il filo dei ricordi-racconti

domenica 21 luglio 2019

Berthe Morisot

    Berthe Morisot

Berthe Morisot, è forse la più  conosciuta pittrice che faceva parte del gruppo degli impressionisti, proprio in questo periodo, allo storico museo d'Orsay, a Parigi,  si sta svolgendo una retrospettiva su di lei: Berthe Morisot (1841-1895).




Sia la critica che il pubblico, sono concordi nel dare apprezzamento a questa mostra, (quanto mi piacerebbe poterla vedere), ma Parigi è lontana e non sempre si può fare quello che si vorrebbe.
Da quanto ho appreso, contiene una grande quantità di opere, un totale di 75 quadri di cui 32 che provengono da collezionisti privati, fino al 22 settembre 2019  è possibile visitarla. 
Quando si parla di impressionismo, i nomi prevalenti che si susseguono sono, Claude Monet, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley, Federico Zandomeneghi, Camille Pissarro, Jean-Frédéric Bazille e Gustave Caillebott, tutti artisti di sesso maschile, dimenticando le artiste donne, come Mary Cassat, Marie Bracquemond, Eva Gonzalès e Berthe Morisot, che hanno contribuito tanto quanto i colleghi maschi, alla fondazione del movimento impressionista, cogliendo particolari di vita quotidiana,  trasmettendoli sulle tele, attenzioni che forse, gli autori maschi,  non coglievano.
Berthe Morisot nasce il 14 gennaio 1841 a Bourges, figlia di un importante funzionario statale. Dopo un’infanzia passata in provincia, dal 1855 si trasferisce con la famiglia a Passy, nei pressi di Parigi,  questa città in quel momento era veramente un grande centro artistico dove  nell'aria si respirava cultura, arte e  lusso, era  un ambiente quasi unico in Europa, che sicuramente influenzò la giovane Berthe, sviluppando un grande interesse per la pittura.
I genitori, in particolare il padre, le insegnano a disegnare e la incoraggiano a seguire gli studi artistici, rispettando i cerimoniali borghesi aprono la propria casa parigina ad artisti, intellettuali e amici di famiglia, facendo crescere così le proprie figlie  in un ambiente colto e stimolante.



Nel 1857, con le due sorelle Yves ed Edmé, segue i primi corsi di disegno nell’atelier del pittore Chocarne, il talento di Berthe è notevole, ma all'Ecole des Beaux-Arts, le donne non venivano accettate, è costretta a studiare privatamente nello studio del pittore accademico Joseph Guichard, che incoraggia Berthe e sua sorella Edmé a copiare i capolavori del Louvre, come faceva quotidianamente Mary Cassat.
Il pensiero borghese, di quel tempo però, considerava la pittura per le donne come un piacere amatoriale, non veniva accettata l'idea che una donna  dedicasse la propria esistenza alla pittura, che aspirasse a diventare pittrice professionista, sacrificando magari la famiglia e la maternità.
Berthe era però stanca di dipingere in ambienti chiusi, stanca  di seguire i dettami accademici, cercava un cambiamento, per questo venne presentata a Camille Corot e le due sorelle iniziarono a dipingere a contatto con la natura, Corot era un insegnante esigente e le affida all'insegnamento di Achille Oudinot, che, a sua volta, le introduce nell'atelier di Charles Daubigny.
Berthe espone per la prima volta al Salon del 1864, in quell'anno  le due sorelle incontrano Léon Riesener di cui Berthe appezza i consigli.
Nel 1865, nel giardino della casa, viene costruito un atelier destinato alle opere delle due figlie, dove Berthe poté sperimentare  le proprie ricerche sulla luce e sui colori. Proprio in quell’anno, durante il Salon, un critico segnala nei dipinti di Berthe "un senso delicato del colore e della luce".



