il filo dei ricordi-racconti

domenica 7 giugno 2020

Margherita Sarfatti


Margherita Sarfatti



Margherita Sarfatti, è ricordata dai più come la donna che scriveva i proclami di Benito Mussolini, ma non era solo questo…..


Margherita nasce a Venezia l’8 aprile 1888, in una famiglia ebrea colta e ricca. Amedeo Grassini, suo padre era ingegnere e fondò il sistema di trasporto dei vaporetti a Venezia.
Era l’ultima figlia intelligente e vivace, viveva in una casa dove la cultura aveva la precedenza, andava regolarmente a concerti e all’opera nel palco del padre nel teatro La Fenice. 


Divorava romanzi. Incontrava le numerose persone, colte e raffinate, che frequentavano abitualmente la casa, poteva conversare con chiunque, avendo la padronanza di più lingue straniere, aveva ricevuto un’ educazione da istitutrici tedesche, francesi e inglesi, era una ragazza molto bella, con molta curiosità, l’istruzione approfondita, era impartita da insegnanti che erano i migliori rappresentanti della cultura veneta di quel periodo.
Era amica di Gabriele D’Annunzio,


 e della famiglia Fogazzaro, che, sia a Vicenza che sul nostro lago, ad Oria Valsolda avevano ville e possedimenti, conosce anche Israel Zanguwill scrittore inglese ebreo.
Dopo uno spettacolo alla Fenice, conobbe l’avvocato Cesare Sarfatti, di cui si innamorò, era un avvocato di idee repubblicane, un uomo già adult,  mentre Margherita aveva solo 15 anni, Sebbene il padre ostacolasse la frequentazione fra i due, al compimento dei 18 anni Margherita sposò Cesare Sarfatti, contro la volontà della sua famiglia col rito civile.


Durante il viaggio di nozze a Parigi rimase affascinata dalle opere di Toulose Lautrec, acquistò la serie completa delle litografie intitolata “Elles”, nelle quali si rappresentava la vita delle prostitute, nelle case chiuse. Dal matrimonio nacquero i primi figli Roberto 1900, e Amedeo 1902, i rapporti con la sua famiglia erano sempre tesi a causa delle attività socialiste del marito, Margherita scriveva come critica d’arte in diversi giornali, con il nome di Margherita Sarfatti. Dopo la perdita alle elezioni del marito nel 1900 decidono di trasferirsi nella cosmopolita Milano, il marito, vince con successo cause socialisti, e in poco tempo con capacità, educazione, cultura, e tanta ambizione si inserirono nei salotti della Milano che poteva aprire tante porte. Margherita si impegna nei movimenti femministi anche se molto pesso viene criticata da Anna Kuliscioff, ebrea, medico e giornalista, che le rinfaccia le sue possibilità economiche e il fatto di non allontanarsi dalle comodità borghesi.
Continuava a scrivere come critica d’arte, sul giornale “Avanti” incontra Benito Mussolini 



che diventato direttore del giornale socialista, tagliata la barba e dismessa la divisa logora, vuole cambiare la politica, è un grandissimo oratore che impressiona dapprima Cesare Sarfatti e poi Margherita.
Nel 1908 muore una delle sorelle e il padre, con la cospicua eredità acquista un bellissimo appartamento nel Palazzo Serbelloni in Corso Venezia, e una bella villa di campagna a Cavallasca, vicino al lago di Como, molto vicina alla frontiera svizzera, la casa viene chiamata il Soldo prendendo il nome dal vicino torrente, situata davvero in un lieto colle, era la fattori modello della zona, di lei coloro i quali erano al suo servizio, raccontano di una donna gentile







Nel 1909 nacque Fiammetta, la figlia che sempre voluto, ma continuava il suo lavoro presso i giornali, riuscì a farsi strada come critica e giornalista d’arte, un ruolo detenuto quasi esclusivamente da uomini, i giornali, su cui scrive ” “Il Tempo”,la “Gazzetta di Venezia”,“La Patria”, le riconoscono molti meriti.
Continua a scrivere di arte sull’Avanti della domenica, conosce Boccioni, tra i due nasce una grade simpatia, Boccioni frequenta molto spesso anche Villa Soldo e molte opere dipinte rimangono proprietà dei Sarfatti. Nel 1910 il Futurismo diventa la nuova avanguardia dell’arte Marinetti, Carrà, Boccioni, Russolo, gli incontri tra questi giovani artisti avvengono proprio nell’appartamento di Corso Venezia a Milano e si alternano con la casa di Marinetti.


