il filo dei ricordi-racconti

lunedì 15 giugno 2020



 

 
                                            John Frenc Sloan
Non è semplice spiegare cosa ti colpisce di un opera, ci sono momenti che,  forse per sensibilità tua personale, o per malinconia, un quadro  ti rapisce  nei colori, nella vitalità, a volte ti trasmette il silenzio, oppure porta in te un ricordo, non so dare spiegazioni né ho la preparazione  tecnica, ma sicuramente colpisce i miei sensi, le mie emozioni.


Nato il 2 agosto 1871, Lock Haven, in Pennsylvania, negli Stati Uniti d’America, è morto il 7 settembre 1951, ad Hannover.
John Frenc Sloan, è stato un pittore, un incisore e litografo, un fumettista ed un’illustratore. Nelle sue opere, è riconosciuta dai più la vitalità, la vita quotidiana, nella città di New York.
Proveniva da una famiglia che ha sempre, ha apprezzato libri, periodici e stampe. Il padre James Dixon Sloan, avrebbe voluto essere un uomo d’affari e un artista.
La madre un insegnante che ha tramesso ai figli l’apprezzamento per i libri e le arti.
Nel 1876, la famiglia si trasferì a Filadelfia e nel 1884 iscrisse il figlio alla prestigiosa “Central High School”, dove aveva come compagni di classe William Glackens e Albert Coombs Barnes.
Era una delle migliori scuole pubbliche degli Stati Uniti, per essere ammessi alla scuola bisognava, e bisogna tutt’ora, aver conseguito un ottimo voto al diploma, voleva diventare un dentista. Aveva una predisposizione naturale al disegno, a soli 12 anni creava con inchiostro, acquerelli e matita, sul proprio libro “L’Isola del Tesoro” illustrazioni a mezza pagina, e immagini minuscole nel sommario e niente meno che nella pagina iniziale accanto al titolo aggiunse il proprio nome.
I sogni di gloria del padre naufragarono, fu vittima di un grande esaurimento nervoso, che lo rese inabile al lavoro, John, poco più di un adolescente, all’età 16 anni, divenne l’unico sostegno della famiglia, abbandonò la prestigiosa scuola, iniziò a lavorare come cassiere per Edward Newton, un libraio e un rivenditore di stampe pregiate, si fece notare per le decorazioni di biglietti da visita, di auguri, cartoline.
Nel 1880, studiò da autodidatta seguendo il Manuale di Etcher di Philip Gilbert Hamilton, imparò ad incidere, divenne quindi un illustratore, e un incisore,


 dipinse calendari, decorò case di poeti, incise opuscoli di poesie e, molti dei suoi lavori, per le decorazioni delicate e precise, erano considerate l’interpretazione di un talento.
Spesso, ricordava di essere entrato nell’arte per guadagnarsi da vivere, non solo per sé stesso, ma per tutta la sua famiglia.
 Ha cercato di frequentare la scuola d’arte, ma le esigenze non lo consentivano, nel 1890 frequentò dei corsi serali di disegno a mano libera, presso lo Spring Garden Institute, sempre in quest’anno concluse il suo primo dipinto ad olio, un autoritratto.


In seguito si propose come artista commerciale indipendente.
Nel 1892 riuscì ad entrare nello staff del Philadelfia Inquirer, aveva 21 anni.
Ottenendo l’impiego come artista di giornale, seppe sfruttare l’educazione artistica alternativa, gli mancavano i mezzi finanziari, per conseguire una formazione didattica regolare, nelle accademie americane ed Europee.
L'editore del giornale James Elverson, aveva acquistato nel 1889, il Philadelfia Inquirer, con i lavori di Sloan, lo aveva trasformato da carta stanca, ad un giornale per tutti, con illustrazioni, oltre che ai pezzi di illustri giornalisti.
 l’Inquirer, era diventato il giornale della domenica, poi il giornale che tutti leggevano tutti i giorni, attirando così un crescendo di nuovi lettori abbonati
.
Sloan all'Inquirer