A partire dal 1867, il suo stile pittorico si perfeziona facendo risaltare i colori chiari, catturando la luce  con un senso molto personale.
 Fu nel 1868,  che Berthe e la sorella conobbero Manet, durante una seduta di copia al Louvre.
Qualche tempo dopo, Manet commentò: "Le signorine Morisot sono incantevoli, peccato che non siano uomini".
Edouard Manet
Berthe aveva un rapporto molto unito con la sorella Edma, soffrì molto quando Edma si sposò con un ufficiale della Marina. 
«Sono molto triste, mi stanno abbandonando tutti, mi sento delusa, sola e vecchia»: 
Berthe era bella e giovane, Manet rimase affascinato dal suo sguardo e dal suo aspetto, era una ragazza riservata e che parlava a voce bassa, sottile come un giunco, occhi neri e profondi, che amava vestirsi di nero e all'ultima moda e leggere romanzi in voga, 
Mentre Berthe confidò alle sorelle: "Trovo in lui una personalità affascinante che mi piace infinitamente», divenne la sua modella, quella che ha più raffigurato, ben 11 volte come figura di rilievo nei suoi quadri nel corso degli anni,  alcune delle opere:
Il balcone,



 Berthe Morisot con il ventaglio e Berthe Morisot con un mazzo di violette.



Malgrado la grande ammirazione per la sua pittura di Manet,  Berthe non sarà mai sua allieva.
Quando nel 1870 scoppia la guerra Franco -Prussiana che ha richiamato alle armi anche Manet, Degas, Bazille e Renoir, berthe che inizialmente rifiuta di lasciare la città in seguito si trasferisce con la famiglia  Saint-Germain-en-laye ma l'inattività le pesa e raggiunge così la sorella a Cherbourg.
Qui si dedica con passione alla pittura con l'acquarello, e i suoi colori sulla tela schiariscono.
Nel 1873, la giuria del Salon accetta solo un’opera di Berthe Morisot e molti lavori di altri artisti vengono respinti. 
Artisti, come Monet, Pissarro, Sisley, Degas, Renoir, creano  una «Società anonima degli artisti, pittori, scultori, incisori, ecc».
Berthe si associò al nuovo movimento, dal 15 aprile al 15 maggio del 1874,  negli ateliers del fotografo Nadar, vennero esposte le loro opere, Berthe fu l'unica donna a partecipare con ben nove opere, tra acquarelli, pastelli e quadri a olio.







il porto a Lorient



Partecipando a quella rassegna, dimostra la propria indipendenza: il suo vecchio professore Guichard è inorridito, le sue opere ottengono buoni giudizi, distinguendosi per la dolcezza, quasi una poesia sulla tela, ma viene anche derisa, diversi giudizi sono negativi non tanto per le opere in se stesse, ma per il suo  ruolo di donna.
Nel 1874, Berthe sposerà Eugene Manet, fratello di Edouard, da cui avrà una figlia, nel 1878, il loro sarà un matrimonio felice. Berthe continuò a dipingere anche da sposata, mantenendo come firma il suo nome da nubile, il marito fu un compagno accondiscendente Berthe, inoltre  non provò mai le difficoltà della mancanza di denaro.
Nel 1875 raggiunsero l'isola di Wight, sperando di fare fortuna, Berthe passò a maggior parte del tempo dipingendo, una delle opere fu il ritratto del marito "In Inghilterra Edouard Manet sull'isola di Wigth",



 un quadro dove la luce si sposta dall'esterno all'interno, sui colori armoniosi e dalla trasparenza delle tende.   Tornarono a Parigi, delusi dal posto e dalla mancata possibilità di fare affari.  
Berthe, continuerà a essere presente a tutte le edizioni successive delle esposizioni, tranne a quella del 1879, in seguito alla nascita della figlia, che diventerà uno dei suoi modelli preferiti, 



nell' anno 1880 raggiunge un'autonomia e una maturità pittorica tanto da essere considerata una delle  figure di spicco del movimento impressionista, amava confrontarsi con altri artisti e sperimentare, uscire dalle regole convenzionali, nel 1886 parteciperà e finanzierà l'ultima edizione, ed essendo una pittrice profonda cominciò ad eseguire sulle sue opere un rigoroso controllo sugli effetti di luce, lo si può notare sul ritratto di madame Sernicoli.



