiottito dal terreno per circa due metri. Quelle che esternamente oggi vediamo, erano le finestre del piano alto, l'entrata è limitata nel numero.....  ma, una volta entrati  si incontra la perfezione del mosaico,  dell'accostamento dei colori, armoniosi,  rendono viva l'atmosfera che si respira, ne fanno un luogo unico al mondo.



Poco distante dalla Galla Placidia c'è la basilica di San Vitale



La Basilica di San Vitale è uno dei monumenti più importanti dell'arte paleocristiana in Italia, in particolar modo per la bellezza dei suoi mosaici.



 Viene catturato lo sguardo dagli ampi spazi, dalle stupende decorazioni dell'abside,


 dagli ampi volumi e dagli affreschi barocchi della cupola.



Anche nel pavimento, c'è un un piccolo gioiello proprio di fronte all'altare,  nel presbiterio, su un lato del pavimento vi è raffigurato un labirinto,con delle frecce che partendo dal centro seguendo un percorso,si dirigono verso ilcentro della Basilica.
Nei primi anni della cristianità il labirinto, spesso era usato come simbolo del peccato, il peccatore doveva seguire il percorso per purificare la propria anima, trovando la via d'uscita,  rinasce libero dal peccato.



E' come  entrare in un viaggio nella storia dell'arte, e bisognerebbe dedicare molto tempo ad approfondire i particolari.  non rimane altro che alzare gli occhi verso l'altare e contemplare i mosaici, più belli della cristianità, la corte imperiale sembra ancora viva, forse lo è, viva e colorata.

Battistero Neoniano, o detto Battistero degli Ortodossi:
Il Battistero è piccolino, ma i mosaici sono veramente splendidi,  ci si deve sedere all'interno, e stare con il naso all'insù, l'enorme fonte battesimale occupa tutto il centro della pianta ottagonale



Il Battistero Neoniano, fu la risposta cattolica (del vescovo Neone) all’eresia Ariana, che proprio in Ravenna aveva avuto il massimo splendore sotto il regno di Teodorico.
Una contrapposizione che, si ritrova anche nel Cristo raffigurato nel mosaico sotto la cupola, che a differenza di quello nel vicino Battistero degli Ariani, viene da Oriente ed è divino anche prima del battesimo comunicatogli da Giovanni Battista e dalla colomba divina.


Battistero degli Ariani:
Piccolo e anonimo, quasi nascosto,


dall'esterno forse, non  trasmette la bellezza del suo interno, il mosaico del battesimo di Cristo,  sulla volta è veramente splendido, è un autentico gioiello.
Il soffitto mosaicato, contrasta con la povertà delle pareti,creando un effetto singolare.
Fatto costruire da Teodorico, re degli Ostrogoti e Ariano, risulta essere l'unico battistero fatto erigere appositamente per il culto Ariano.
L’arianesimo, è sempre stato considerato un’eresia dal Cristianesimo,  secondo la dottrina ariana Cristo era figlio di Dio ma conservava la sua natura umana: è solo attraverso il rito del battesimo che la natura divina fu comunicata a Cristo.
I mosaici sulla volta del battistero, celebrano proprio il battesimo di Cristo, qui il giovane Cristo non viene rappresentato come proveniente da Oriente, ma si dirige verso oriente, diventando divino solo nel momento del battesimo.


Basilica di Sant Apollinare nuovo:
E situata nel centro di Ravenna ,
Un semplice ma armonioso portico di marmo precede la facciata,  sul lato destro ha un bel campanile cilindrico.


L'interno è a tre navate, sorretto da 24 colonne con capitelli corinzi, il soffitto del 1600 è a cassettoni.
 I mosaici vicino al soffitto sono tredici pannelli rettangolari per ogni parete.


Le scene raffigurate riguardano tutte i vari episodi della vita di Cristo, dei profeti e dei Santi.
 Nella parete di sinistra sono raffigurate 22 vergini vestite con tuniche d'oro e adorne di veli bianchi,


per ultimo viene ritratto il palazzo di Teodorico.



