il filo dei ricordi-racconti

domenica 21 luglio 2019

Berthe Morisot

    Berthe Morisot

Berthe Morisot, è forse la più  conosciuta pittrice che faceva parte del gruppo degli impressionisti, proprio in questo periodo, allo storico museo d'Orsay, a Parigi,  si sta svolgendo una retrospettiva su di lei: Berthe Morisot (1841-1895).




Sia la critica che il pubblico, sono concordi nel dare apprezzamento a questa mostra, (quanto mi piacerebbe poterla vedere), ma Parigi è lontana e non sempre si può fare quello che si vorrebbe.
Da quanto ho appreso, contiene una grande quantità di opere, un totale di 75 quadri di cui 32 che provengono da collezionisti privati, fino al 22 settembre 2019  è possibile visitarla. 
Quando si parla di impressionismo, i nomi prevalenti che si susseguono sono, Claude Monet, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley, Federico Zandomeneghi, Camille Pissarro, Jean-Frédéric Bazille e Gustave Caillebott, tutti artisti di sesso maschile, dimenticando le artiste donne, come Mary Cassat, Marie Bracquemond, Eva Gonzalès e Berthe Morisot, che hanno contribuito tanto quanto i colleghi maschi, alla fondazione del movimento impressionista, cogliendo particolari di vita quotidiana,  trasmettendoli sulle tele, attenzioni che forse, gli autori maschi,  non coglievano.
Berthe Morisot nasce il 14 gennaio 1841 a Bourges, figlia di un importante funzionario statale. Dopo un’infanzia passata in provincia, dal 1855 si trasferisce con la famiglia a Passy, nei pressi di Parigi,  questa città in quel momento era veramente un grande centro artistico dove  nell'aria si respirava cultura, arte e  lusso, era  un ambiente quasi unico in Europa, che sicuramente influenzò la giovane Berthe, sviluppando un grande interesse per la pittura.
I genitori, in particolare il padre, le insegnano a disegnare e la incoraggiano a seguire gli studi artistici, rispettando i cerimoniali borghesi aprono la propria casa parigina ad artisti, intellettuali e amici di famiglia, facendo crescere così le proprie figlie  in un ambiente colto e stimolante.



Nel 1857, con le due sorelle Yves ed Edmé, segue i primi corsi di disegno nell’atelier del pittore Chocarne, il talento di Berthe è notevole, ma all'Ecole des Beaux-Arts, le donne non venivano accettate, è costretta a studiare privatamente nello studio del pittore accademico Joseph Guichard, che incoraggia Berthe e sua sorella Edmé a copiare i capolavori del Louvre, come faceva quotidianamente Mary Cassat.
Il pensiero borghese, di quel tempo però, considerava la pittura per le donne come un piacere amatoriale, non veniva accettata l'idea che una donna  dedicasse la propria esistenza alla pittura, che aspirasse a diventare pittrice professionista, sacrificando magari la famiglia e la maternità.
Berthe era però stanca di dipingere in ambienti chiusi, stanca  di seguire i dettami accademici, cercava un cambiamento, per questo venne presentata a Camille Corot e le due sorelle iniziarono a dipingere a contatto con la natura, Corot era un insegnante esigente e le affida all'insegnamento di Achille Oudinot, che, a sua volta, le introduce nell'atelier di Charles Daubigny.
Berthe espone per la prima volta al Salon del 1864, in quell'anno  le due sorelle incontrano Léon Riesener di cui Berthe appezza i consigli.
Nel 1865, nel giardino della casa, viene costruito un atelier destinato alle opere delle due figlie, dove Berthe poté sperimentare  le proprie ricerche sulla luce e sui colori. Proprio in quell’anno, durante il Salon, un critico segnala nei dipinti di Berthe "un senso delicato del colore e della luce".



A partire dal 1867, il suo stile pittorico si perfeziona facendo risaltare i colori chiari, catturando la luce  con un senso molto personale.
 Fu nel 1868,  che Berthe e la sorella conobbero Manet, durante una seduta di copia al Louvre.
Qualche tempo dopo, Manet commentò: "Le signorine Morisot sono incantevoli, peccato che non siano uomini".
Edouard Manet
Berthe aveva un rapporto molto unito con la sorella Edma, soffrì molto quando Edma si sposò con un ufficiale della Marina. 
«Sono molto triste, mi stanno abbandonando tutti, mi sento delusa, sola e vecchia»: 
Berthe era bella e giovane, Manet rimase affascinato dal suo sguardo e dal suo aspetto, era una ragazza riservata e che parlava a voce bassa, sottile come un giunco, occhi neri e profondi, che amava vestirsi di nero e all'ultima moda e leggere romanzi in voga, 
Mentre Berthe confidò alle sorelle: "Trovo in lui una personalità affascinante che mi piace infinitamente», divenne la sua modella, quella che ha più raffigurato, ben 11 volte come figura di rilievo nei suoi quadri nel corso degli anni,  alcune delle opere:
Il balcone,



 Berthe Morisot con il ventaglio e Berthe Morisot con un mazzo di violette.