Berthe aveva una casa  di campagna a Bougival dove lavorò tra il 1881 e il 1884
una delle sue opere più belle di quegli anni "Eugène Manet e sua figlia nei giardini di Bougival"



 rappresenta una scena privata ambientata proprio nel suo giardino.
Il marito seduto su di una panchina, guarda attentamente Julie, di appena tre anni, che gioca con delle costruzione sopra le ginocchia del padre; alle loro spalle si intravede un grande roseto.
I toni chiari e iridescenti rivelano una felicità domestica che non è scontata.
I giardini,  sono il motivo amato dalla Morisot, rappresentavano la  libertà ed l 'indipendenza di una donna che si esprimeva in libertà, 





ribaltando i luoghi comuni, non era un pittore uomo a rappresentare una famiglia felice ma una donna pittrice indipendente e  innamorata che  rappresentava  la propria famiglia.  
La morte del marito nel 1892, lascia un segno su Berthe, che invecchia nel fisico precocemente,


autoritratto con la figlia 

 la propria casa divenuta di colpo vuota,  diviene  un luogo di ritrovo per musicisti, pittori e letterati, frequentato anche da Stéphane Mallarmé, Émile Zola e Pierre-Auguste Renoir. Con gli anni a seguire, il gruppo degli impressionisti si divise.
Nel gennaio del 1895, Julie si ammalò di una brutta influenza, Berthe, la cui salute era già peggiorata dopo la morte del marito, curando la figlia venne contagiata, riuscì ad affidare la figlia Julie, a Mallarmé, regalò i suoi lavori agli amici più cari e morì di colpo il due marzo dello stesso anno.
Renoir quando seppe della sua morte, lasciò cadere i suoi pennelli e corse a Parigi, dove  venne a conoscenza che le era stata affidata la giovane insieme a Mallarmè.
Fu sepolta nella tomba della famiglia Manet, nel cimitero di Passy. La sua lapide reca una sola scritta, «Berthe Morisot, vedova di Eugène Manet», senza alcun accenno alla sua feconda carriera di artista; del resto, anche il suo certificato di morte reca la dicitura «senza professione»
Berthe Morisot è stata una artista fantasiosa e vivace del movimento impressionista, insieme a Mary Cassatt, 


                                                                                                                                            

 Mary Cassat

                                                                                               
Berthe Morisot

                                                                                         

è stata una delle pochissime pittrici impressioniste. Solo con un talento artistico notevole, con una  grande sensibilità, e una forte personalità che le  hanno permesso di emergere in un ambiente così ostile, lasciando il segno di quanto si faticasse ad accettare l'emancipazione femminile.

sabato 20 luglio 2019

L'appartamento di Madame de Floriane

          L'appartamento di Madame de Floriane 


Il periodo della "Belle Epoche",  è il periodo che va dagli ultimi 20 anni dell'ottocento (1880), fino alla prima guerra mondiale (1915). E'  il periodo  della rinascita in Europa, la guerra tra Francia e Prussia era finita,  l'Unità d'Italia era stata attuata, erano anni di pace, l'industria si espandeva, idee audaci prendevano forma, in tutti i settori. Le ferrovie, i transatlantici,



i palloni aereostatici riducevano le distanze, 


Nadar in areostato


con l'elettricità le città si illuminavano, diventano moderne capitali, con stazioni, teatri, biblioteche, saloni di esposizione,  gli studi sulla chimica, e sulla medicina, creando lavoro, migliorando le condizioni di vita anche per i ceti più umili....
E ' a Parigi dove  batte il cuore della Belle Epoche,




 l'ottimismo verso il futuro, la fiducia nel nuovo secolo, le invenzioni non lasciano più spazio alla povertà, alla guerra e alle malattie. 
Nel 1895 i fratelli Lumière presentano la loro invenzione.... il cinematografo,  un inizio della nuova tecnologia.