 Tutta l'area di Ravenna era anticamente simile ad una laguna, come quella di Venezia, a cinque chilometri da Ravenna, dove una volta si trovava Classe, un antico porto, fondato da Augusto e utilizzato come sede della flotta romana, dove  si ritiene abbia svolto un  ruolo tale da garantire la difesa dell'Adriatico e dei mari vicini, tra la fine del II secolo e l’inizio del III. Fu Augusto (I secolo a.C.) a volere il prestigioso porto che ospitava una flotta di 250 navi,  e proprio in questa zona si ritrova la basilica di Sant Apollinare in Classe, queste chiese basilicali, riprendono esattamente il concetto di basilica dei romani,


 costruita nelle prima metà del VI secolo, la costruzione originale vantavacon un quadriportico e pronao che è stato ricostruito. Sulla destra della basilica, si innalza il campanile di forma cilindrica, abbellito monofore e bifore su colonne di marmo che ne alleggeriscono la struttura massicia agli occhi degli osservatori:




 Mentre l'interno è a tre navate, divise da 24 colonne di marmo greco.
 Lungo le navate laterali sono disposti dieci sarcofagi di marmo,


 le pareti sono spoglie, mentre il catino absidale  e il presbiterio sono rivestiti da mosaici, e sono gli ultimi lavori eseguiti da artisti bizantini a Ravenna.




La Domus dei pavimenti  di Pietra:
La Domus dei Tappeti di Pietra è stata scoperta nel 1993: durante dei lavori di scavo in via D’Azeglio, a circa 3 metri sotto il livello stradale. La Domus si estendeva entro la cinta muraria tardo imperiale, all’interno di un quartiere, partendo dal livello più basso si sono individuate: una domus del 1. sec. d.C. con vestibolo e atrio; una domus, di età adrianea (II sec.) con vestibolo, grande atrio e ambienti pavimentati con mosaici bianco-neri; un impianto termale con pavimenti in sectile del III sec.; un edificio del IV sec. con pavimenti a mosaico; un palazzetto di epoca teodericiana e bizantina, con ambienti databili al VI sec., che insiste su una precedente strada pubblica, divenuta accesso monumentale all’edificio privato.
Il totale delle pavimentazioni rinvenute, in mosaico e in sectile,( il sectile si differenzia dal mosaico per l'uso di lastre di marmo , di spessore vario, di dimensioni relativamente grandi in lunghezza e larghezza, e tagliate talora in forme geometriche, triangoli, quadrati, esagoni, ecc.),  supera i 1200 metri quadri.


 Il sito, ora diventato museo,  è stato aperto al pubblico nel 2002 .
Vi si accede dall’interno della settecentesca Chiesa di Santa Eufemia: è costituita da 14 ambienti pavimentati con mosaici policromi e marmi appartenenti ad edifici privati del II-VI secolo.
Sono significativi i mosaici pavimentali rinvenuti, decorati con elementi geometrici, floreali e figurativi.

L’emblema con il Buon Pastore, risale al IV secolo e raffigura un giovane, in posizione frontale, con le gambe incrociate e appoggiato ad un bastone. Indossa una tunica azzurra con ricami rossi e un matello triangolare, rosso-bruno; ai piedi alti gambali di stringhe incrociate. Con la mano destra accarezza una pecora che protende il capo mentre a sinistra un’altra pecora bruca. La scena presenta un paesaggio stilizzato: due alberi su cui poggiano due uccelli azzurri disposti simmetricamente. Da un ramo dell’albero a destra pende una siringa.


Di particolare bellezza e rarità è il mosaico detto della Danza dei Geni delle Stagioni, del VI secolo, attribuito a Maestranze ravennati: entro una cornice a treccia a torsione, campeggia un emblema che mostra i Geni delle Stagioni che danzano in cerchio al suono di una siringa tenuta da un suonatore in secondo piano.



