il filo dei ricordi-racconti

domenica 7 giugno 2020

Margherita Sarfatti


Margherita Sarfatti



Margherita Sarfatti, è ricordata dai più come la donna che scriveva i proclami di Benito Mussolini, ma non era solo questo…..


Margherita nasce a Venezia l’8 aprile 1888, in una famiglia ebrea colta e ricca. Amedeo Grassini, suo padre era ingegnere e fondò il sistema di trasporto dei vaporetti a Venezia.
Era l’ultima figlia intelligente e vivace, viveva in una casa dove la cultura aveva la precedenza, andava regolarmente a concerti e all’opera nel palco del padre nel teatro La Fenice. 


Divorava romanzi. Incontrava le numerose persone, colte e raffinate, che frequentavano abitualmente la casa, poteva conversare con chiunque, avendo la padronanza di più lingue straniere, aveva ricevuto un’ educazione da istitutrici tedesche, francesi e inglesi, era una ragazza molto bella, con molta curiosità, l’istruzione approfondita, era impartita da insegnanti che erano i migliori rappresentanti della cultura veneta di quel periodo.
Era amica di Gabriele D’Annunzio,


 e della famiglia Fogazzaro, che, sia a Vicenza che sul nostro lago, ad Oria Valsolda avevano ville e possedimenti, conosce anche Israel Zanguwill scrittore inglese ebreo.
Dopo uno spettacolo alla Fenice, conobbe l’avvocato Cesare Sarfatti, di cui si innamorò, era un avvocato di idee repubblicane, un uomo già adult,  mentre Margherita aveva solo 15 anni, Sebbene il padre ostacolasse la frequentazione fra i due, al compimento dei 18 anni Margherita sposò Cesare Sarfatti, contro la volontà della sua famiglia col rito civile.


Durante il viaggio di nozze a Parigi rimase affascinata dalle opere di Toulose Lautrec, acquistò la serie completa delle litografie intitolata “Elles”, nelle quali si rappresentava la vita delle prostitute, nelle case chiuse. Dal matrimonio nacquero i primi figli Roberto 1900, e Amedeo 1902, i rapporti con la sua famiglia erano sempre tesi a causa delle attività socialiste del marito, Margherita scriveva come critica d’arte in diversi giornali, con il nome di Margherita Sarfatti. Dopo la perdita alle elezioni del marito nel 1900 decidono di trasferirsi nella cosmopolita Milano, il marito, vince con successo cause socialisti, e in poco tempo con capacità, educazione, cultura, e tanta ambizione si inserirono nei salotti della Milano che poteva aprire tante porte. Margherita si impegna nei movimenti femministi anche se molto pesso viene criticata da Anna Kuliscioff, ebrea, medico e giornalista, che le rinfaccia le sue possibilità economiche e il fatto di non allontanarsi dalle comodità borghesi.
Continuava a scrivere come critica d’arte, sul giornale “Avanti” incontra Benito Mussolini 



che diventato direttore del giornale socialista, tagliata la barba e dismessa la divisa logora, vuole cambiare la politica, è un grandissimo oratore che impressiona dapprima Cesare Sarfatti e poi Margherita.
Nel 1908 muore una delle sorelle e il padre, con la cospicua eredità acquista un bellissimo appartamento nel Palazzo Serbelloni in Corso Venezia, e una bella villa di campagna a Cavallasca, vicino al lago di Como, molto vicina alla frontiera svizzera, la casa viene chiamata il Soldo prendendo il nome dal vicino torrente, situata davvero in un lieto colle, era la fattori modello della zona, di lei coloro i quali erano al suo servizio, raccontano di una donna gentile







Nel 1909 nacque Fiammetta, la figlia che sempre voluto, ma continuava il suo lavoro presso i giornali, riuscì a farsi strada come critica e giornalista d’arte, un ruolo detenuto quasi esclusivamente da uomini, i giornali, su cui scrive ” “Il Tempo”,la “Gazzetta di Venezia”,“La Patria”, le riconoscono molti meriti.
Continua a scrivere di arte sull’Avanti della domenica, conosce Boccioni, tra i due nasce una grade simpatia, Boccioni frequenta molto spesso anche Villa Soldo e molte opere dipinte rimangono proprietà dei Sarfatti. Nel 1910 il Futurismo diventa la nuova avanguardia dell’arte Marinetti, Carrà, Boccioni, Russolo, gli incontri tra questi giovani artisti avvengono proprio nell’appartamento di Corso Venezia a Milano e si alternano con la casa di Marinetti.