 Attraverso le illustrazioni aumentavano anche le entrate per la pubblicità.
L’editore, elogiava le illustrazioni di Sloan, le riteneva eccellenti, faceva notare che, nessun altro giornale del Paese poteva eccellere in questo, forse esagerando un po’.
Per circa 12 anni, Sloan ha lavorato presso ben due giornali, l’Inquired, e la Stampa, per qualche mese anche al New York Herald.
Il lavoro di illustrazione, su libri, riviste, e manifesti pubblicitari, influenzarono la sua produzione artistica sia nei dipinti che nelle incisioni, 


tanto da modellarne la tecnica, e gli interessi principali, è stato un abile promotore di sé stesso, delle proprie abilità, nel progettare, incidere, illustrare, pubblicizzare schizzi e lettere.


Era molto bravo, anche nelle immagini di notizie sul posto, che trasmetteva ai giornali, ma non eccelleva negli schizzi rapidi, perché era un perfezionista. Per questo venne definito il pittore degli incidenti.
Ritornò all'Accademia di Belle Arti di Filadelfia dove conobbe il pittore/ avvocato Robert Henri che divenne in seguito il suo mentore e migliore amico. 
Negli anni ha preso decisioni che non sempre lo hanno aiutato professionalmente, fondò a Filadelfia il charcoal Club.
Grazie alla pubblicazione di alcuni suoi disegni nel libro Great Battless of de World (Grandi Battaglie nel mondo) di Stephen Crane; e per l’edizione speciale dei racconti di Charles Paul de Kock completò 54 disegni e 53 bozze
Le immagini presentate sono state il frutto di studi di personaggi umoristici, di gruppi che si relazionano nelle strade, nei giardini o nei salotti della Parigi di fine ottocento, ottenne la lode come illustratore.
Da autodidatta, seguendo gli illustratori francesi e inglesi, si evolveva prendeva spunto dall'ispirazione dell'art nouveau francese, ma anche a molte xilografie giapponesi, sviluppa uno stile nuovo, elegante, i modelli piatti, le linee morbide.E' stato il precursore dello stile dei poster, quelli esteticamente gradevoli, leggeri, eleganti.


Per avere più tempo da dedicare alla pittura, lasciò l’Inquirer, lavorò per il Philadelphia Press dal 1895 al 1903, nel tempo libero metteva sulla tela, le scene della citta di Filadelfia.
Henri, lo incoraggiava inviando dall’Europa, le riproduzioni che lui stesso copiava da artisti europei come Manet, Diego Velasques, Goia.
Ha cercato di promuovere delle piccole riviste, anche per dare spazio a chi ancora era sconosciuto, seguendo lo stile francese del quotidiano Gil blas, le riviste ebbero breve durata, ma le illustrazioni di Sloan cominciarono ad apparire  nei libri e nelle riviste tradizionali.


Alla “Stampa”, la sua presenza contava, propose dei puzzle, da inserire come supplemento domenicale, nel 1900 divennero a colori, e a pagina intera, tantissimi furono i lettori, che acquistavano il giornale per provare a risolvere, sperando  di poter vincere il premio di 10 dollari.
Nel 1901 si sposò con Anna Maria Wall, una prostituta con problemi di dipendenza dall’alcol, fu amore a prima vista, la donna, fu una compagna devota, che credeva in tutto quello che lui faceva, ma aveva problemi mentali, causati dall’alcol che furono la fonte di innumerevoli crisi.
La tecnologia avanzata, nei giornali era entrata la fotografia, il lavoro non era più sicuro, con la moglie nel 1904, si trasferisce a New York, la reputazione di illustratore e la padronanza dell'incisione gli furono molto utili.
New York era diventata il centro dell'editoria di tutta la nazione, per mantenersi lavorava ancora a puzzle, e a cartoni animati, ha cercato in quel
 periodo commissioni presso riviste famose, come Century o Collier, ma fu per "The Steady"
che fece delle illustrazioni riconosciute degli esperti come le più riuscite  per rappresentare la città.