Ogni Genio indossa un abbigliamento diverso: l’Autunno, in primo piano di profilo, indossa una tunica bianca ornata di ricami e reca sulla testa una corona da banchetto e ai piedi un paio di sandali; la Primavera, a sinistra, indossa una semplice tunica rosata, porta una corona di foglie rosa e rosse e calza sandali; la figura dell’Estate, a destra, è mutila nella parte superiore, si intravede una tunica chiara e parte della corona di spighe in testa; l’Inverno è completamente avvolto in un mantello con cappuccio verbe-azzurro, ed è incoronato di canne, ai piedi delle babbucce. Il suonatore indossa una tunica bianca ricamata, lo strumento sembra un organo a fiato. Si tratterebbe della danza che i romani svolgevano ogni anno in primavera e che aveva lo scopo di cacciare l’inverno, simboleggiato da un vecchio vestito di pelli, per permettere la rinascita dell’anno nuovo.


I miei occhi si sono riempiti di tante bellezze,   le mie orecchie di tante informazioni,  non da meno sono state le prelibatezze che ho assaggiato, che dire tutto il bello e il buono che potevo cercare e trovare... l'ho trovato

domenica 12 febbraio 2017

Basquiat

                                                     BASQUIAT



Il Mudec di Milano ha dedicato una mostra a Jean Michel Basquiat,
 forse un genio,  o forse il rappresentante di una vita sregolata che ad un certo punto,  ha trovato il periodo fortunato.



Basquiat, era un writer e poi  un pittore statunitense,  
E’ considerato uno dei più importanti esponenti del graffitismo americano, insieme a Keith Haring,  ha portato il movimento dei graffiti dalle strade metropolitane alle gallerie d'arte.



Nato il 22 dicembre 1960,  figlio di un contabile di Haiti e da una madre statunitense di origini portoricane fin dalla più tenera età dimostra interesse per il disegno, si ispira ai cartoni animati e la madre supporta il figlio accompagnandolo a visitare diversi musei.
A otto  anni  poco prima della separazione dei genitori,  subisce un incidente,  rimane per qualche tempo tra la vita e la morte, riesce a cavarsela,  ma il suo essere interiore non fu più lo stesso.




 Il  padre un uomo severo che molto spesso cercava di imporre al figlio delle regole attraverso le botte, la madre dopo la separazione cadde in depressione impazzì e fu portata in manicomio.
 Senza la protezione della madre contro la violenza del padre, Baquiat, che all’età di otto anni parlava correttamente inglese , francese e spagnolo, fu mandato in una scuola per alunni superdotati.
Appena raggiunse un minimo di indipendenza a quattordici anni, Baquiat lasciò la casa del padre e cominciò a vivere per strada.
Venne arrestato per vagabondaggio, vendeva cartoline e per sopravvivere arrivò a prostituirsi per pochi spiccioli.



Con un compagno di scuola, Al Diaz disadattato come lui, cominciò a dipingere graffiti sui muri di New York e sui mezzi pubblici, la pittura rappresentava un esplosione di violenza nei colori, e nei soggetti, molto spesso dipingeva scheletri o particolari anatomici.
I due avevano come firma Samo che vuol dire: “la solita vecchia m….”



La mancata formazione accademica,  rendeva  ogni suo approccio alle varie forme artistiche, come  un vissuto  personale, come un’esperienza cognitiva prima, e reale poi,  utilizzando  gli elementi della vita moderna, come mezzo di diniego, più che  come fonte di ispirazione.
Basquiat fondeva nei sui dipinti,  immagini e suoni che ricordano l’universo infantile.