Le competizioni tra i paesi europei, però non si ferma, è solo cambiato il modo di rappresentare le capacità e le tecniche, i livelli raggiunti per dimostrare  la potenza di ogni stato, si allestiscono così le esposizioni universali, la prima nazione fu l'Inghilterra nel 1851, in seguito Parigi, New York, Philadelfia, Amsterdam, Copenaghen..... 




In queste grandi  manifestazioni vengono esposte merci di ogni genere, prodotti agricoli, pezzi di fabbrica, dell'artigianato, progetti architettonici, quasi delle sfide, l'architettura degli ingenieri, fatta di ferro e vetro,  un esempio ne  è la Torre Eiffel (1887-1889),





 ma in queste esposizioni si trova arte, tantissima arte. Uno stile nuovo,l 'arte che si evolve,  non è più  solamente classica e  aristocratica, ma un'arte più viva, che unisce la bellezza, la leggerezza e il piacere, l'arte è viva, non statica, un' altro modo, diverso, per descrivere con il pennello, attraverso i quadri degli impressionisti, le fotografie di Nadar, 



e gli abiti di Charles Worth,  il bello, lo svago, 






il divertimento.


 



Nel 1867, durante una visita a Parigi per l’Esposizione Universale, Giovanni  Boldini, giovane pittore ferrarese, non potè che apprezzare  lo stile pittorico di Courbet, Manet e Degas, pittori con i quali instaurerà un rapporto di reciproca di amicizia.
Nel 1872, Giovanni Boldini, si trasferì a Parigi, dove aprì un suo studio a Montmartre, e  grazie al mercante d'arte Goupil, che ne  promosse le qualità, divenne uno dei ritrattisti più importanti e ricercati del momento nell'alta società. Le signore aristocratiche, e dell'alta borghesia, facevano a gara per essere ritratte  dall'artista, negli ambienti famigliari, con abiti eleganti, il suo modo vivo ed estroso,  sapeva far trasparire dalle tele una sensualità raffinata. 
L’artista, ormai famoso, era considerato come uno dei ritrattisti più importanti della Belle Époque a Parigi grazie al suo stile unico che lo distingueva.
Giovanni Boldini, era  anche un frequentatore di locali, sensibile al fascino femminile, ritrasse anche le donne più famose della vita parigina notturna.


Moulin Rouge 1898

In un appartamento a Parigi, a Square la Bruyère 2, nel quartiere di Montmartre,  è stata fatta una scoperta che può sembrare, e forse lo è,  incredibile.
Nel 2010 muore  Solange Beaugiron,  mamma e nonna  di una famiglia francese.  I figli e i nipoti sistemando  le sue cose, si accorgono che la donna pagava da anni l’affitto di un appartamento a Parigi a Square La Bruyère.
Nessuno di loro  era mai stato a conoscenza di questo luogo, ne ci era mai stato.
L’appartamento era appartenuto alla nonna di Solange, Marthe de Florian, il vero nome della donna era Mathilde Héloïse Beaugiron, la donna più corteggiata di Parigi nella fine del 1800.