Malgrado la grande ammirazione per la sua pittura di Manet,  Berthe non sarà mai sua allieva.
Quando nel 1870 scoppia la guerra Franco -Prussiana che ha richiamato alle armi anche Manet, Degas, Bazille e Renoir, berthe che inizialmente rifiuta di lasciare la città in seguito si trasferisce con la famiglia  Saint-Germain-en-laye ma l'inattività le pesa e raggiunge così la sorella a Cherbourg.
Qui si dedica con passione alla pittura con l'acquarello, e i suoi colori sulla tela schiariscono.
Nel 1873, la giuria del Salon accetta solo un’opera di Berthe Morisot e molti lavori di altri artisti vengono respinti. 
Artisti, come Monet, Pissarro, Sisley, Degas, Renoir, creano  una «Società anonima degli artisti, pittori, scultori, incisori, ecc».
Berthe si associò al nuovo movimento, dal 15 aprile al 15 maggio del 1874,  negli ateliers del fotografo Nadar, vennero esposte le loro opere, Berthe fu l'unica donna a partecipare con ben nove opere, tra acquarelli, pastelli e quadri a olio.







il porto a Lorient



Partecipando a quella rassegna, dimostra la propria indipendenza: il suo vecchio professore Guichard è inorridito, le sue opere ottengono buoni giudizi, distinguendosi per la dolcezza, quasi una poesia sulla tela, ma viene anche derisa, diversi giudizi sono negativi non tanto per le opere in se stesse, ma per il suo  ruolo di donna.
Nel 1874, Berthe sposerà Eugene Manet, fratello di Edouard, da cui avrà una figlia, nel 1878, il loro sarà un matrimonio felice. Berthe continuò a dipingere anche da sposata, mantenendo come firma il suo nome da nubile, il marito fu un compagno accondiscendente Berthe, inoltre  non provò mai le difficoltà della mancanza di denaro.
Nel 1875 raggiunsero l'isola di Wight, sperando di fare fortuna, Berthe passò a maggior parte del tempo dipingendo, una delle opere fu il ritratto del marito "In Inghilterra Edouard Manet sull'isola di Wigth",



 un quadro dove la luce si sposta dall'esterno all'interno, sui colori armoniosi e dalla trasparenza delle tende.   Tornarono a Parigi, delusi dal posto e dalla mancata possibilità di fare affari.  
Berthe, continuerà a essere presente a tutte le edizioni successive delle esposizioni, tranne a quella del 1879, in seguito alla nascita della figlia, che diventerà uno dei suoi modelli preferiti, 



nell' anno 1880 raggiunge un'autonomia e una maturità pittorica tanto da essere considerata una delle  figure di spicco del movimento impressionista, amava confrontarsi con altri artisti e sperimentare, uscire dalle regole convenzionali, nel 1886 parteciperà e finanzierà l'ultima edizione, ed essendo una pittrice profonda cominciò ad eseguire sulle sue opere un rigoroso controllo sugli effetti di luce, lo si può notare sul ritratto di madame Sernicoli.



Berthe aveva una casa  di campagna a Bougival dove lavorò tra il 1881 e il 1884
una delle sue opere più belle di quegli anni "Eugène Manet e sua figlia nei giardini di Bougival"



 rappresenta una scena privata ambientata proprio nel suo giardino.
Il marito seduto su di una panchina, guarda attentamente Julie, di appena tre anni, che gioca con delle costruzione sopra le ginocchia del padre; alle loro spalle si intravede un grande roseto.
I toni chiari e iridescenti rivelano una felicità domestica che non è scontata.
I giardini,  sono il motivo amato dalla Morisot, rappresentavano la  libertà ed l 'indipendenza di una donna che si esprimeva in libertà, 





ribaltando i luoghi comuni, non era un pittore uomo a rappresentare una famiglia felice ma una donna pittrice indipendente e  innamorata che  rappresentava  la propria famiglia.  
La morte del marito nel 1892, lascia un segno su Berthe, che invecchia nel fisico precocemente,


autoritratto con la figlia 

 la propria casa divenuta di colpo vuota,  diviene  un luogo di ritrovo per musicisti, pittori e letterati, frequentato anche da Stéphane Mallarmé, Émile Zola e Pierre-Auguste Renoir. Con gli anni a seguire, il gruppo degli impressionisti si divise.
Nel gennaio del 1895, Julie si ammalò di una brutta influenza, Berthe, la cui salute era già peggiorata dopo la morte del marito, curando la figlia venne contagiata, riuscì ad affidare la figlia Julie, a Mallarmé, regalò i suoi lavori agli amici più cari e morì di colpo il due marzo dello stesso anno.
Renoir quando seppe della sua morte, lasciò cadere i suoi pennelli e corse a Parigi, dove  venne a conoscenza che le era stata affidata la giovane insieme a Mallarmè.
Fu sepolta nella tomba della famiglia Manet, nel cimitero di Passy. La sua lapide reca una sola scritta, «Berthe Morisot, vedova di Eugène Manet», senza alcun accenno alla sua feconda carriera di artista; del resto, anche il suo certificato di morte reca la dicitura «senza professione»
Berthe Morisot è stata una artista fantasiosa e vivace del movimento impressionista, insieme a Mary Cassatt, 