Iniziò da subito a drogarsi, esperienze molto forti con droga, sesso e alcol, per vivere vendeva cartoline,  magliette decorate da lui, nei locali più in vista della città.
Riuscì  a vendere una cartolina ad Andy Warhol, il re della pop Art e ne divenne il pupillo qualche anno dopo.
Questo incontro segnò la svolta nella vita di Baquiat,  una mostra dove tutti e due collaborarono,  fu voluta da  un mercante d’arte svizzero,  iniziarono a firmare opere a due mani, Warhol si lasciò idolatrare dal giovane, che vedeva in lui il padre,  che avrebbe sempre voluto.



Terminata la mostra,  si separarono Basquiat aveva tutto, successo, e soldi credendo di non avere più bisogno di nessuno. Con i soldi poteva comperare tutto quello che, fino a poco tempo prima, per lui era il simbolo della superbia del popolo bianco. Iniziò così a sperperare, acquistando abiti firmati, auto di lusso, cenando in  ristoranti da vip, tante, tante donne e tantissima droga.



La morte di Andy Warhol, le donne, gli sprechi e la vita sregolata dominata dalle fragilità, segnano il declino di  Basquiat, che  muore all’età di ventisette anni per overdose.




mercoledì 30 novembre 2016

Il quadrilatero del Silenzio Milano

IL QUADRILATERO DEL SILENZIO
Milano


Dopo una settimana, in cui il tempo è stato veramente inclemente, le previsioni accennavano ad un miglioramento.
Con nostra grande sorpresa, ci ha donato una domenica di cielo limpido, con una temperatura abbastanza gradevole, tipica di fine autunno.
Di prima mattina, siamo già in viaggio, la stazione del treno e via .... Milano ci aspetta.
L'incontro con la guida, in Corso Venezia che, dal fin dal 1770, è considerata una delle vie più eleganti della città.
Un tempo si chiamava Porta Orientale, e collegava il centro della città con Bergamo e Monza.
Sotto il dominio austriaco, l'imperatrice Maria Teresa d'Austria, con l'arrivo in città, del suo giovane figlio Ferdinando, incaricò l'architetto Piermarini, di rinnovare il Regio Ducal palazzo, odierno Palazzo Reale, vicino al Duomo, e di costruire una residenza di campagna, che poi divenne Villa Reale di Monza, di abbellire i bastioni della città e costruire i giardini pubblici, oggi conosciuti come i giardini di porta Venezia.
La nobiltà milanese, iniziò a costruire lungo il Corso Venezia, un gran numero di ville e di palazzi di grande pregio architettonico, era anche il luogo delle passeggiate, dei ritrovi della nobiltà, ogni manifestazione importante, avrebbe fatto la sua entrata in città attraverso questo viale.
Corso Venezia era la culla dei movimenti culturali nelle epoche che si susseguirono.
Cesare Beccaria lavorò con Maria Teresa D'Austria, amava la vita e gli agi che gli abitanti del corso si potevano permettere,
Stendhal assiduo sostenitore di Napoleone Bonaparte, rimase affascinato da questa zona ricca di sfarzo e frenesia,
Alessandro Manzoni cita Corso Venezia ne i "Promessi Sposi.
Il Quadrilatero del Silenzio, divenne il cuore dello stile liberty, nel periodo che andava dai primi del novecento fino agli anni del primo conflitto mondiale.
Un arco imponente ci accoglie, la volta dell’arco riporta quello che è il simbolo delle opere di Portaluppi, la sua firma, la classica losangatura anni Trenta, che si ripresenta spesso negli interni ed esterni, da lui progettati tra il 1926 e il 1930, è il palazzo della società Buonarroti -Carpaccio -Giotto .
Il nostro percorso, si snoda partendo dal Palazzo Saporiti, di stile neoclassico, venne commissionato da Gaetano Belloni, un biscattiere, che gestiva il gioco d'azzardo, all'interno del Teatro della Scala, con la caduta di Napoleone e l'avvento di Mariateresa d'Austria, cadde in rovina, dovette vendere il palazzo ai marchesi Rocca Saporiti di Genova.
Quello che colpisce del palazzo, è la grande loggia a tribuna da cui la famiglia, e i propri ospiti, assistevano ai cortei e alle varie feste, perchè Porta Venezia, era l'ingresso principale, dalla quale tutti i vari governatori, capi di stato, che si sono succeduti nel corso dei secoli accedevano alla città di Milano, venivano accolti gli ospiti d'onore.
Personaggi come Giuseppe Parini, Alessandro Manzoni, Cesare Beccaria e Stendhal rimasero per lungo tempo affascinati da queste zone ricche di frenesia e sfarzo. In questa zona, visse, tra gli altri, anche Filippo Tommaso Marinetti.
Tutte intorno, palazzine Liberty dall’elegante imponenza impreziosite da motivi floreali, forme flessuose e sinuose.
Palazzo Berri Meregalli, è un palazzo angolare che non ti permette di staccargli gli occhi di dosso, ogni dettaglio è unico, originale,
realizzato dall’architetto piacentino Giulio Ulisse Arata, vede in se convivere diversi stili: dall’architettura neogotica, nello sviluppo verticale, all’architettura bizantina degli interni in mosaico, sino ai temi del liberty nei ferri battuti e nelle statue animali delle decorazioni esterne.