Madame de Florian era un attrice e soubrette a le Folie Berger, una cortigiana  con  un grande numero di amanti, tutti ricchi e famosi. 
Marthe amava collezionare opere d’arte e gioielli, che spesso i suoi amanti le regalavano. 
Visse nell’appartamento di Parigi insieme al figlio Henri e  alla nipote Solange, fino al giorno della sua scomparsa, nel 1939. 
Nell’appartamento rimasero il  figlio e la nipote,  per qualche anno fino a quando, nel 1941, Parigi venne occupata dall'esercito nazista. Henri e Solange chiusero a chiave il loro appartamento e scapparono.
Nonostante Solange abbia vissuto  la sua vita altrove, continuò a pagare l'affitto dell’appartamento della nonna fino al giorno della sua morte all'età di 91 anni.
Quando i famigliari si recarono all’ appartamento, insieme ad un ufficiale giudiziario e aprirono la porta, rimasero strabiliati.  Tutto era rimasto  come il giorno in cui  quella casa venne chiusa via,  in terra alcuni vecchi pupazzi,




 un comò con spazzole e trucchi.



 Nell’ ingresso  alcuni quadri  erano lasciati a terra, come se qualcuno avesse in seguito  voluto portarli via. 
 Un meraviglioso quadro di grande pregio, raffigura una donna bellissima in abito da sera.
Pochissimi erano a conoscenza dell’identità della donna dipinta, fin quando non è stata fatta un’altra scoperta.
 Diverse lettere d’amore scritte a mano da Boldini ed indirizzate a Madame de Florian confermano che si trattava della proprietaria, colei che ispirava l’artista.
Dalle ricerche che sono poi susseguite, si è saputo che il quadro fu’ dipinto del 1898, quando la signorina de Florian aveva 24 anni, era un’attrice famosa e molto corteggiata nella Parigi di quel periodo, con una vita turbolenta e alcuni figli illegittimi.
Nessuno era a conoscenza dell’esistenza di questa opera, si trattava di un dono dell’artista alla sua amante. Boldini la rappresentò nel pieno della sua bellezza,a ventiquattro anni,fasciata da un abito di seta rosa molto scollato,seduta sul divano in una posa sensualissima, il capo rivolto verso destra, il décolleté bianchissimo.



 Pronta per essere ammirata e corteggiata. 
Si scoprì che Giovanni Boldini era uno dei tanti amanti di Madame Florian.



 Madame aveva come amanti  anche:

 Paul Deschanel, 11esimo presidente di Francia, 




Gaston Doumergue, 13esimo presidente di Francia,


Pierre Waldeck-Rosseau, Primo ministro francese,



 Georges Clemenceau Primo ministro francese.



 E ' stato ritrovato un vero tesoro nascosto, forse volutamente, per ben 70 anni: alti soffitti in legno, arazzi, dipinti, mobili antichi, una stufa a legna caratteristica e animali imbalsamati.





Arredamento e opere d’arte straordinarie erano coperte solo dalla polvere, perfettamente conservate.
Come in un museo è possibile leggere la storia di quel tempo.
Dopo molti anni le  porte si sono aperte e quello che si è trovato è rimasto immutato, raccontandoci una verità senza  manipolazioni , si è  entrati in un luogo incantato,  che  è stato addormentato per 72 anni.
La famiglia decise di vendere il quadro mettendolo all’asta per 300.000 euro ma arrivarono a venderlo a 2.100.000 euro.




Nessuno può spiegare come mai Solange Beaugiron non sia mai tornata all’ appartamento a recuperare tutte quelle opere d’arte o non ne abbia mai parlato con i propri familiari.  L’appartamento oggi è stato lasciato com'era un tempo ed è diventato un museo accessibile al pubblico