 Anche gli scultori Adolfo Wildt,


 Arturo Mancini ,i pittori Tallone, Sironi,

 Funi, Tosi e l’architetto Sant ’Elia insieme  a tanti altri, la poetessa Ada Negri


 era invece considerata come un membro della famiglia, amica inseparabile di Margherita.
Attraverso il giornale “La Voce” denuncia le condizioni dei lavorato agricoli nell’agro romano, colpiti dalla malaria, sono abbandonati dalla politica.
Nel 1913 Mussolini fonda la rivista “ Utopia “ affida a Margherita l’esclusiva dell’arte e dei temi che riguardano la sfera femminile, per gli storici in quel periodo era già iniziata la loro relazione amorosa. Margherita, era alta bionda aveva un corpo giovane e grandi occhi era definita “una bellezza trionfante”, Mussolini era l’astro nascente della politica.
Inevitabilmente Margherita di stacca dai movimenti socialisti delle donne, vorrebbe donne più libere, più coraggiose, che abbiano preso coscienza di sé, delle proprie capacità personali. Considera volontà e i talenti, le uniche doti per raggiungere il successo e l’affermazione di sé, tutto questo a parole sembra semplice. ancora stiamo lottando per questo e siamo nel 2020.
Non furono però solo anni di felicità. Il 28 gennaio 1918, Roberto, il figlio di Margherita, morì in guerra appena 17enne, sull’altopiano di Asiago, colpito da una pallottola austriaca. Nel 1935, dopo il ritrovamento del corpo, L’architetto razionalista comasco Giuseppe Terragni realizzò un monumento, che Margherita chiamerà “il caro segno”. 


 

Era ormai un critico d’arte tra i più importanti d’Italia, malgrado la sofferenza continuò a scrivere.  


Convinta che la cultura fosse il collante per unire, voleva la possibilità di realizzare il sogno: la grandezza dello stato attraverso l’arte, tentò di aiutare giovani di talento, affittò a Rovenna, sopra Cernobbio, una villa, la mise a disposizione di quegli artisti che appartenevano al movimento futurista.



Margherita e Mussolini, avevano una storia che continuava dal 1919 al 1922 anche se i rispettivi coniugi ne erano a conoscenza, preferivano non ostentarla si incontravano vicino a casa Sarfatti, Benito Mussolini,



 grazie a Margherita affina i modi e l’abbigliamento, apprende nozioni di storia di economia, da donna acuta e intelligente riesce a farlo accettare dalla Milano cosmopolita, lo riceve insieme agli amici di lunga data come Guglielmo Marconi e Arturo Toscanini.





Il 31 ottobre 1922 Mussolini diventa il Presidente del Consiglio, Margherita diventa l’ispiratrice, mentre lui si compiaceva del potere acquisito, la coppia doveva per mantenere la loro relazione segreta comunicare con messaggi cifrati senza saluti e firme, ma i loro incontri clandestini misero in allarme i servizi segreti dello stato. Dopo un incontro con il re Giorgio V Mussolini giunto a Milano si recò in auto a Villa Soldo.
Margherita si sentiva trascurata dal Duce, il quale era molto possessivo nei confronti della donna, ci furono litigi e incomprensioni, il duce la tradiva ripetutamente e anche lei, ricambiò con la stessa moneta.
Dopo la morte del marito Cesare Sarfatti, nel 1924, si dedica totalmente a Mussolini, nel 1928 si converte al cattolicesimo ma con poca convinzione.
Margherita Sarfatti per circa un ventennio,è stata la fautrice delle arti moderne, avrebbe voluto che nel movimento il “900” raccogliesse la produzione artistica degli artisti che aveva promosso e aiutato, mentre all’estero il movimento veniva apprezzato in Italia, le facevano mancare i sostegni, viene emarginata, 




