il filo dei ricordi-racconti

martedì 2 giugno 2020

La Venere Ottentotta


La Venere Ottentotta


Il razzismo è un argomento che ci tocca da vicino, nelle nostre televisioni, si parla di lavoro nero, di caporalato, di persone che vivono in luoghi davvero vergognosi ….è una storia lunga e chissà se mai finirà, questo racconto parla della stupida arroganza degli Europei, nei confronti di altri persone.

Si parla di circa duecento anni fa, qualcuno potrebbe obbiettare, che ai giorni nostri, una cosa simile,  non succederebbe, oggi lo si fa rimanendo nell’ombra sfruttando e maltrattando.

A quel tempo era quasi scontato, un certo tipo di comportamento, che rimane comunque inqualificabile.
Era nata intorno al 1789, in quella terra che ora si chiama Sudafrica,


 era una donna della tribù Khoisan, che in seguito ad un raid boero, era rimasta orfana e affidata come schiava ad una famiglia di Città del Capo. Si chiamava Sarah Saartjie Baartman.
La sua fisicità, tipica delle donne ottentotte, non era comune nelle donne europee, era infatti di bassa statura, un metro e trentacinque centimetri di altezza, aveva enormi natiche, e le labbra della sua vulva, quando la donna stava in piedi, sporgevano per circa otto centimetri, (veniva definito grembiule ottentotto),  il fratello del suo padrone nel 1810 decise di portarla in Europa e la espose a Londra come fenomeno da baraccone.
 Inizialmente la curiosità era morbosa nei confronti della donna, in realtà queste esibizioni, anche se le parti intime anteriori venivano coperte con uno straccio, mentre legata alla catena si esibiva a quattro zampe con atteggiamenti animali, crearono scandalo, in Inghilterra la schiavitù era vietata, ci furono movimenti di protesta.



Divenne un caso , Sarah, venne interrogata da una corte per stabilire se le sue esibizioni, fossero volontarie o imposte. Cosa avrebbe potuto rispondere una donna che non sapeva come muoversi nella libertà, a chi avrebbe potuto rivolgersi? La sua risposta fu che era in grado di intendere e di volere e che non era sottoposta al alcuna schiavitù.


In Inghilterra ormai non poteva essere più un fonte di reddito, venne venduta ad un padrone francese che la espose spudoratamente, era un domatore di animali, Sarah venne sottoposta, oltre che agli spettacoli anche a visite di scienziati e naturalisti, si trattava di esponenti di spicco, come i Cuvier, che la visitarono, la studiarono, la misurarono e la ritrassero nuda, sembra che Sarah fosse accondiscendente a farsi ritrarre nella nudità, ma perché tanto interesse?


Sarah era un’africana di una diversa etnia, di un diverso colore, ritenuta molto più vicino alle scimmie che agli uomini, gli scienziati interessati alle parti intime asserivano che nella donna nera il sesso era primitivo e senza freni inibitori, non poterono però negare che la donna era molto intelligente con una grande memoria che parlava molto bene l’olandese.
Negli spettacoli le danze che doveva esibire erano provocanti e attirava la curiosità del sesso maschile francese.


 Lo spettacolo dopo quattro anni, non interessava più, e venne avviata alla prostituzione, divenne alcoldipendente e alla giovanissima età di 25 anni morì probabilmente di vaiolo o di sifilide.
Non trovava pace nemmeno da morta, molte autopsie furono eseguite, si fece un calco del suo scheletro,  i suoi genitali e il suo cervello vennero messi in formaleide ed esibiti al Musèe dell’Homme di Parigi fino al 1974, si creò un ennesimo scandalo,  e i poveri resti vennero conservati in un’ altro luogo e non più esposti.
Nel 1990, con la fine dell’apartheid in Sudafrica, Nelson Mandela, dopo essere stato eletto presidente, chiese alla Francia i resti della giovane Sarah, non li ottenne subito ma
nell'agosto del 2002, vennero sepolti nella collina che sovrasta la città di Hakey.
 Le vennero dedicati a titolo di risarcimento un documentario e nel 2010 il fim “La Venere Nera”.
Questa è una vicenda che non ci fa onore in quanto europei, siamo stati superiori solamente in bestialità.