mercoledì 3 luglio 2019

Elena Lucrezia Cornaro Psicopia

  Elena  Lucrezia Cornaro Psicopia 


Elena Lucrezia Cornaro Psicopia, è stata la prima donna laureata al mondo, figlia  di un nobile, Giovanni Battista Cornaro, procuratore di San Marco.
La madre di Elena, Zanetta Boni, non essendo nobile, conduceva una relazione irregolare  e gli diede alla luce  i primi cinque figli (Elena compresa), prima che si sposassero, vivendo con  una  libertà insolita al di fuori  delle convenzioni. 
Venne riconosciuta pubblicamente e  in seguito, dal marito come (uxor optima), la migliore moglie,  intelligente, fiera e capace di educare figlie virtuose e stimate.
Il casato dei Cornaro, era un’antica e nobile casata, da cui uscirono quattro dogi e nove cardinali, tra i parenti anche  Caterina Cornaro (1434-1510), regina di Cipro e poi signora di Asolo.
Elena Lucrezia nacque a Venezia, il 5 giugno 1646, venne iscritta all'albo d'oro dei nobili a 18 anni, lei e i suoi fratelli,  pur essendo figli legittimi erano  esclusi dall'elenco  del patriziato, a causa della condizione sociale della madre. Giovanni Battita Cornaro, dopo  aver subito l'umiliazione di ben quattro rifiuti, pagando 105.000 ducati,riuscì ad aumentare al  rango di  patrizi i propri figli, soffriva molto  per il declino in cui versava la sua famiglia, dopo il grandissimo prestigio goduto nei secoli passati, cercando in molti modi di  far rivivere gli onori del passato , facendone raccogliere le memorie e riacquistando l'intera proprietà del palazzo dei propri avi. 




Fin dalla più giovane età, manifestò molto interesse per gli studi, venne seguita dal padre, il quale  riconobbe il suo acume  e la  sostenne, era anch'esso uomo di buoni studi, noto come protettore di artisti e di persone studiose,  era in contatto con molte persone colte in più discipline, possedeva una biblioteca tra le meglio fornite, che  veniva visitata da molti studiosi per le loro ricerche (tra i quali il celebre benedettino Giovanni Mabillon).
Elena all'età di sette anni, iniziò gli studi classici,  il primo insegnante di greco fu  Don Giovanni Fabris,
  nel corso degli anni,  fu sempre seguita  da maestri con una preparazione  molto elevata in ogni materia.
Elena Lucrezia studiò matematica, astronomia, geografia; coltivò con passione la musica,  ebbe come maestra l’organista Maddalena Cappelli, che fu  anche una fidata amica e compagna. La conoscenza  delle lingue, dal latino al greco antico e moderno, dallo spagnolo al francese, ebbe come insegnante il celebre dotto e santo rabbi Shemuel Aboaf, rabbino della comunità veneziana per studiare l'ebraico.
Studiò anche l'arabo, l'aramaico. Approfondì inoltre gli studi di eloquenza, l'arte di adattare la parola all'argomento che si vuol trattare,  dialettica e filosofia, prendendo per quest'ultima lezioni da Carlo Rinaldini, professore all'università di Padova e amico del padre.
Per la sua padronanza nelle lingue straniere le venne riconosciuto il titolo Oraculum Septilingue. Seppe anche dimostrare una grandissima capacità di ragionamento, negli studi di scienze, matematica, astronomia e filosofia e teologia  le ultime due furono da lei molto amate.
I genitori erano erano intenzionati a farla sposare, era stata chiesta  in moglie da un principe tedesco,  ma Elena Lucrezia rifiutò il matrimonio, una scelta, non facile, sofferta che aveva scontentato i suoi genitori, ma coltivava una  autentica vocazione religiosa e divenne oblata benedettina all'età di 19 anni, Elena Lucrezia risparmiò ai genitori   la delusione di  rinchiudersi in un convento seguendo  di vivere secondo la regola benedettina.Gli oblati sono persone, non coniugate o vedove, che, pur restando nel mondo, sentono la chiamata a una vita di  consacrazione; emettono il voto privato di castità e le promesse di povertà, di obbedienza e di cambiamento  dei costumi, seguendo lo spirito della Regola di san Benedetto.
Ancor prima della laurea, la fama di Elena Lucrezia  per la cultura scientifica, la conoscenza di numerose lingue straniere, si era diffusa anche in europa   Fin dal 1669, veniva accolta all'Accademia dei Ricoverati di Padova, di cui già facevano parte A. Gradenigo e C. Rinaldini e dove entrerà in seguito anche F. Rotondi; accettò poi l'aggregazione a quelle degli Infecondi di Roma, degli Intronati di Siena, degli Erranti di Brescia, dei Dodonei e dei Pacifici di Venezia.
Nel 1672 inizio i suoi studi presso l'università di Padova.
Nel 1675 la sua assenza dalla rassegna di personaggi celebri, fatta da G. Leti nei primi tre volumi dell'Italia regnante,suscitò la reazione di un'altra letterata, la ginevrina Louise de Frotté de Windsor, che inviò all'autore un rimprovero con risentimento  per l'esclusione.
Esortata dal padre e dai suoi maestri, chiese al Collegio dell’università di Padova di essere ammessa all’esame per il dottorato di teologia.  Il Collegio si era orientato in senso favorevole, già predisponendo i necessari adattamenti al cerimoniale, tra i quali la consegna del libro chiuso, invece che aperto, stava ad  indicare che l’insegnamento della teologia era permesso solo agli uomini e non  alle donne. La condizione di donna fu però un ostacolo insormontabile. Il vescovo di Padova, cardinale Gregorio Barbarigo, che,  era anche Cancelliere dell’università, si oppose alla richiesta nella maniera più netta con espressioni ironiche. Dopo molte insistenze, alla fine venne adottata la soluzione di un Dottorato non in teologia, ma in filosofia, con tutte le restrizioni possibili .
Si presentò il sabato mattina alle ore 9 del 25 giugno 1678, e discusse davanti al collegio dei filosofi e medici due tesi di Aristotele che le erano stati comunicati solo il giorno prima,  per potersi preparare Superò la prova in modo esemplare tanto che i membri del collegio tralasciarono la votazione segreta, venne acclamata all'umanimità magistra et doctoris in philosophia tantum, aveva da poco compiuto 32 anni, e diventò la prima donna al mondo al mondo a ricevere una laurea.