                                                                                                                                            

 Mary Cassat

                                                                                               
Berthe Morisot

                                                                                         

è stata una delle pochissime pittrici impressioniste. Solo con un talento artistico notevole, con una  grande sensibilità, e una forte personalità che le  hanno permesso di emergere in un ambiente così ostile, lasciando il segno di quanto si faticasse ad accettare l'emancipazione femminile.

sabato 20 luglio 2019

L'appartamento di Madame de Floriane

          L'appartamento di Madame de Floriane 


Il periodo della "Belle Epoche",  è il periodo che va dagli ultimi 20 anni dell'ottocento (1880), fino alla prima guerra mondiale (1915). E'  il periodo  della rinascita in Europa, la guerra tra Francia e Prussia era finita,  l'Unità d'Italia era stata attuata, erano anni di pace, l'industria si espandeva, idee audaci prendevano forma, in tutti i settori. Le ferrovie, i transatlantici,



i palloni aereostatici riducevano le distanze, 


Nadar in areostato


con l'elettricità le città si illuminavano, diventano moderne capitali, con stazioni, teatri, biblioteche, saloni di esposizione,  gli studi sulla chimica, e sulla medicina, creando lavoro, migliorando le condizioni di vita anche per i ceti più umili....
E ' a Parigi dove  batte il cuore della Belle Epoche,




 l'ottimismo verso il futuro, la fiducia nel nuovo secolo, le invenzioni non lasciano più spazio alla povertà, alla guerra e alle malattie. 
Nel 1895 i fratelli Lumière presentano la loro invenzione.... il cinematografo,  un inizio della nuova tecnologia.



Le competizioni tra i paesi europei, però non si ferma, è solo cambiato il modo di rappresentare le capacità e le tecniche, i livelli raggiunti per dimostrare  la potenza di ogni stato, si allestiscono così le esposizioni universali, la prima nazione fu l'Inghilterra nel 1851, in seguito Parigi, New York, Philadelfia, Amsterdam, Copenaghen..... 




In queste grandi  manifestazioni vengono esposte merci di ogni genere, prodotti agricoli, pezzi di fabbrica, dell'artigianato, progetti architettonici, quasi delle sfide, l'architettura degli ingenieri, fatta di ferro e vetro,  un esempio ne  è la Torre Eiffel (1887-1889),





 ma in queste esposizioni si trova arte, tantissima arte. Uno stile nuovo,l 'arte che si evolve,  non è più  solamente classica e  aristocratica, ma un'arte più viva, che unisce la bellezza, la leggerezza e il piacere, l'arte è viva, non statica, un' altro modo, diverso, per descrivere con il pennello, attraverso i quadri degli impressionisti, le fotografie di Nadar, 



e gli abiti di Charles Worth,  il bello, lo svago, 






il divertimento.


 



Nel 1867, durante una visita a Parigi per l’Esposizione Universale, Giovanni  Boldini, giovane pittore ferrarese, non potè che apprezzare  lo stile pittorico di Courbet, Manet e Degas, pittori con i quali instaurerà un rapporto di reciproca di amicizia.
Nel 1872, Giovanni Boldini, si trasferì a Parigi, dove aprì un suo studio a Montmartre, e  grazie al mercante d'arte Goupil, che ne  promosse le qualità, divenne uno dei ritrattisti più importanti e ricercati del momento nell'alta società. Le signore aristocratiche, e dell'alta borghesia, facevano a gara per essere ritratte  dall'artista, negli ambienti famigliari, con abiti eleganti, il suo modo vivo ed estroso,  sapeva far trasparire dalle tele una sensualità raffinata. 
L’artista, ormai famoso, era considerato come uno dei ritrattisti più importanti della Belle Époque a Parigi grazie al suo stile unico che lo distingueva.
Giovanni Boldini, era  anche un frequentatore di locali, sensibile al fascino femminile, ritrasse anche le donne più famose della vita parigina notturna.


Moulin Rouge 1898

In un appartamento a Parigi, a Square la Bruyère 2, nel quartiere di Montmartre,  è stata fatta una scoperta che può sembrare, e forse lo è,  incredibile.
Nel 2010 muore  Solange Beaugiron,  mamma e nonna  di una famiglia francese.  I figli e i nipoti sistemando  le sue cose, si accorgono che la donna pagava da anni l’affitto di un appartamento a Parigi a Square La Bruyère.
Nessuno di loro  era mai stato a conoscenza di questo luogo, ne ci era mai stato.
L’appartamento era appartenuto alla nonna di Solange, Marthe de Florian, il vero nome della donna era Mathilde Héloïse Beaugiron, la donna più corteggiata di Parigi nella fine del 1800.