10 commenti:

  1. Bellissimo Enrica,ma sopratutto interessante,non conoscevo l'argomento. Anna B.

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  2. Cose terribili!!! Brava Enrica, complimenti

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  3. Pensavi di prendermi in castagna? Tu non ci riuscirai mai.... Perché io ti faccio la guerra.....

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  4. Un vicenda penosa che desta pietà e fa rabbrividire, non solo, ma dimostra, ancora una volta, quanta poca umanità esiste nell'animo di certi esseri umani (se umani si possono chiamare tali elementi). Grazie Enrica, con le tue ricerche riesci sempre a sorprenderci. Un saluto.

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  5. Grazie Enrica! Quanta crudelta', anche se passano I secoli quest' orrore rimane per sempre Anna Fo

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  6. Un racconto che ci presenta una diversa faccia del razzismo e della crudeltà di una parte degli esseri umani. Un lavoro di ricerca che fa onore all'autrice e consente a chi la segue di apprendere sempre nuove e interessanti storie. G

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  7. Brava Enrica complimenti racconto molto bello che fa riflettere.......ciao e grazie alla prossima Maurizio G. (Per il solito anonimo che scrive cretinate io gli rispondo così....cosa vuoi fare la guerra i vigliacchi scappano o sì nascondono mi fai pena.....)

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  8. E' umiliante per molti di noi Europei del terzo millennio leggere lo scritto di Enrica.
    Con questo post sul popolo Ottentotto ha descritto come molti di noi ancora oggi in Europa, e nel Mondo consideriamo i nostri simili perché diversi per colore, statura, aspetto fisico, senza mai esserci soffermati sul perché, quelle che per i bianchi, sono deformazioni, menomazioni, o solo diverso colore della pelle, per gli Ottentotti, o altre etnie, quelle che noi definiamo malformazioni bestiali tanto da esporli alla catena. Altro non sono che parti del corpo usate per un particolare scopo da migliaia di anni.
    Cesare Lombroso li definiva così
    “L’ottentotto forma una varietà ancor più singolare della razza umana: l’ottentotto è, si può dire, l’ornitorinco dell’umanità perché riunisce insieme le forme più disparate delle razze negre e gialle ad alcune sue proprie, le quali egli ha comuni con pochi animali che brulicano vicino a lui.
    Al muso sporgente del negro mescola il muso allargato del cinese; i suoi denti incisivi sono foggiati a modo di incudine; l’ulna, che è un osso dell’antibraccio, conserva, come in alcuni animali, quel foro, detto foro olecranico, che presenta il nostro feto; le ossa delle dita del piede sono disposte a gradi come le cannucce di una zampogna; le apofisi spinose delle vertebre cervicali mancano della solita biforcazione; i capelli sono inseriti tutt'intorno alla testa, ed escono a fascetti, a gruppi, fuori dai tegumenti come i pennelli di una scopetta da panni, cosicché il barbiere che radesse per bene un boscimano si troverebbe dinanzi una testa marezzata qua e là come una tavola di mogano, sparsa di grani di pepe. L’organo femmineo è conformato differentemente dal nostro per lo sviluppo singolare delle grandi labbra in giù a guisa di cortina o di doppio grembiale. Dalla regione posteriore, pelvica, delle loro donne sporge un piccolo baule di grasso, sul quale comodamente s’adagia il bambino che poppa, stirando dietro le spalle le lunghissime mammelle della madre. Se dopo tutto ciò si volesse ancora fare una specie sola dell’ottentotto e del bianco converrebbe allora comprendere in una sola specie pur anche il lupo ed il cane, l’asino e il cavallo, il capro e la pecora”.
    Per concludere devo ammettere che quello che noi pensiamo sia la parte più sviluppata in noi Europei "il cervello" in realtà si sia ridotto tanto da non distinguere più i nostri simili, ma distinguere solo come una persona appare. Grazie per questo tuo scritto. RAV

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  9. Ringrazio tutti coloro che dedicano il tempo della lettura ai miei scritti e grazie per i commenti

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  10. Non conoscevo questa storia,comunque povera donna esibita così.Ciao OLga

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