La pittura americana, che fino a quel momento aveva come modello, il lavoro nei campi dei contadini,


 campagne rurali, l'oceano, Sloan, proponeva la vita quotidiana, era sempre più interessato a dipingere le persone, i quartieri di New York, raccontava la nuova America.


 New York, stava diventando una metropoli, i diversi grattacieli, i ponti, le fabbriche, il fenomeno dell’immigrazione.

Uomini impegnati, che fossero ricchi borghesi, o semplici operai, volevano, dopo una faticosa giornata di lavoro, godersi il tempo libero,


 ma anche la vita notturna di New York, i locali dove si giocava d’azzardo, la folla che passeggiava sotto la luce dei lampioni, gli incontri clandestini di Boxe, i banconi dei bar,


i viaggi in tram. 

Far accettare dai Salon accademici un tema così moderno, è stata la difficoltà con cui Sloan si è scontrato, tanto che le sue opere, e quelle dei suoi amici venivano regolarmente respinte.
Il frutto degli studi fatti, l'esperienza che aveva acquisito essendo i disegni per le Bock, è evidente, sia nelle pitture, che in una serie, di incisioni,dove si manifesta l'anima reale di una grande città, furono considerate illustrazioni, olo per sminuire il lavoro di un'artista così meticoloso.




Dà vita ad un nuovo movimento artistico americano, i partecipanti hanno stili diversi, sono tutti artisti di formazione autodidatta, li accomuna solamente una grande amicizia e la voglia di rivincita, si collocano a metà tra l’impressionismo e il realismo. Vengono aspramente contrastati dai direttori delle diverse accademie, definiti i pittori dell’Ashcan school, (la scuola del cesto della spazzatura), la pittura del gruppo, affronta i temi sociali.


Sloane, vuole avvicinare l’arte al giornalismo, l’arte dovrebbe dare voce a tutti, spesso le sue opere, raccontano lo sfruttamento dei lavoratori emigrati, nelle fabbriche, nei porti, operai e operaie sempre molto affaticati, agli spettacoli delle ballerine, 

altre donne nell'intimità delle loro camere da letto.
Il lavoro domestico, donne che sui tetti che stendono il bucato,




o si asciugano i capelli al sole,


per arrivare ai bambini afroamericani che vendono giornali agli angoli di strada, che non frequentano la scuola, oppure a dei gruppi di bulli che seminano il terrore nei quartieri.
Nel 1908 partecipa alla storica mostra di The Eight alla Macbeth Gallery. Sloan divenne una figura centrale nella scuola di Ashcan ed era famoso per il suo stile pittorico e la sua tavolozza scura.


Nel 1910, aiutò a organizzare la mostra di artisti indipendenti e si unì al Partito socialista, denunciava le morti degli operai nelle fabbriche,
 le mancanze di sicurezze, e lo sfruttamento nei cantieri edili,
 oggi vengono definite le migliori illustrazioni che il partito socialista potesse avere in quel periodo.
Per aiutare la moglie ad uscire dalla dipendenza dall’alcol, su invito del medico riportò su un diario i suoi pensieri più intimi, dal 1906 al 1913, il diario venne utilizzato, e pubblicato nel 1965 permettendo ai ricercatori e agli studiosi di avere un quadro dettagliato e un’immagine di quello che era l’arte prima della guerra.
Nel 1912 divenne il direttore artistico del giornale, “The Masses” fino al 1916,