Madame de Florian era un attrice e soubrette a le Folie Berger, una cortigiana  con  un grande numero di amanti, tutti ricchi e famosi. 
Marthe amava collezionare opere d’arte e gioielli, che spesso i suoi amanti le regalavano. 
Visse nell’appartamento di Parigi insieme al figlio Henri e  alla nipote Solange, fino al giorno della sua scomparsa, nel 1939. 
Nell’appartamento rimasero il  figlio e la nipote,  per qualche anno fino a quando, nel 1941, Parigi venne occupata dall'esercito nazista. Henri e Solange chiusero a chiave il loro appartamento e scapparono.
Nonostante Solange abbia vissuto  la sua vita altrove, continuò a pagare l'affitto dell’appartamento della nonna fino al giorno della sua morte all'età di 91 anni.
Quando i famigliari si recarono all’ appartamento, insieme ad un ufficiale giudiziario e aprirono la porta, rimasero strabiliati.  Tutto era rimasto  come il giorno in cui  quella casa venne chiusa via,  in terra alcuni vecchi pupazzi,




 un comò con spazzole e trucchi.



 Nell’ ingresso  alcuni quadri  erano lasciati a terra, come se qualcuno avesse in seguito  voluto portarli via. 
 Un meraviglioso quadro di grande pregio, raffigura una donna bellissima in abito da sera.
Pochissimi erano a conoscenza dell’identità della donna dipinta, fin quando non è stata fatta un’altra scoperta.
 Diverse lettere d’amore scritte a mano da Boldini ed indirizzate a Madame de Florian confermano che si trattava della proprietaria, colei che ispirava l’artista.
Dalle ricerche che sono poi susseguite, si è saputo che il quadro fu’ dipinto del 1898, quando la signorina de Florian aveva 24 anni, era un’attrice famosa e molto corteggiata nella Parigi di quel periodo, con una vita turbolenta e alcuni figli illegittimi.
Nessuno era a conoscenza dell’esistenza di questa opera, si trattava di un dono dell’artista alla sua amante. Boldini la rappresentò nel pieno della sua bellezza,a ventiquattro anni,fasciata da un abito di seta rosa molto scollato,seduta sul divano in una posa sensualissima, il capo rivolto verso destra, il décolleté bianchissimo.



 Pronta per essere ammirata e corteggiata. 
Si scoprì che Giovanni Boldini era uno dei tanti amanti di Madame Florian.



 Madame aveva come amanti  anche:

 Paul Deschanel, 11esimo presidente di Francia, 




Gaston Doumergue, 13esimo presidente di Francia,


Pierre Waldeck-Rosseau, Primo ministro francese,



 Georges Clemenceau Primo ministro francese.



 E ' stato ritrovato un vero tesoro nascosto, forse volutamente, per ben 70 anni: alti soffitti in legno, arazzi, dipinti, mobili antichi, una stufa a legna caratteristica e animali imbalsamati.





Arredamento e opere d’arte straordinarie erano coperte solo dalla polvere, perfettamente conservate.
Come in un museo è possibile leggere la storia di quel tempo.
Dopo molti anni le  porte si sono aperte e quello che si è trovato è rimasto immutato, raccontandoci una verità senza  manipolazioni , si è  entrati in un luogo incantato,  che  è stato addormentato per 72 anni.
La famiglia decise di vendere il quadro mettendolo all’asta per 300.000 euro ma arrivarono a venderlo a 2.100.000 euro.




Nessuno può spiegare come mai Solange Beaugiron non sia mai tornata all’ appartamento a recuperare tutte quelle opere d’arte o non ne abbia mai parlato con i propri familiari.  L’appartamento oggi è stato lasciato com'era un tempo ed è diventato un museo accessibile al pubblico

mercoledì 3 luglio 2019

Elena Lucrezia Cornaro Psicopia

  Elena  Lucrezia Cornaro Psicopia 


Elena Lucrezia Cornaro Psicopia, è stata la prima donna laureata al mondo, figlia  di un nobile, Giovanni Battista Cornaro, procuratore di San Marco.
La madre di Elena, Zanetta Boni, non essendo nobile, conduceva una relazione irregolare  e gli diede alla luce  i primi cinque figli (Elena compresa), prima che si sposassero, vivendo con  una  libertà insolita al di fuori  delle convenzioni. 
Venne riconosciuta pubblicamente e  in seguito, dal marito come (uxor optima), la migliore moglie,  intelligente, fiera e capace di educare figlie virtuose e stimate.
Il casato dei Cornaro, era un’antica e nobile casata, da cui uscirono quattro dogi e nove cardinali, tra i parenti anche  Caterina Cornaro (1434-1510), regina di Cipro e poi signora di Asolo.
Elena Lucrezia nacque a Venezia, il 5 giugno 1646, venne iscritta all'albo d'oro dei nobili a 18 anni, lei e i suoi fratelli,  pur essendo figli legittimi erano  esclusi dall'elenco  del patriziato, a causa della condizione sociale della madre. Giovanni Battita Cornaro, dopo  aver subito l'umiliazione di ben quattro rifiuti, pagando 105.000 ducati,riuscì ad aumentare al  rango di  patrizi i propri figli, soffriva molto  per il declino in cui versava la sua famiglia, dopo il grandissimo prestigio goduto nei secoli passati, cercando in molti modi di  far rivivere gli onori del passato , facendone raccogliere le memorie e riacquistando l'intera proprietà del palazzo dei propri avi. 