Nell' androne è possibile vedere non solo i soffitti a mosaico di Angiolo D’Andrea, ma anche la Vittoria Alata di Adolfo Wildt,


un'altra opera dello scultore è in Via Serbelloni, il citofono a forma di orecchio, oggi surclassato dai moderni citofoni, ma in tempi non molto lontani sarebbe bastato sussurrare qualcosa all'orecchio, il custode avrebbe prontamento risposto o riferito il messaggio. I milanesi la chiamano la "Ca' dell'uregiat"



Le espressioni colorite in milanese non hanno risparmiato nemmeno il palazzo Castiglioni, considerato una delle migliori espressioni del liberty lombardo, uno dei gioielli del Sommaruga, che viene ricordato oggi proprio per un particolare mancante....
Al momento dell'inaugurazione, avvenuta nel 1904 il portone era abbellito da una coppia di statue, una rappresentava l'allegoria della pace, l'altra quella dell'industria, la rapresentazione di due donne procaci e seminude che mostravano ai benpensanti il lato posteriore....Sappiamo molto bene che il sarcarmo meneghino non ha sviolinature e rinominò il palazzo con la "Ca di Ciap" in poche parole la casa delle natiche. Il proprietario Ermengildo Castiglioni decise di cedere e togliere le statue che vennero spostate in una entrata laterale di un'altra villa.




Palazzo Fidia, è l'incrocio tra un castello e una navicella spaziale, opera dell'architetto Andreani, le zone verdi che ci sono dietro i cancelli, ci fanno dimenticare che siamo a Milano, la via dei capuccini, e a pochi passi Villa Necchi Campiglio


, rappresenta la classica abitazione dell'alta borghesia industriale, la villa è in stile déco, di fronte all'entrata principale, si trova la prima piscina privata e riscaldata costruita a Milano, fa da cornice a questo splendore un grande parco, oggi è visitabile grazie al Fai a cui è stata donata.


 Sbirciando tra le siepi, di un'altra villa rimaniamo pressochè stupiti. 
Nel parco di Villa Invernizzi, proprio la Villa dei famosi formaggini Susanna,  cosa troviamo?
 Incredibile ma vero una colonia di fenicotteri rosa...



Milan l'è un gran Milan


domenica 20 novembre 2016

Escher

                                             Escher

                 

Palazzo Reale di Milano con Culturaintour




Maurits Cornelis Escher (1898-1972) è stato un incisore olandese, le sue opere hanno come per oggetto immagini e prospettive incredibili.
Animali, che si rincorrono e inseguono fuori e dentro al foglio, mani che si disegnano da sole, geometrie impossibili, quadrati che diventano pesci, che diventano uccelli, che diventano uomini che tornano quadrati.