 quando si discostò dalle nuove posizioni editoriali, rimanendo sempre impegnato per le cause di sinistra per tutta la vita.
Durante lo sciopero dei lavoratori della seta fece un quadro lungo 80 metri.
Si presentò all' all'Armory Show con due oli e cinque incisioni. Subisce l’influenza dello stile postimpressionista, ritrova nello stile fauvista la tavolozza brillante di alcuni paesaggi che aveva dipinto da autodidatta nell’adolescenza. Era un uomo aperto alle innovazioni, pur cercando di non farsi coinvolgere dai movimenti europei, dichiarò esplicitamente di avere ammirazione, per Van Googh e  per Picasso.
 Dopo anni di vacanza a Santa Fè   apprezza le opere dei pittori nativi americani e messicani, non solo le tele, anche i murales di Diego Rivera (marito di Frida Kalo). Dopo la morte della moglie, nel  1944  si sposa la seconda volta con una sua studentessa, si ammala di cancro e muore nel 1951
Possiamo definirlo a pieno titolo il pittore degli operai americani, pur essendo un pittore famoso, poche erano le vendite effettive dei suoi quadri, era un professore molto bravo nell’insegnamento, esortava i propri studenti a dipingere prima per la passione per l’arte. Ripeteva ai suoi studenti: ”non ho niente da insegnarvi che vi potrà aiutare a guadagnarvi da vivere.”
 I suoi dipinti, ritratti e manifesti, sono conservati in molti musei americani, anche grazie all’opera della seconda moglie dopo la sua morte. Sloan era un osservatore della vita che lo circondava, come Hopper osservava la vita degli altri, ma lo stile rappresentativo discosta, mentre in Sloan si vede e si intuisce il movimento e la voglia di vivere, a mio parere in Hopper si sente la solitudine l’introspezione.




domenica 7 giugno 2020

Margherita Sarfatti


Margherita Sarfatti



Margherita Sarfatti, è ricordata dai più come la donna che scriveva i proclami di Benito Mussolini, ma non era solo questo…..


Margherita nasce a Venezia l’8 aprile 1888, in una famiglia ebrea colta e ricca. Amedeo Grassini, suo padre era ingegnere e fondò il sistema di trasporto dei vaporetti a Venezia.
Era l’ultima figlia intelligente e vivace, viveva in una casa dove la cultura aveva la precedenza, andava regolarmente a concerti e all’opera nel palco del padre nel teatro La Fenice. 


Divorava romanzi. Incontrava le numerose persone, colte e raffinate, che frequentavano abitualmente la casa, poteva conversare con chiunque, avendo la padronanza di più lingue straniere, aveva ricevuto un’ educazione da istitutrici tedesche, francesi e inglesi, era una ragazza molto bella, con molta curiosità, l’istruzione approfondita, era impartita da insegnanti che erano i migliori rappresentanti della cultura veneta di quel periodo.
Era amica di Gabriele D’Annunzio,


 e della famiglia Fogazzaro, che, sia a Vicenza che sul nostro lago, ad Oria Valsolda avevano ville e possedimenti, conosce anche Israel Zanguwill scrittore inglese ebreo.
Dopo uno spettacolo alla Fenice, conobbe l’avvocato Cesare Sarfatti, di cui si innamorò, era un avvocato di idee repubblicane, un uomo già adult,  mentre Margherita aveva solo 15 anni, Sebbene il padre ostacolasse la frequentazione fra i due, al compimento dei 18 anni Margherita sposò Cesare Sarfatti, contro la volontà della sua famiglia col rito civile.


Durante il viaggio di nozze a Parigi rimase affascinata dalle opere di Toulose Lautrec, acquistò la serie completa delle litografie intitolata “Elles”, nelle quali si rappresentava la vita delle prostitute, nelle case chiuse. Dal matrimonio nacquero i primi figli Roberto 1900, e Amedeo 1902, i rapporti con la sua famiglia erano sempre tesi a causa delle attività socialiste del marito, Margherita scriveva come critica d’arte in diversi giornali, con il nome di Margherita Sarfatti. Dopo la perdita alle elezioni del marito nel 1900 decidono di trasferirsi nella cosmopolita Milano, il marito, vince con successo cause socialisti, e in poco tempo con capacità, educazione, cultura, e tanta ambizione si inserirono nei salotti della Milano che poteva aprire tante porte. Margherita si impegna nei movimenti femministi anche se molto pesso viene criticata da Anna Kuliscioff, ebrea, medico e giornalista, che le rinfaccia le sue possibilità economiche e il fatto di non allontanarsi dalle comodità borghesi.
Continuava a scrivere come critica d’arte, sul giornale “Avanti” incontra Benito Mussolini 