Fin dalla più giovane età, manifestò molto interesse per gli studi, venne seguita dal padre, il quale  riconobbe il suo acume  e la  sostenne, era anch'esso uomo di buoni studi, noto come protettore di artisti e di persone studiose,  era in contatto con molte persone colte in più discipline, possedeva una biblioteca tra le meglio fornite, che  veniva visitata da molti studiosi per le loro ricerche (tra i quali il celebre benedettino Giovanni Mabillon).
Elena all'età di sette anni, iniziò gli studi classici,  il primo insegnante di greco fu  Don Giovanni Fabris,
  nel corso degli anni,  fu sempre seguita  da maestri con una preparazione  molto elevata in ogni materia.
Elena Lucrezia studiò matematica, astronomia, geografia; coltivò con passione la musica,  ebbe come maestra l’organista Maddalena Cappelli, che fu  anche una fidata amica e compagna. La conoscenza  delle lingue, dal latino al greco antico e moderno, dallo spagnolo al francese, ebbe come insegnante il celebre dotto e santo rabbi Shemuel Aboaf, rabbino della comunità veneziana per studiare l'ebraico.
Studiò anche l'arabo, l'aramaico. Approfondì inoltre gli studi di eloquenza, l'arte di adattare la parola all'argomento che si vuol trattare,  dialettica e filosofia, prendendo per quest'ultima lezioni da Carlo Rinaldini, professore all'università di Padova e amico del padre.
Per la sua padronanza nelle lingue straniere le venne riconosciuto il titolo Oraculum Septilingue. Seppe anche dimostrare una grandissima capacità di ragionamento, negli studi di scienze, matematica, astronomia e filosofia e teologia  le ultime due furono da lei molto amate.
I genitori erano erano intenzionati a farla sposare, era stata chiesta  in moglie da un principe tedesco,  ma Elena Lucrezia rifiutò il matrimonio, una scelta, non facile, sofferta che aveva scontentato i suoi genitori, ma coltivava una  autentica vocazione religiosa e divenne oblata benedettina all'età di 19 anni, Elena Lucrezia risparmiò ai genitori   la delusione di  rinchiudersi in un convento seguendo  di vivere secondo la regola benedettina.Gli oblati sono persone, non coniugate o vedove, che, pur restando nel mondo, sentono la chiamata a una vita di  consacrazione; emettono il voto privato di castità e le promesse di povertà, di obbedienza e di cambiamento  dei costumi, seguendo lo spirito della Regola di san Benedetto.
Ancor prima della laurea, la fama di Elena Lucrezia  per la cultura scientifica, la conoscenza di numerose lingue straniere, si era diffusa anche in europa   Fin dal 1669, veniva accolta all'Accademia dei Ricoverati di Padova, di cui già facevano parte A. Gradenigo e C. Rinaldini e dove entrerà in seguito anche F. Rotondi; accettò poi l'aggregazione a quelle degli Infecondi di Roma, degli Intronati di Siena, degli Erranti di Brescia, dei Dodonei e dei Pacifici di Venezia.
Nel 1672 inizio i suoi studi presso l'università di Padova.
Nel 1675 la sua assenza dalla rassegna di personaggi celebri, fatta da G. Leti nei primi tre volumi dell'Italia regnante,suscitò la reazione di un'altra letterata, la ginevrina Louise de Frotté de Windsor, che inviò all'autore un rimprovero con risentimento  per l'esclusione.
Esortata dal padre e dai suoi maestri, chiese al Collegio dell’università di Padova di essere ammessa all’esame per il dottorato di teologia.  Il Collegio si era orientato in senso favorevole, già predisponendo i necessari adattamenti al cerimoniale, tra i quali la consegna del libro chiuso, invece che aperto, stava ad  indicare che l’insegnamento della teologia era permesso solo agli uomini e non  alle donne. La condizione di donna fu però un ostacolo insormontabile. Il vescovo di Padova, cardinale Gregorio Barbarigo, che,  era anche Cancelliere dell’università, si oppose alla richiesta nella maniera più netta con espressioni ironiche. Dopo molte insistenze, alla fine venne adottata la soluzione di un Dottorato non in teologia, ma in filosofia, con tutte le restrizioni possibili .
Si presentò il sabato mattina alle ore 9 del 25 giugno 1678, e discusse davanti al collegio dei filosofi e medici due tesi di Aristotele che le erano stati comunicati solo il giorno prima,  per potersi preparare Superò la prova in modo esemplare tanto che i membri del collegio tralasciarono la votazione segreta, venne acclamata all'umanimità magistra et doctoris in philosophia tantum, aveva da poco compiuto 32 anni, e diventò la prima donna al mondo al mondo a ricevere una laurea.



Aggregata al Collegio dei filosofi e dei medici dell’università di Padova, l’anno stesso Elena fu esaminatrice per una laurea in filosofia. 
Non insegnò mai essendo membro di diverse accademie mantenne rapporti e si confrontò con diversi studiosi. Dopo un breve rientro a Venezia, Elena Lucrezia si trasferì a  Padova,  di salute sempre cagionevole si ammalò di tubercolosi e  il 26 luglio 1684, morì (in concetto di santità), a soli 38 anni,  venne  tumulata nella locale abbazia benedettina di Santa Giustina.
Era considerata anche un'esperta musicista sin dall 'eta di 17 anni suonava lo scibilis del suo tempo, il violino, il clavicembalo


 e clavicordo 



e l'arpa. 