I soggetti che si rincorrono nei disegni di Escher, anche a distanza di anni, abbiamo ammirato uno straordinario artista, che ha fatto della capacità di stupirsi in prima persona, la base della sua creatività, affinchè potesse realizzare le opere, che hanno stupito tutti noi che le abbiamo ammirate.
Nato a Leeuwarden, in Olanda, il 17 giugno1898. Era un bambino timido, chiuso, non era uno studente modello, in una sola materia era molto bravo, il disegno.




Una sua compagna di scuola, raccontava che aveva delle manie, una volta, metteva pezzetti di formaggio su una fetta di pane, stando molto attento a non lasciare spazi vuoti.
Una passione per il puzzle, che si sarebbe rivelata, incisiva nella sua produzione artistica.
Importante nella sua preparazione, è stato l'incontro con il grafico Samuel Jessurun de Mesquita, che lo aiutò nel suo svillppo artistico, tanto che per tutta la vita, Escher, lo considerò un affetto costante.


Raggiungeva obbiettivi, attraverso due tecniche: la litografia che prevedeva l'incisione delle immagini a rovescio su delle pietre e la xilografia che prevede l'incisione su delle tavolette di legno che poi venivano inchiostrate.



In entrambe le tecniche , i disegni venivano realizzati al contrario. occorreva una tecnica e abilità straordinaria, tanto più che Escher lavorava esclusivamente col bianco e nero. Un esempio riconosciuto straordinario sono gli scarabei del 1935.


L’Italia ha un peso rilevante nella vita di Escher.
La prima visita che fece con i genitori nel 1921, non lo aveva entusiasmato, ma poi si ricredette. Nel 1922 ritornò in Italia, recandosi a Firenze, San Gimignano, Volterra, Siena, Ravello, spingendosi fino a Madrid,Toledo, e Granada.
Lo avevano colpito la campagna italiana, e l'Alhambra di Granada, bellissimo palazzo moresco del trecento, i particolari motivi grafici, che adornavano gli interni del complesso residenziale spagnolo, hanno lasciato un'impronta nella mente fantastica di Escher, che rielaborerà nelle sue opere.


Escher, viaggiò in continuazione in Italia, anche negli anni seguenti, con particolare predilezione per l'Italia centro-meridionale: fu qui, a Ravello, che incontrò per la prima volta Jetta Umiker, la giovane svizzera che sposò a Viareggionel 1924. Si trasferirono poi nel Lazio a Frascati prima e Roma poi - dove ebbero tre figli: Giorgio Arnaldo, Arthur e Jan.
Definirà questo periodo come «gli anni migliori della mia vita» fece infatti, ulteriori viaggi in altre località italiane, quali Viterbo (1926), l'Abruzzo (1927 e 1929), la Calabria (1930), la Costiera Amalfitana  (1931 e 1934) e la Sicilia (1932 e 1935).
Attratto dai piccoli villaggi in Calabria, per esempio Pentedattilo sopra, 



mentre della Sicilia, amava la composizione dei centri urbani che si fondevano col paesaggio.
In Abruzzo, a Castrovalva, e Scanno....




Lascia l’Italia, nel 1935, per andare in Svizzera, non sopportava la mancanza di libertà, inflitta dal clima politico fascista, la causa scatenante fu vedere il figlio Giorgio vestito da balilla. Nell’inverno del 1944, il suo grande maestro e amico Samuel Jessurun de Mosquita, muore con la moglie e il figlio nel campo di concentramento di Theresienstadt, in Rep. Ceca.


Negli anni Quaranta, Escher si trasferisce in Belgio e poi in Olanda.
Abbandonerà la riproduzione della realtà, giustificherà questa scelta,spiegando che nei paesaggi di Belgio e in Olanda non ha trovato nulla di così bello da ispirarlo, come in Italia.