che diventato direttore del giornale socialista, tagliata la barba e dismessa la divisa logora, vuole cambiare la politica, è un grandissimo oratore che impressiona dapprima Cesare Sarfatti e poi Margherita.
Nel 1908 muore una delle sorelle e il padre, con la cospicua eredità acquista un bellissimo appartamento nel Palazzo Serbelloni in Corso Venezia, e una bella villa di campagna a Cavallasca, vicino al lago di Como, molto vicina alla frontiera svizzera, la casa viene chiamata il Soldo prendendo il nome dal vicino torrente, situata davvero in un lieto colle, era la fattori modello della zona, di lei coloro i quali erano al suo servizio, raccontano di una donna gentile







Nel 1909 nacque Fiammetta, la figlia che sempre voluto, ma continuava il suo lavoro presso i giornali, riuscì a farsi strada come critica e giornalista d’arte, un ruolo detenuto quasi esclusivamente da uomini, i giornali, su cui scrive ” “Il Tempo”,la “Gazzetta di Venezia”,“La Patria”, le riconoscono molti meriti.
Continua a scrivere di arte sull’Avanti della domenica, conosce Boccioni, tra i due nasce una grade simpatia, Boccioni frequenta molto spesso anche Villa Soldo e molte opere dipinte rimangono proprietà dei Sarfatti. Nel 1910 il Futurismo diventa la nuova avanguardia dell’arte Marinetti, Carrà, Boccioni, Russolo, gli incontri tra questi giovani artisti avvengono proprio nell’appartamento di Corso Venezia a Milano e si alternano con la casa di Marinetti.


 Anche gli scultori Adolfo Wildt,


 Arturo Mancini ,i pittori Tallone, Sironi,

 Funi, Tosi e l’architetto Sant ’Elia insieme  a tanti altri, la poetessa Ada Negri


 era invece considerata come un membro della famiglia, amica inseparabile di Margherita.
Attraverso il giornale “La Voce” denuncia le condizioni dei lavorato agricoli nell’agro romano, colpiti dalla malaria, sono abbandonati dalla politica.
Nel 1913 Mussolini fonda la rivista “ Utopia “ affida a Margherita l’esclusiva dell’arte e dei temi che riguardano la sfera femminile, per gli storici in quel periodo era già iniziata la loro relazione amorosa. Margherita, era alta bionda aveva un corpo giovane e grandi occhi era definita “una bellezza trionfante”, Mussolini era l’astro nascente della politica.
Inevitabilmente Margherita di stacca dai movimenti socialisti delle donne, vorrebbe donne più libere, più coraggiose, che abbiano preso coscienza di sé, delle proprie capacità personali. Considera volontà e i talenti, le uniche doti per raggiungere il successo e l’affermazione di sé, tutto questo a parole sembra semplice. ancora stiamo lottando per questo e siamo nel 2020.
Non furono però solo anni di felicità. Il 28 gennaio 1918, Roberto, il figlio di Margherita, morì in guerra appena 17enne, sull’altopiano di Asiago, colpito da una pallottola austriaca. Nel 1935, dopo il ritrovamento del corpo, L’architetto razionalista comasco Giuseppe Terragni realizzò un monumento, che Margherita chiamerà “il caro segno”. 


 

Era ormai un critico d’arte tra i più importanti d’Italia, malgrado la sofferenza continuò a scrivere.  


Convinta che la cultura fosse il collante per unire, voleva la possibilità di realizzare il sogno: la grandezza dello stato attraverso l’arte, tentò di aiutare giovani di talento, affittò a Rovenna, sopra Cernobbio, una villa, la mise a disposizione di quegli artisti che appartenevano al movimento futurista.