 Anche gli scultori Adolfo Wildt,


 Arturo Mancini ,i pittori Tallone, Sironi,

 Funi, Tosi e l’architetto Sant ’Elia insieme  a tanti altri, la poetessa Ada Negri


 era invece considerata come un membro della famiglia, amica inseparabile di Margherita.
Attraverso il giornale “La Voce” denuncia le condizioni dei lavorato agricoli nell’agro romano, colpiti dalla malaria, sono abbandonati dalla politica.
Nel 1913 Mussolini fonda la rivista “ Utopia “ affida a Margherita l’esclusiva dell’arte e dei temi che riguardano la sfera femminile, per gli storici in quel periodo era già iniziata la loro relazione amorosa. Margherita, era alta bionda aveva un corpo giovane e grandi occhi era definita “una bellezza trionfante”, Mussolini era l’astro nascente della politica.
Inevitabilmente Margherita di stacca dai movimenti socialisti delle donne, vorrebbe donne più libere, più coraggiose, che abbiano preso coscienza di sé, delle proprie capacità personali. Considera volontà e i talenti, le uniche doti per raggiungere il successo e l’affermazione di sé, tutto questo a parole sembra semplice. ancora stiamo lottando per questo e siamo nel 2020.
Non furono però solo anni di felicità. Il 28 gennaio 1918, Roberto, il figlio di Margherita, morì in guerra appena 17enne, sull’altopiano di Asiago, colpito da una pallottola austriaca. Nel 1935, dopo il ritrovamento del corpo, L’architetto razionalista comasco Giuseppe Terragni realizzò un monumento, che Margherita chiamerà “il caro segno”. 


 

Era ormai un critico d’arte tra i più importanti d’Italia, malgrado la sofferenza continuò a scrivere.  


Convinta che la cultura fosse il collante per unire, voleva la possibilità di realizzare il sogno: la grandezza dello stato attraverso l’arte, tentò di aiutare giovani di talento, affittò a Rovenna, sopra Cernobbio, una villa, la mise a disposizione di quegli artisti che appartenevano al movimento futurista.



Margherita e Mussolini, avevano una storia che continuava dal 1919 al 1922 anche se i rispettivi coniugi ne erano a conoscenza, preferivano non ostentarla si incontravano vicino a casa Sarfatti, Benito Mussolini,



 grazie a Margherita affina i modi e l’abbigliamento, apprende nozioni di storia di economia, da donna acuta e intelligente riesce a farlo accettare dalla Milano cosmopolita, lo riceve insieme agli amici di lunga data come Guglielmo Marconi e Arturo Toscanini.





Il 31 ottobre 1922 Mussolini diventa il Presidente del Consiglio, Margherita diventa l’ispiratrice, mentre lui si compiaceva del potere acquisito, la coppia doveva per mantenere la loro relazione segreta comunicare con messaggi cifrati senza saluti e firme, ma i loro incontri clandestini misero in allarme i servizi segreti dello stato. Dopo un incontro con il re Giorgio V Mussolini giunto a Milano si recò in auto a Villa Soldo.
Margherita si sentiva trascurata dal Duce, il quale era molto possessivo nei confronti della donna, ci furono litigi e incomprensioni, il duce la tradiva ripetutamente e anche lei, ricambiò con la stessa moneta.
Dopo la morte del marito Cesare Sarfatti, nel 1924, si dedica totalmente a Mussolini, nel 1928 si converte al cattolicesimo ma con poca convinzione.
Margherita Sarfatti per circa un ventennio,è stata la fautrice delle arti moderne, avrebbe voluto che nel movimento il “900” raccogliesse la produzione artistica degli artisti che aveva promosso e aiutato, mentre all’estero il movimento veniva apprezzato in Italia, le facevano mancare i sostegni, viene emarginata, 




la donna non concordava le imprese coloniali, non approvava i rapporti intensi con la Germania nazista, e si scontrava con l’avidità dei gerarchi, molti schierati dalla parte di Donna Rachele. Mussolini,  che  era stato sostenuto economicamente e culturalmente,  dimentica in fretta e la sostituisce con Claretta Petacci.
Margherita Sarfatti, sapeva muoversi nel mondo, incontrò personaggi internazionali, Guglielmo Marconi, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Delano Roosevelt,


 Albert Einstein.