Inizia così, per lui, la rappresentazione dell'infinito, dei paradossi geometrici, dei luoghi che spingono a movimenti infiniti,
il genio della fantasia, dell'irreale, della precisione.




Poco amato dagli artisti, suoi contemporanei,  divenne molto polare, molte sue opere divennero scatole da regalo, copertine di album musicali, biglietti di auguri, decorazioni per t-shirt. Anche dopo la sua morte nel 1972, molte sue opere sono state spunto per cartoni animati: Mikey Mouse, i Simpson,



per il cinema, da Harry Potter al film "Labyrint"con David Bowie. Sono entrata in un quadro senza nemmeno rendermene conto, entravo e uscivo con la mente,


 ho visto con gli occhi della mente, uccelli per poi concentrarmi e con il senso della vista, vedere anche altre cose,


sono entrata realmente in un mondo irreale e mi è piaciuto tantissimo. Il genio, guardare oltre quello che vediamo con la logica, l'irreale diventa un mondo fantastico,


 dove tutti volendo possiamo accedere, molto bello, e non ho sognato, avevo gli occhi aperti, vedendo quello che nella realtà è irrealizzabile.





Con Margherita ed Ester di Culturaintour  e le altre persone che hanno partecipato,  abbiamo condiviso un'altra esperienza ed allora? .. .  Ci vediamo alla prossima 

Pavia e la Certosa

Pavia e la Certosa


Quando ero una ragazzina, che frequentava le scuole dell'obbligo, son capitate più occasioni, in cui con i professori, ci invitavano a partecipare a gite scolastiche.
Io non ho mai potuto partecipare, purtroppo nella mia famiglia, alcuni eventi, gite o vacanze, erano considerati un vero e proprio lusso.
Per cui quando Margherita di Culturaintour, mi ha informato dell'uscita alla Certosa, ho partecipato molto volentieri.
Nel mio immaginario di bambina, la Certosa era una delle eccellenze che avevamo in Lombardia.


La Certosa di Pavia, o Certosa delle grazie, fu una delle costruzioni promosse da Gian Galeazzo Visconti, per esaudire il voto della seconda moglie e cugina Caterina, venne eretta nel 1396.
In realtà, sembra che Gian Galeazzo, non fosse né tenero, né devoto, e non pienamente mosso dalla carità cristiana, ma bensì dalla grande ambizione, voleva diventare uno degli esponenti di spicco nell'ambiente e nelle vicende politiche del tempo. Per raggiungere tali obbiettivi , non si faceva scrupoli di tipo morale.
Voleva lasciare ai posteri, qualcosa che consacrasse la gloria e la potenza della sua famiglia, emulando e superando i segni importanti lasciati da suo padre, che già aveva consentito alla costruzione il castello Visconteo e l'università di Pavia.
Grazie alla sua politica senza scrupoli, Gian Galeazzo Viscont, nei primi decenni del XV secolo, poteva considerarsi uno degli uomini più potenti Italia, e in virtù di questa forza, aveva disposto in opera parecchi lavori, il Duomo di Milano, la Certosa di Pavia.
I lavori per la costruzione del Duomo, procedevano spediti mentre per la costruzione dell' abbazia dopo ben cinque anni, non progredivano affatto.
Il 7 ottobre del 1401, Gian Galeazzo: affidava al priore del monastero, il Certosino Padre Bartolomeo da Ravenna, la direzione, l'amministrazione, e la sorveglianza dei lavori, revocando ogni autorità agli architetti, assistenti e salariati addetti al cantiere, i quali tutti, dovevano a partire da quel giorno, riconosce, nel priore l'amministratore generale della fabbrica.
Questa disposizione mirava ad assicurare l'unità di direzione ed il regolare sviluppo della vasta costruzione, evitando sprechi di tempo e di denaro, che consentisse di realizzare il mausoleo della sua famiglia.
Il 3 settembre 1403, Gian Galeazzo moriva di peste nel suo castello di Melegnano. I lavori, in seguito al suo decesso,subirono uno stato di fermo.
Nel 1450 i lavori ripresero grazie al rinnovato interese da parte di Francesco Sforza, (1401- 1466) eletto da pochi mesi Duca, a lui succederà poi il fratello Ludovico, detto il Moro, che come Gian Galeazzo, sogna per la Certosa un fututro maestoso, si impegna quindi a realizzare e a terminare i lavori sia esterni che interni. Vennero completate le decorazioni pittoriche interne, le più vaste in Lombardia, , per quel periodo storico, la caratteristica principale era rivolta alla sacralità dell'edificio, il risultato complessivo fu di una netta differenza tra le opere pittoriche e le opere architettoniche.