Margherita e Mussolini, avevano una storia che continuava dal 1919 al 1922 anche se i rispettivi coniugi ne erano a conoscenza, preferivano non ostentarla si incontravano vicino a casa Sarfatti, Benito Mussolini,



 grazie a Margherita affina i modi e l’abbigliamento, apprende nozioni di storia di economia, da donna acuta e intelligente riesce a farlo accettare dalla Milano cosmopolita, lo riceve insieme agli amici di lunga data come Guglielmo Marconi e Arturo Toscanini.





Il 31 ottobre 1922 Mussolini diventa il Presidente del Consiglio, Margherita diventa l’ispiratrice, mentre lui si compiaceva del potere acquisito, la coppia doveva per mantenere la loro relazione segreta comunicare con messaggi cifrati senza saluti e firme, ma i loro incontri clandestini misero in allarme i servizi segreti dello stato. Dopo un incontro con il re Giorgio V Mussolini giunto a Milano si recò in auto a Villa Soldo.
Margherita si sentiva trascurata dal Duce, il quale era molto possessivo nei confronti della donna, ci furono litigi e incomprensioni, il duce la tradiva ripetutamente e anche lei, ricambiò con la stessa moneta.
Dopo la morte del marito Cesare Sarfatti, nel 1924, si dedica totalmente a Mussolini, nel 1928 si converte al cattolicesimo ma con poca convinzione.
Margherita Sarfatti per circa un ventennio,è stata la fautrice delle arti moderne, avrebbe voluto che nel movimento il “900” raccogliesse la produzione artistica degli artisti che aveva promosso e aiutato, mentre all’estero il movimento veniva apprezzato in Italia, le facevano mancare i sostegni, viene emarginata, 




la donna non concordava le imprese coloniali, non approvava i rapporti intensi con la Germania nazista, e si scontrava con l’avidità dei gerarchi, molti schierati dalla parte di Donna Rachele. Mussolini,  che  era stato sostenuto economicamente e culturalmente,  dimentica in fretta e la sostituisce con Claretta Petacci.
Margherita Sarfatti, sapeva muoversi nel mondo, incontrò personaggi internazionali, Guglielmo Marconi, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Delano Roosevelt,


 Albert Einstein.


Nel 1938 in seguito alle disposizioni che mutavano fuggì dapprima in Francia, a Parigi, e poi in Argentina, la sua famiglia di origine invece subì in pieno le leggi razziali antisemite e una delle sue sorelle, Nella Grassini Errera, morirà nel lager di Auschwitz



Margherita Sarfatti, si recava a Cavallasca presso la propria villa “il Soldo”, ogni anno per le vacanze da luglio a ottobre, tranne il periodo dell’esilio in America, rientrata in Italia vi si trasferì definitivamente...fino al giorno della sua morte, il 29 ottobre 1961. Era una donna di grande cultura spaziava da temi impegnativi, ai temi di interrogazione, continuò a scrivere e in questa villa , “Il Soldo” ospitò grandi personaggi, scrittori come Luigi Pirandello, 


Riccardo Baccelli,
lo scultore Medardo Rosso, 


era un tempio dell’arte, alle pareti quadri preziosi di illustri pittori, Chagalle, Carrà, Matisse, Picasso, Sironi, 


la casa è ricca di documenti storici, auguri dei reali d’Italia, Gabriele D’Annunzio lasciò molti bozzetti, tante le scritture autografate della padrona di casa, in fondo è stata l’autrice della biografia del Duce