la donna non concordava le imprese coloniali, non approvava i rapporti intensi con la Germania nazista, e si scontrava con l’avidità dei gerarchi, molti schierati dalla parte di Donna Rachele. Mussolini,  che  era stato sostenuto economicamente e culturalmente,  dimentica in fretta e la sostituisce con Claretta Petacci.
Margherita Sarfatti, sapeva muoversi nel mondo, incontrò personaggi internazionali, Guglielmo Marconi, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Delano Roosevelt,


 Albert Einstein.


Nel 1938 in seguito alle disposizioni che mutavano fuggì dapprima in Francia, a Parigi, e poi in Argentina, la sua famiglia di origine invece subì in pieno le leggi razziali antisemite e una delle sue sorelle, Nella Grassini Errera, morirà nel lager di Auschwitz



Margherita Sarfatti, si recava a Cavallasca presso la propria villa “il Soldo”, ogni anno per le vacanze da luglio a ottobre, tranne il periodo dell’esilio in America, rientrata in Italia vi si trasferì definitivamente...fino al giorno della sua morte, il 29 ottobre 1961. Era una donna di grande cultura spaziava da temi impegnativi, ai temi di interrogazione, continuò a scrivere e in questa villa , “Il Soldo” ospitò grandi personaggi, scrittori come Luigi Pirandello, 


Riccardo Baccelli,
lo scultore Medardo Rosso, 


era un tempio dell’arte, alle pareti quadri preziosi di illustri pittori, Chagalle, Carrà, Matisse, Picasso, Sironi, 


la casa è ricca di documenti storici, auguri dei reali d’Italia, Gabriele D’Annunzio lasciò molti bozzetti, tante le scritture autografate della padrona di casa, in fondo è stata l’autrice della biografia del Duce



di maggior successo, sui divani di questa casa, si raccoglievano personalità importanti, Margherita era il filo conduttore, colei che metteva in comunicazione il mondo letterario, e della storia dell’arte. Fino all’ultimo giorno della propria vita collaborò con la rivista Como, consegnò proprio all’amica Carla Porta Musa la sua ultima fatica.
Dal Web:
Carla Porta Musa, che ha più volte raccontato l’ultimo sereno incontro, in nulla presago di quanto sarebbe accaduto, preceduto da un’affettuosa e perentoria telefonata: «Ti aspetto domani. Domani, hai capito? Non mi tradire. Vieni. Parto lunedì e desidero salutarti». La regina del “Soldo”, ricorda la sua amica, aveva una voce fresca, che non lasciava prevedere di certo quel repentino passaggio, aveva una energia, un entusiasmo, una voglia di scrivere ancora molto intensa. «Domani parto – ribadì all’ospite – ma sono soddisfatta. Ho scritto tre articoli in questi ultimi giorni. E non credere che non abbia ancora molte cose da dire: continuerò a Roma». La conversazione scivolò sul matrimonio. «Muoio col pentimento di non essermi risposata – disse Margherita a Carla Porta Musa – Perché il compagno di tutt’i giorni e di tutte le ore è il marito. Naturalmente dev’essere una persona educata». La stessa Sarfatti, poco tempo prima, aveva confidato alla nipote Magalì: «Gli unici due uomini che ho amato sono stati tuo nonno e Mussolini». Porta Musa concluse così la cronaca di quel pomeriggio: «L’ultimo giorno Margherita Sarfatti aveva dunque scritto, conversato, letto, pagato tutt’i conti – com’era solita fare ogni anno da cinquant’anni – alla vigilia della partenza. Aveva aiutato a preparare le valigie, riposto nelle varie buste i soldi, i gioielli, le carte, i libri (…) Si era coricata verso mezzanotte; in ginocchio sul letto aveva come ogni sera detto le preghiere; si era fatta portare un tè di tiglio, poi aveva spento la luce. La mattina dopo quando la cameriera era entrata in camera per aprire le persiane, l’aveva chiamata. Come al solito, poi più insistentemente del solito. Si era avvicinata al letto. Margherita era morta. Portava sempre con sé, da moltissimi anni, raccolte in un grosso volume le opere di Dante che consultava incessantemente. (Sapeva e recitava Dante a memoria). Coincidenza strana: ad ogni suo dubbio, perplessità, curiosità, trovava sempre nella pagina che apriva a caso, la risposta o il consiglio o l’insegnamento adatti. Vi sono in quel volume – consumato dal tempo, ma soprattutto dall’uso – parecchie annotazioni di Margherita. Le prime risalgono al 1925. L’ultima è delle ore 0,50 dell’8 aprile 1961 (il giorno del suo ottantunesimo compleanno). L’ho ricopiata – la mano un po’ mi
tremava – col consenso di Fiammetta (la figlia di Margherita, ndr.): “Sì come pomo maturo dispicca dal suo ramo. Aristotele dice senza tristezza è la morte che è nella vecchiezza. Chiaro dunque che non vedrò il prossimo venturo 8 aprile 1962. Ma grazie a Dio dice che non soffrirò. Amen e così sia”».