Aggregata al Collegio dei filosofi e dei medici dell’università di Padova, l’anno stesso Elena fu esaminatrice per una laurea in filosofia. 
Non insegnò mai essendo membro di diverse accademie mantenne rapporti e si confrontò con diversi studiosi. Dopo un breve rientro a Venezia, Elena Lucrezia si trasferì a  Padova,  di salute sempre cagionevole si ammalò di tubercolosi e  il 26 luglio 1684, morì (in concetto di santità), a soli 38 anni,  venne  tumulata nella locale abbazia benedettina di Santa Giustina.
Era considerata anche un'esperta musicista sin dall 'eta di 17 anni suonava lo scibilis del suo tempo, il violino, il clavicembalo


 e clavicordo 



e l'arpa. 

La sua fama in vita così acclamata,dopo la morte  venne presto dimenticata, in Italia poche cose la ricordano.  Una statua – voluta da Caterina Dolfin,  al Bo, il  palazzo principale dell’università, a Padova;




 un suo ritratto si trova alla Pinacoteca Ambrosiana a Milano; una vetrata policroma la ritrae al Vasser College, la prima università femminile negli Stati Uniti,



 un affresco a lei dedicato all’università di Pittsburg, una lapide nel suo palazzo a Venezia,



 il nome della biblioteca comunale di Episkopi, ed un cratere di 26 km di diametro su Venere.
 Un  grazie  va alla signora Ruth Crawford Mitchell  di Pittsburg che ha pianificato  la Celebrazione del terzo centenario per onorare la prima donna nella storia a ricevere una laurea.
Elena Lucrezia resta il simbolo e un  esempio di libertà femminile,  pur non potendo cambiare  le regole sociali allora esistenti, aprì un varco per il riconoscimento  della capacità della donne di pensare e di sapere, di insegnare ad altri, uomini o donne che siano, non solo in singole discipline, ma affrontando con la forza dell’intelligenza la questione filosofica della scienza e della capacità, la libertà della cultura .....