La sua fama in vita così acclamata,dopo la morte  venne presto dimenticata, in Italia poche cose la ricordano.  Una statua – voluta da Caterina Dolfin,  al Bo, il  palazzo principale dell’università, a Padova;




 un suo ritratto si trova alla Pinacoteca Ambrosiana a Milano; una vetrata policroma la ritrae al Vasser College, la prima università femminile negli Stati Uniti,



 un affresco a lei dedicato all’università di Pittsburg, una lapide nel suo palazzo a Venezia,



 il nome della biblioteca comunale di Episkopi, ed un cratere di 26 km di diametro su Venere.
 Un  grazie  va alla signora Ruth Crawford Mitchell  di Pittsburg che ha pianificato  la Celebrazione del terzo centenario per onorare la prima donna nella storia a ricevere una laurea.
Elena Lucrezia resta il simbolo e un  esempio di libertà femminile,  pur non potendo cambiare  le regole sociali allora esistenti, aprì un varco per il riconoscimento  della capacità della donne di pensare e di sapere, di insegnare ad altri, uomini o donne che siano, non solo in singole discipline, ma affrontando con la forza dell’intelligenza la questione filosofica della scienza e della capacità, la libertà della cultura .....

venerdì 14 giugno 2019

Giulia Beccaria

       GIULIA BECCARIA

Ho letto più di un libro che parla di Giulia Beccaria, ricordata solamente perché era la figlia di Cesare Beccaria e la madre di Alessandro Manzoni.
Nelle biografie di qualche tempo fa, veniva descritta come una donna arida e avida di potere, le nuove ricerche da parte degli storici ci raccontano invece un'altra storia, di un'altra donna, di un'altra umanità, di un'altro modo per raccontare la vita di una persona.
Il padre Cesare Beccaria, di anni 22, aveva sposato contro la volontà dei suoi famigliari, sfidando le regole, e l'autorità del padre, Teresa de Blasco,una  nobildonna di origini siciliane e spagnole, di 17 anni la cui dote e  condizione sociale era per la famiglia  Beccaria inadeguata. 
Dopo diversi periodi, di difficoltà economiche, Cesare viene riaccolto e perdonato dal  padre, il marchese Giovanni Saverio, Giulia viene alla luce a Milano, il 21 luglio 1762, nella casa del nonno.
La bambina viene chiamata Giulia, in onore dell’eroina di Rousseau di cui il padre e  l'amico Pietro Verri,  sono entusiasti lettori. 
Cesare Beccaria di idee liberali, condivideva passioni e ideali con l'amico Pietro Verri  fondatori insieme ad altri esponenti dell'"Accademia dei pugni". 
Due anni dopo la nascita di Giulia, Cesare Beccaria, raggiunge il successo pubblicando il saggio "Dei delitti e delle pene" , che tradotto in francese lo renderà  tra gli illuministi  più famosi d'Europa. 



La madre di Giulia, giovane, bella e frivola, si occupava  pochissimo delle figlie,  preferiva la vita mondana e aveva, come era d'uso in quei tempi, un amante con il consenso del marito, aveva avuto molti corteggiatori, che aveva ricambiato, ma il vero amante era il marchese Bartolomeo Calderara. 
I Beccaria e il Calderara avevano instaurato una specie di ménage à trois.  La madre, giovanissima, morì di sifilide il 14 marzo 1774.
Cesare Beccaria,  nel  suo saggio esprimeva  idee liberali,  ma nei comportamenti  personali non era così illuminato, dopo la morte della moglie, rinchiuse Giulia nel collegio annesso al Convento di S. Paolo, pur conoscendo  la sofferenza della ragazza, che aveva un carattere impetuoso, sensibile, e amava la vita. Da quella prigione,  Giulia ne uscirà solo a diciotto anni,  bella, capelli rossi, occhi verdi, intelligente, appassionata,




 ma per il padre, che nel frattempo si era  risposato e aveva avuto un figlio maschio, era solo un problema, nel  caso in cui  un pretendente avesse voluto sposarla, avrebbe dovuto spendere del denaro per darle una dote...
Quando non si voleva sborsare denaro, per la dote di una ragazza, si cercava di farle prendere i voti, ma Giulia   non era proprio adatta, attraverso le amicizie del padre, iniziò a frequentare i fratelli Verri, in particolare il fratello minore di Pietro, Giovanni Verri aveva  un suo salotto, dove vi erano frequentatori, di varia estrazione, dagli aristocratici, ai poeti, i  politici e  ballerine che suonavano e ballavano, allietando gli avventori,  mentre si discuteva di filosofia e di politica. 

Giovanni Verri aveva 36 anni, era stato un Cavaliere di Malta, nel Mediterraneo combatteva  i pirati, solo la mancanza di denaro e l'avarizia della sua famiglia, gli aveva impedito di avere una propria nave e di dedicarsi alla navigazione.