villa Soldo interni




Di Margherita Sarfatti si parla solo come ispiratrice/ amante di Mussolini, ha invece dato un grande contributo all’arte italiana, è stata uno dei più grandi critici d’arte, in questa Villa situata nel mio paese di origine, ha ospitato praticamente tutti i protagonisti dell’arte di quegli anni, il suo non era un salotto, era uno studio. Era solita dire: “ Son tutti figli miei, ma solo uno o due si ricordano di me”
Molti di loro l’hanno rinnegata attaccata denigrata addirittura molti giornalisti, a Venezia, non vollero salire sull’autobus dove lei era seduta, solo Indro Montanelli, seppe spezzare il vuoto che l’aveva circondata. Ha certamente amato l’uomo sbagliato, ma ha fatto tanto per l’arte italiana, e questo dovremmo ricordare, come sempre accade si ricordano gli errori che hai commesso e non quanto hai fatto... Margherita sapeva tutto di Mussolini , conosceva i difetti, era consapevole che il Duce, grazie alla sua smodata vanità, avrebbe portato nell’ultimo periodo l’Italia intera alla rovina.
Margherita Sarfatti, se non si fosse compromessa con il fascismo, sarebbe oggi il simbolo del femminismo italiano, della vittoria della cultura invece venne tradita due volte, per un’altra donna e per un’altra ideologia. 


10 commenti:

  1. Ancora una volta devo farti i complimenti racconto scritto molto bene ....brava Enrica...ciao Maurizio G.

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  2. Bello,letto tutto in un fiato.brava Enrica. Anna B.

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  3. Peccato che una bella donna così istruita, intelligente, piena di risorse. Sia diventata l amante di Mussolini.Ma il potere affascina, comunque una bella storia, dici che si potrà visitare la Villa di Cavallasca

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  4. Una donna molto progredita per quei tempi!Saluti OLga

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  5. Perché soffermarsi sulle vicende amorose, chi non ha commesso errori innamorandosi della persona sbagliata? Io ho tralasciato la parte amorosa per soffermarmi sulla donna, e sulle sue grandi qualità cosi ben raccontate da Enrica. Non conoscevo la vita della Sarfatti, oggi ho appreso una nozione di vita in più grazie a due donne, in Primis chi racconta con dovizia di particolari la vita di artiste/i, poi la vita di una donna ricordata più per la sua vita amorosa che per le sue qualità. Grazie Enrica. RAV.

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  6. Grazie per avermi fatto conoscere una donna così! Da prendere ispirazione.
    Giulia di Cooperativa Sociolario

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  7. Avvincente come sempre Enrica, appena inizio a leggere non riesco più a staccarmi, devo arrivare alla fine. É sempre così con i tuoi scritti, grazie. Un intreccio di storia, cultura, arte, sentimenti, emozioni, il tutto ben articolato, alla maniera insuperabile di Enrica: Ancora grazie e un saluto sincero, ciao.

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