Nel 1938 in seguito alle disposizioni che mutavano fuggì dapprima in Francia, a Parigi, e poi in Argentina, la sua famiglia di origine invece subì in pieno le leggi razziali antisemite e una delle sue sorelle, Nella Grassini Errera, morirà nel lager di Auschwitz



Margherita Sarfatti, si recava a Cavallasca presso la propria villa “il Soldo”, ogni anno per le vacanze da luglio a ottobre, tranne il periodo dell’esilio in America, rientrata in Italia vi si trasferì definitivamente...fino al giorno della sua morte, il 29 ottobre 1961. Era una donna di grande cultura spaziava da temi impegnativi, ai temi di interrogazione, continuò a scrivere e in questa villa , “Il Soldo” ospitò grandi personaggi, scrittori come Luigi Pirandello, 


Riccardo Baccelli,
lo scultore Medardo Rosso, 


era un tempio dell’arte, alle pareti quadri preziosi di illustri pittori, Chagalle, Carrà, Matisse, Picasso, Sironi, 


la casa è ricca di documenti storici, auguri dei reali d’Italia, Gabriele D’Annunzio lasciò molti bozzetti, tante le scritture autografate della padrona di casa, in fondo è stata l’autrice della biografia del Duce



di maggior successo, sui divani di questa casa, si raccoglievano personalità importanti, Margherita era il filo conduttore, colei che metteva in comunicazione il mondo letterario, e della storia dell’arte. Fino all’ultimo giorno della propria vita collaborò con la rivista Como, consegnò proprio all’amica Carla Porta Musa la sua ultima fatica.
Dal Web:
Carla Porta Musa, che ha più volte raccontato l’ultimo sereno incontro, in nulla presago di quanto sarebbe accaduto, preceduto da un’affettuosa e perentoria telefonata: «Ti aspetto domani. Domani, hai capito? Non mi tradire. Vieni. Parto lunedì e desidero salutarti». La regina del “Soldo”, ricorda la sua amica, aveva una voce fresca, che non lasciava prevedere di certo quel repentino passaggio, aveva una energia, un entusiasmo, una voglia di scrivere ancora molto intensa. «Domani parto – ribadì all’ospite – ma sono soddisfatta. Ho scritto tre articoli in questi ultimi giorni. E non credere che non abbia ancora molte cose da dire: continuerò a Roma». La conversazione scivolò sul matrimonio. «Muoio col pentimento di non essermi risposata – disse Margherita a Carla Porta Musa – Perché il compagno di tutt’i giorni e di tutte le ore è il marito. Naturalmente dev’essere una persona educata». La stessa Sarfatti, poco tempo prima, aveva confidato alla nipote Magalì: «Gli unici due uomini che ho amato sono stati tuo nonno e Mussolini». Porta Musa concluse così la cronaca di quel pomeriggio: «L’ultimo giorno Margherita Sarfatti aveva dunque scritto, conversato, letto, pagato tutt’i conti – com’era solita fare ogni anno da cinquant’anni – alla vigilia della partenza. Aveva aiutato a preparare le valigie, riposto nelle varie buste i soldi, i gioielli, le carte, i libri (…) Si era coricata verso mezzanotte; in ginocchio sul letto aveva come ogni sera detto le preghiere; si era fatta portare un tè di tiglio, poi aveva spento la luce. La mattina dopo quando la cameriera era entrata in camera per aprire le persiane, l’aveva chiamata. Come al solito, poi più insistentemente del solito. Si era avvicinata al letto. Margherita era morta. Portava sempre con sé, da moltissimi anni, raccolte in un grosso volume le opere di Dante che consultava incessantemente. (Sapeva e recitava Dante a memoria). Coincidenza strana: ad ogni suo dubbio, perplessità, curiosità, trovava sempre nella pagina che apriva a caso, la risposta o il consiglio o l’insegnamento adatti. Vi sono in quel volume – consumato dal tempo, ma soprattutto dall’uso – parecchie annotazioni di Margherita. Le prime risalgono al 1925. L’ultima è delle ore 0,50 dell’8 aprile 1961 (il giorno del suo ottantunesimo compleanno). L’ho ricopiata – la mano un po’ mi
tremava – col consenso di Fiammetta (la figlia di Margherita, ndr.): “Sì come pomo maturo dispicca dal suo ramo. Aristotele dice senza tristezza è la morte che è nella vecchiezza. Chiaro dunque che non vedrò il prossimo venturo 8 aprile 1962. Ma grazie a Dio dice che non soffrirò. Amen e così sia”».