Era anche un gran donnaiolo, ma di Giulia si innamora, viene ricambiato, nasce una vera relazione, ancora una volta le regole famigliari non si possono infrangere, ed essendo l'ultimogenito della famiglia non si può sposare.
In quegli anni, le donne sposate avevano molta libertà sessuali, ma alle ragazze nubili, non  ve ne era concessa alcuna. 
Il padre per mettere fine alla relazione, e le combina un matrimonio con il conte Pietro Manzoni, mercanteggiando per ridurre al minimo la dote, il 20 ottobre 1782, vengono uniti in matrimonio religioso, Pietro Manzoni  di  46 anni, mentre Giulia che  ne ha solamente 20,  si dice che l'uomo fosse impotente. Nessun familiare partecipa al matrimonio.



Giulia viene costretta a rinunciare all'eredità, viene quindi lasciata completamente nelle mani del marito, gli sposi, andarono ad abitare con i fratelli dello sposo, Paolo e la sorella Maria Teresa ex monaca, a Milano, in una modesta casa d'affitto nel quartiere di San Damiano, edificio tuttora esistente in via Visconti di Modrone 16, dove nascerà Alessandro Manzoni, la casa è triste, lo stesso conte è grigio spento e bigotto, senza alcuna passione per la cultura.
Seguendo l'esempio della zia paterna, che pur essendo sposata con il conte Isimbardi,  ha come cicisbeo Pietro Verri, il matrimonio  le da la possibilità di frequentare Giovanni Verri, che diverrà il suo amante. Nasce Alessandro Manzoni il 7 marzo 1785, il conte Manzoni lo riconosce, anche se tra  le amicizie più intime si sa che è il figlio di Giovanni Verri. Del resto i critici, per più di un secolo non avrebbero potuto ammettere che il più grande scrittore cattolico fosse un figlio illegittimo, mentre oggi la paternità del Verri è una certezza.
Il bambino viene  mandato da una balia in campagna.  presso la Cascina Costa di Galbiate, nei pressi di Lecco fino ai due anni, poi lo accudirà la zia  smonacata,  all'età di 6 anni il bambino verrà messo in collegio dai padri Somaschi di Merate in provincia di  Lecco, poi a  Lugano.
Prima della partenza per il collegio Giulia accompagnerà il figlio dal nonno Cesare Beccaria, l'unico incontro tra due menti, nonno e nipote  che hanno lasciato  il segno nella cultura italiana.



I rapporti tra Giulia e Giovanni Verri, col tempo si sono esauriti, lui ha un'altra donna, Giulia sola e senza denaro accusa il padre, e i rapporti tra i due sono molto tesi.
La giovane Giulia stanca della situazione famigliare, rifiutando l'abitudine  di vivere da sposata, ma di avere amanti, e relazioni varie con cavalier serventi, chiede la separazione dal Conte Manzoni.
Nella Milano di quel tempo è un grosso scandalo, non pochi furono gli ostacoli che dovette superare, sull'altro fronte combatteva per avere l'eredità che il padre, le ha sempre negato, nel 1794 il padre muore, la lotta continua col fratello fino al 1795, dove raggiungono un'accordo che le garantisce una piccola rendita. Nel frattempo aveva conosciuto un uomo di undici anni più grande, scapolo, bello, ricco e colto, ma più di tutto buono, molto buono, il suo nome è  Conte Carlo Imbonati.



Nel 1796 Giulia e Carlo partono per Parigi, trascorreranno nove anni felici, frequentando amici intellettuali, sfruttando le tante affinità che avevano in comune, ospitando amici italiani , compiendo viaggi in Svizzera e in Inghilterra. 
Alessandro Manzoni, esce dal collegio e sembra condurre una vita sregolata, preoccupato, Carlo Imbonati  lo invita a Parigi, ma il 15 marzo 1805 la morte lo colpisce, lasciando Giulia disperata, e sebbene il conte le avesse lasciato tutto il suo patrimonio, solo l'arrivo del figlio le da un po' di conforto, insieme scoprono interessi  e affetto reciproco, dedica così  tutta la sua vita e la sua ricchezza per le aspirazioni artistiche del figlio,  Alessandro diventa per lei il centro di ogni interesse. 