Con la dominazione francese, che subentrò a Ludovico il Moro, vennero disperse le maestranze e gli artisti che si tramandavano di generazione in generazione, le arti e i lavori che servivano per mantenere in modo adeguato la struttura.
In Lombardia si sono susseguiti tantissimi eventi militari e i lavori subivano frequenti arresti, molto spesso la Certosa veniva saccheggiata, e nei momenti di relativa calma, i lavori riprendevano con committenze diverse, , venivano commissionati dai diversi signori che si sono sussegiti.



La certosa di Pavia venne completata dal XVI al XVIII secolo, il pensiero monastico che nel XV secolo, aveva impedito la creazione di tante opere d'arte, venne superato con immagini e decori lussuosi, l'iniziale di religiosità, veniva eclissata dal lusso e dall'arte.
Il monastero fu ultimato nel 1452 e la chiesa nel 1473. La facciata fu eretta successivamente: nell'ordine inferiore si trovano i lavori di Antonio Amadeo, e dei fratelli Mantegazza, nella parte superiore i lavori di Cristoforo Lombardo.
Nel 1581 Michele Montaigne, vistando la Certosa, trova un lusso straordinario, non solo nelle decorazioni ma anche nel numero di servitori, artigiani, manovali, un numero imponente di cavalli, cocchieri, definenedo la Certosa "la residenza di un potente principe e non un luogo religioso".

Il Palazzo Ducale, venne costruito nel 1620, in stile barocco, così chiamato, in onore della residenza estiva della famiglia Visconti e Sforza, oggi contiene la gipsoteca, al suo interno, troviamo le riproduzioni in gesso di diverse opere scultoree e conserva altri elementi di assoluto valore storico, come il pugnale, la spada senza impugnatura e gli speroni di Gian Galeazzo Visconti ed uno stemma in ceramica in cui e visibile il biscione Visconteo.

Nel corso dei secoli successivi, ancora guerre, pestilenze e devastazioni, hanno attraversato la storia della Certosa, ma i danni irreparabili ancora oggi visibili, sono stati inferti dalla dominazione Napoleonica.
Nella nostra visita, non ci è stato consentito ne di entrare in chiesa, nemmeno ci hanno concesso una visita guidata attraverso le sale adiacenti alla chiesa, penso al refettorio o ai vari chiostri così tanto decantati da chi ha avuto la fortuna di poterli ammirare. La gestione di tutta la struttura è dei monanci cistercensi, che oltre a svolgere vita monastica, hanno la discrezione di approvare, oppure no, ai visitatori la possibilità di una visita guidata interna.


La Certosa ha superato guerre, nel corso di ogni secolo, fino ai giorni nostri, dove, una sorta di notevole trascuratezza, ha accompagnato non solo me ma anche altre persone che oggi la hanno visitata..
Ci siamo ripresi, con un buonissimo pranzo, presso un agriturismo della zona, dove io personalmente ho molto apprezzato il risotto alle ortiche ...
un grazie particolare a Margherita di Cultura in tour che ci ha poi consentito di visitare il Castello di Belgioioso.


Nel 1591