villa Soldo interni




Di Margherita Sarfatti si parla solo come ispiratrice/ amante di Mussolini, ha invece dato un grande contributo all’arte italiana, è stata uno dei più grandi critici d’arte, in questa Villa situata nel mio paese di origine, ha ospitato praticamente tutti i protagonisti dell’arte di quegli anni, il suo non era un salotto, era uno studio. Era solita dire: “ Son tutti figli miei, ma solo uno o due si ricordano di me”
Molti di loro l’hanno rinnegata attaccata denigrata addirittura molti giornalisti, a Venezia, non vollero salire sull’autobus dove lei era seduta, solo Indro Montanelli, seppe spezzare il vuoto che l’aveva circondata. Ha certamente amato l’uomo sbagliato, ma ha fatto tanto per l’arte italiana, e questo dovremmo ricordare, come sempre accade si ricordano gli errori che hai commesso e non quanto hai fatto... Margherita sapeva tutto di Mussolini , conosceva i difetti, era consapevole che il Duce, grazie alla sua smodata vanità, avrebbe portato nell’ultimo periodo l’Italia intera alla rovina.
Margherita Sarfatti, se non si fosse compromessa con il fascismo, sarebbe oggi il simbolo del femminismo italiano, della vittoria della cultura invece venne tradita due volte, per un’altra donna e per un’altra ideologia. 


martedì 2 giugno 2020

La Venere Ottentotta


La Venere Ottentotta


Il razzismo è un argomento che ci tocca da vicino, nelle nostre televisioni, si parla di lavoro nero, di caporalato, di persone che vivono in luoghi davvero vergognosi ….è una storia lunga e chissà se mai finirà, questo racconto parla della stupida arroganza degli Europei, nei confronti di altri persone.

Si parla di circa duecento anni fa, qualcuno potrebbe obbiettare, che ai giorni nostri, una cosa simile,  non succederebbe, oggi lo si fa rimanendo nell’ombra sfruttando e maltrattando.

A quel tempo era quasi scontato, un certo tipo di comportamento, che rimane comunque inqualificabile.
Era nata intorno al 1789, in quella terra che ora si chiama Sudafrica,


 era una donna della tribù Khoisan, che in seguito ad un raid boero, era rimasta orfana e affidata come schiava ad una famiglia di Città del Capo. Si chiamava Sarah Saartjie Baartman.
La sua fisicità, tipica delle donne ottentotte, non era comune nelle donne europee, era infatti di bassa statura, un metro e trentacinque centimetri di altezza, aveva enormi natiche, e le labbra della sua vulva, quando la donna stava in piedi, sporgevano per circa otto centimetri, (veniva definito grembiule ottentotto),  il fratello del suo padrone nel 1810 decise di portarla in Europa e la espose a Londra come fenomeno da baraccone.
 Inizialmente la curiosità era morbosa nei confronti della donna, in realtà queste esibizioni, anche se le parti intime anteriori venivano coperte con uno straccio, mentre legata alla catena si esibiva a quattro zampe con atteggiamenti animali, crearono scandalo, in Inghilterra la schiavitù era vietata, ci furono movimenti di protesta.



Divenne un caso , Sarah, venne interrogata da una corte per stabilire se le sue esibizioni, fossero volontarie o imposte. Cosa avrebbe potuto rispondere una donna che non sapeva come muoversi nella libertà, a chi avrebbe potuto rivolgersi? La sua risposta fu che era in grado di intendere e di volere e che non era sottoposta al alcuna schiavitù.


In Inghilterra ormai non poteva essere più un fonte di reddito, venne venduta ad un padrone francese che la espose spudoratamente, era un domatore di animali, Sarah venne sottoposta, oltre che agli spettacoli anche a visite di scienziati e naturalisti, si trattava di esponenti di spicco, come i Cuvier, che la visitarono, la studiarono, la misurarono e la ritrassero nuda, sembra che Sarah fosse accondiscendente a farsi ritrarre nella nudità, ma perché tanto interesse?