Era una donna di intelligenza acuta, di  cultura, possedeva una  sensibilità che aveva acquisito, vivendo con un uomo di grande spessore  come Imbonati, comprende che suo figlio ha qualcosa di assai importante da dire e da dare al mondo; si adopera, allora, con tutta se stessa per creargli intorno un modo ovattato e protetto che gli consenta di dedicarsi totalmente alla sua arte; diverrà l’amministratrice e la colonna della casa del figlio.
Vive gli ultimi 36 anni della sua vita con il figlio Alessandro, la nuora Enrichetta Blondel, nuora dolce e gentile, che ama come una figlia,  e i loro otto figli,  tenuta insieme dagli affetti ma anche  dalla convenienza.. Alessandro Manzoni  non era un buon  marito, astratto, perso nella sua arte, egoista come tutti i geni, non si preoccupa delle necessità pratiche di una vita che, invece, ne aveva molte, soprattutto con una famiglia di ben otto figli, non si accorgeva  mai delle debolezze, delle fragilità, della stanchezza  anche fisica, di chi gli stava  intorno, sulle spalle della madre tutto l’andamento dei complicatissimi affari di famiglia e su quelle, debolissime, della moglie, stanca, sfinita dopo  dodici gravidanze.
Gli anni della vita di Giulia durante  matrimonio fra Enrichetta e Alessandro furono relativamente tranquilli,  alcuni  incontri  intellettuali interessanti,  spese e malanni erano completamente a carico di Giulia.
E' grazie a Giulia Beccaria se  noi possiamo leggere  "I Promessi Sposi"  .
Così facendo,  ha però impedito al figlio di imparare a crescere umanamente attraverso le difficoltà,  Manzoni rimase per tutta la vita un fanciullo nevrotico, incapace di vincere le sue paure, egoista e miope nei confronti di chi gli stava accanto. 
Il figlio Alessandro, era ipocondriaco, balbuziente, soffriva di agorafobia, la aveva paura di sentirsi male per strada senza che nessuno lo potesse soccorrere.
Alessandro che da giovane era inquieto, irrequieto e rancoroso fino almeno all’ incontro, a vent'anni, con sua madre Giulia, con il passare degli anni  manifesta  tutte le caratteristiche del nevrotico.  
Lo studioso Pietro Citati elenca in dettaglio tutte le sue fobie: a tavola viene preso dalle vertigini, a passeggio teme che le case gli crollino addosso o che una voragine lo inghiottisca. Non sopporta la folla, la terra bagnata, e il cinguettio dei passeri. Se si avvicina un temporale si sente venir meno le forze: vittima di questi traumi, trascorreva giorni e settimane senza far nulla..
Con la mente spenta  e vuota e lo sguardo perduto, la paura costante di cadere nella dissociazione nervosa, all'estraneità di ciò che gli accadeva intorno.
Pochi anni dopo la conclusione dei Promessi Sposi, la linea della sua vita cominciò a discendere: il breve fervore creativo si spense, e a meno di quarantacinque anni Manzoni diventò il puntiglioso revisore,  editore di sé stesso». 
Con il passare degli anni Alessandro Manzoni mette in atto una complicata strategia che gli consente di convivere con la sua nevrosi: conduce una vita meticolosa, cammina venticinque minuti prima del pranzo, pesa i suoi vestiti secondo la temperatura, va a letto sempre alla medesima ora e mangia sempre gli stessi cibi, prende a colazione il cioccolatte macinato in casa... Se l'angoscia lo assale, esce di casa e cammina per ore e ore lungo le strade o per la campagna: percorre anche trenta o quaranta chilometri al giorno, come se fosse inseguito, fino a tornare a casa spossato, ma calmo.
In ventidue anni di matrimonio Enrichetta, 



deve affrontare 15 gravidanze e dodici parti, con sette figli sopravvissuti  che ne minano gravemente la salute. Giulia si fa carico di tutte le spese e di tutte le incombenze materiali e organizzative della piccola tribù e fa vita ritirata, frequentando solo i pochi amici rimasti affezionati a lei e al figlio. Giulia adora i nipoti e si occupa della loro educazione con tenerezza. Quando nel 1833 Enrichetta muore, è la nonna a farsi carico di tutti quei bambini e adolescenti. 
Dopo la morte di Enrichetta vengono a mancare anche due figlie di Alessandro, Giulia e Cristina.
Dopo le perdite affettive, Giulia spinge il figlio ad un'altro matrimonio, con Teresa Borri,  ma la seconda nuora non sopporta la suocera, ne sfrutta tutti gli agi che Giulia concede,  da sempre, attraverso il suo patrimonio,  al figlio e alla sua famiglia.
Teresa Borri, era innamorata del ruolo di moglie del genio nazionale, sapeva mettere in luce il talento del marito, ma riteneva  la suocera  un intralcio.



Gli ultimi cinque  anni di Giulia, furono difficili, morì all'età di settanove anni, 8 luglio 1841, le amicizie che le rimanevano, come Cristina di Belgioioso,  da sempre amica affezionata,  avrebbero voluto starle vicino, ma il figlio Alessandro,  aveva dato istruzioni di non farla entrare in casa .
Giulia, nella vita è stata messa di fronte a scelte difficili, dapprima in anni giovanili, poi separandosi dal marito, scegliendo anni di felicità con Carlo Imbonati, la perdita dell'unico amore della sua vita  la spinse a fare la scelta più difficile, scegliere di dedicare tempo e denaro al figlio come unico e solo scopo,  nella morte  avrebbe voluto essere sepolta vicino al Conte Imbonati ma nemmeno questo fu possibile,  riposa ora nella villa di  Brusuglio accanto alla amata nuora Enrichetta Biondel.
Per almeno cent' anni dopo la sua morte gli studiosi l' hanno considerata donna "di facili costumi" e "madre snaturata". La verità è che era una donna del ' 900 nata nel ' 700