Sarah era un’africana di una diversa etnia, di un diverso colore, ritenuta molto più vicino alle scimmie che agli uomini, gli scienziati interessati alle parti intime asserivano che nella donna nera il sesso era primitivo e senza freni inibitori, non poterono però negare che la donna era molto intelligente con una grande memoria che parlava molto bene l’olandese.
Negli spettacoli le danze che doveva esibire erano provocanti e attirava la curiosità del sesso maschile francese.


 Lo spettacolo dopo quattro anni, non interessava più, e venne avviata alla prostituzione, divenne alcoldipendente e alla giovanissima età di 25 anni morì probabilmente di vaiolo o di sifilide.
Non trovava pace nemmeno da morta, molte autopsie furono eseguite, si fece un calco del suo scheletro,  i suoi genitali e il suo cervello vennero messi in formaleide ed esibiti al Musèe dell’Homme di Parigi fino al 1974, si creò un ennesimo scandalo,  e i poveri resti vennero conservati in un’ altro luogo e non più esposti.
Nel 1990, con la fine dell’apartheid in Sudafrica, Nelson Mandela, dopo essere stato eletto presidente, chiese alla Francia i resti della giovane Sarah, non li ottenne subito ma
nell'agosto del 2002, vennero sepolti nella collina che sovrasta la città di Hakey.
 Le vennero dedicati a titolo di risarcimento un documentario e nel 2010 il fim “La Venere Nera”.
Questa è una vicenda che non ci fa onore in quanto europei, siamo stati superiori solamente in bestialità.











domenica 31 maggio 2020

Albert Samuel Anker


                                                 Alber Samuel   Anker



Un po di tempo fa alla Pinacoteca Zuest ho visto una mostra molto molto bella il titolo era leggere leggere.
Molti gli artisti di cui erano esposte le opere ma mi hanno colpito i quadri Albert Samuel Anker…



Un pittore quasi sconosciuto, eppure le sue opere sono molto belle e significative…
Dalle ricerche che ho fatto Anker era il figlio di un veterinario, vivevano nel cantone di Berna, fin dalla prima adolescenza frequenta corsi di arte alla scuola di Louis Wallinger a Neuchâtel, terminati gli studi liceali a Berna. Viene indirizzato agli studi di teologia, sempre a Berna poi ad Halle in Germania, proprio in questa città, che viene attratto definitivamente dalle belle raccolte d’arte. Chiede al padre di poter studiare arte e il supporto per portare a termine gli studi. Ottenuto il sostegno dal padre, nel 1855 si trasferisce a Parigi dove frequenta la scuola superiore di belle arti, dove veniva imposta come regola di studio la grande capacità del disegno, del nudo e della figura, sotto la guida del maestro Vaud Charles Gleyre. Un ’ottima scuola dalla quale passarono proprio in quegli anni Wisthler, Monet, Renoir, Sisley.





I temi religiosi, che furono i temi iniziali, i ritratti di Lutero e Calvino, lo introdussero nel mondo vario e colorato degli artisti.
Tornato ad Ins in casa dei genitori, utilizzando la grande soffitta come un atelier  dipinge la realtà che lo circonda,  la vita quotidiana, le abitudini e costumi delle comunità contadine. La sua pittura è apprezzata sia in patria che all’estero. Nel 1864 sposa Anna Rüfli dalla quale ebbe sei figli. Due morirono in tenera età, quattro, cioè Louise, Maria, Moritz e Cecile saranno spesso i soggetti dei suoi ritratti dell’infanzia.



Ottiene grandi e importanti riconoscimenti con il quadro “ragazza dormiente nel” bosco” del 1865, si trasferisce a Parigi durante la stagione invernale, con la famiglia fino agli anni 1890.
 La città di Parigi, lo nomina illustre Cavaliere della Legion d’onore, in Francia, entrò anche nel Consiglio di Berna, si impegnò molto per la costruzione del museo delle arti della città


Anker era un uomo colto, leggeva, scriveva e parlava sei lingue, era un uomo che amava leggere, informarsi, attraverso i giornali, apprendendo i fatti del mondo ed era molto aperto socialmente, pur non essendosi mai esposto politicamente.
 In Svizzera, nella metà dell’ottocento, la lettura era abbastanza diffusa, un segno della voglia di emancipazione culturale, e politica anche dei contadini, infatti molti furono i ritratti di uomini che leggevano giornali.





Eseguì anche ritratti di giovani donne che leggevano, a fine settecento e nei primi anni dell’ottocento la lettura era riservata solo alle signore di classe borghese,  Anker ci racconta un’emancipazione anche  nelle donne del ceto popolare, certo nessuna donna leggeva  un giornale, le donne leggevano  la Bibbia,





 la storia della Svizzera, poesie, novelle e il romanzo di Johann Heinrich Pestalozzi, Lienhard und Gertrud, del 1781-1787 , in Italia Leonardo e Gertrude (1968).
 Nel cantone di Berna, furono allestite molte biblioteche popolari al fine di consentire a chiunque di poter leggere.
Ancher, con le sue opere ha mostrato anche bambini e adolescenti che leggono ad alta voce ad una persona o anche a piccoli gruppi tutte particolarmente attente, leggono ai compagni, ai nonni, ai fratellini o ai genitori, mentre sono impegnati nelle loro incombenze quotidiane,


 hanno prima di tutto  un valore intimo e affettivo, ma è anche un metodo con cui si insegnava a leggere ad alta voce, mantenendo tono, ritmo espressione e ed emozione, questo consentiva di mantenere alta l’attenzione dell’ascoltatore .

( La meditazione del nonno).

Anker per formazione era un uomo religioso le fonti che lo ispiravano erano tutte intorno a lui, la vita semplice e dura dei contadini;



 la scuola del villaggio;


 i temi dell’educazione 






 



e dell’istruzione, 





era il  terreno morale e civile ; le relazioni  tra le generazioni familiari, la  continuità di tradizioni e trasmissione dei valori;





Ogni membro della comunità diventa educatore: il nonno, il padre, il fratello o la sorella più grande, il vicino, la maestra.
Il lavoro domestico era ritenuto fondamentale,  gli argomenti in cui si impegnava  socialmente  senza tensione,   manifestando  di serena esistenza ed espressione dei sentimenti domestici,






  i legami familiari rappresentati in una intorno alla stube, una massiccia stufa di maiolica all’interno di una stanza sicuramente povera, a volte spartana ma pulita ed accogliente, proprio nel
  cuore di una  casa contadina svizzera, mentre una ragazza legge ad alta voce la Bibbia, al nonno e alla sorella, i quali con molta attenzione ascoltano mentre il fratellino più piccolo si è addormentato sulla gamba del nonno, seduto sul ripiano più alto della stufa tutto questo è narrato nell’opera 
“ Domenica pomeriggio”




è la luce che rende la composizione dolce e delicata, una luce che accarezza il volto del bimbo, un opera di indiscutibile valore ma anche un canto all’intimità di una casa, il rispetto dato  all'autorità del libro, alla fede e alle generazioni.




Nel 1890 Anker illustra con 200 disegni i nove volumi di opere scelte di Gotthelf, editi da Zahn a La Chaux-de-Fonds. Sono disegni commoventi forse ripetitivi ma anche molto molto belli, famoso è quello in cui ritrae il maestro Heinrich Pestalozzi nella sua scuola- collegio, oggi lo chiameremmo orfanotrofio.






Dipinse più di 30 nature morte tutte molto belle e precise nell’esecuzione.



Anker è stato ingiustamente definito un pittore popolare svizzero, niente di più sbagliato, è poco conosciuto, perché alla sua morte tutte le sue opere vennero riacquistate e portate tutte in Svizzera, danneggiando sul piano internazionale la fama del Pittore. È stato invece un intellettuale a tutto tondo e la sua pittura è ricca di conoscenze.


Ha lasciato 46 diari, ricchi di importanti annotazioni  inoltre, insieme alla figlia Cecile un pioniere della fotografia.
I suoi quadri sono il frutto di una ricerca rigorosa, dagli impressionisti apprende la luminosità e la superiorità del colore, mantenendo i contorni e non accettando le scomposizioni delle figure.
 Fece frequenti viaggi, in particolare in Italia, molti sono i paesaggi ad acquerello, che fece nel nostro bel paese. Nel 1900 la sua città lo insignì della laurea honoris causa. Nel 1901 un infarto gli causò la paralisi della mano destra, nei nove anni che seguirono fino alla morte Anker dipinse solo che due tele ad olio mentre riuscì a produrre centinaia di splendidi acquerelli.
Dopo la morte nel 1910 gli fu dedicata una mostra a Neuchâtel.