di maggior successo, sui divani di questa casa, si raccoglievano personalità importanti, Margherita era il filo conduttore, colei che metteva in comunicazione il mondo letterario, e della storia dell’arte. Fino all’ultimo giorno della propria vita collaborò con la rivista Como, consegnò proprio all’amica Carla Porta Musa la sua ultima fatica.
Dal Web:
Carla Porta Musa, che ha più volte raccontato l’ultimo sereno incontro, in nulla presago di quanto sarebbe accaduto, preceduto da un’affettuosa e perentoria telefonata: «Ti aspetto domani. Domani, hai capito? Non mi tradire. Vieni. Parto lunedì e desidero salutarti». La regina del “Soldo”, ricorda la sua amica, aveva una voce fresca, che non lasciava prevedere di certo quel repentino passaggio, aveva una energia, un entusiasmo, una voglia di scrivere ancora molto intensa. «Domani parto – ribadì all’ospite – ma sono soddisfatta. Ho scritto tre articoli in questi ultimi giorni. E non credere che non abbia ancora molte cose da dire: continuerò a Roma». La conversazione scivolò sul matrimonio. «Muoio col pentimento di non essermi risposata – disse Margherita a Carla Porta Musa – Perché il compagno di tutt’i giorni e di tutte le ore è il marito. Naturalmente dev’essere una persona educata». La stessa Sarfatti, poco tempo prima, aveva confidato alla nipote Magalì: «Gli unici due uomini che ho amato sono stati tuo nonno e Mussolini». Porta Musa concluse così la cronaca di quel pomeriggio: «L’ultimo giorno Margherita Sarfatti aveva dunque scritto, conversato, letto, pagato tutt’i conti – com’era solita fare ogni anno da cinquant’anni – alla vigilia della partenza. Aveva aiutato a preparare le valigie, riposto nelle varie buste i soldi, i gioielli, le carte, i libri (…) Si era coricata verso mezzanotte; in ginocchio sul letto aveva come ogni sera detto le preghiere; si era fatta portare un tè di tiglio, poi aveva spento la luce. La mattina dopo quando la cameriera era entrata in camera per aprire le persiane, l’aveva chiamata. Come al solito, poi più insistentemente del solito. Si era avvicinata al letto. Margherita era morta. Portava sempre con sé, da moltissimi anni, raccolte in un grosso volume le opere di Dante che consultava incessantemente. (Sapeva e recitava Dante a memoria). Coincidenza strana: ad ogni suo dubbio, perplessità, curiosità, trovava sempre nella pagina che apriva a caso, la risposta o il consiglio o l’insegnamento adatti. Vi sono in quel volume – consumato dal tempo, ma soprattutto dall’uso – parecchie annotazioni di Margherita. Le prime risalgono al 1925. L’ultima è delle ore 0,50 dell’8 aprile 1961 (il giorno del suo ottantunesimo compleanno). L’ho ricopiata – la mano un po’ mi
tremava – col consenso di Fiammetta (la figlia di Margherita, ndr.): “Sì come pomo maturo dispicca dal suo ramo. Aristotele dice senza tristezza è la morte che è nella vecchiezza. Chiaro dunque che non vedrò il prossimo venturo 8 aprile 1962. Ma grazie a Dio dice che non soffrirò. Amen e così sia”».

villa Soldo interni




Di Margherita Sarfatti si parla solo come ispiratrice/ amante di Mussolini, ha invece dato un grande contributo all’arte italiana, è stata uno dei più grandi critici d’arte, in questa Villa situata nel mio paese di origine, ha ospitato praticamente tutti i protagonisti dell’arte di quegli anni, il suo non era un salotto, era uno studio. Era solita dire: “ Son tutti figli miei, ma solo uno o due si ricordano di me”
Molti di loro l’hanno rinnegata attaccata denigrata addirittura molti giornalisti, a Venezia, non vollero salire sull’autobus dove lei era seduta, solo Indro Montanelli, seppe spezzare il vuoto che l’aveva circondata. Ha certamente amato l’uomo sbagliato, ma ha fatto tanto per l’arte italiana, e questo dovremmo ricordare, come sempre accade si ricordano gli errori che hai commesso e non quanto hai fatto... Margherita sapeva tutto di Mussolini , conosceva i difetti, era consapevole che il Duce, grazie alla sua smodata vanità, avrebbe portato nell’ultimo periodo l’Italia intera alla rovina.
Margherita Sarfatti, se non si fosse compromessa con il fascismo, sarebbe oggi il simbolo del femminismo italiano, della vittoria della cultura invece venne tradita due volte, per un’altra donna e per un’altra ideologia. 


martedì 2 giugno 2020

La Venere Ottentotta


La Venere Ottentotta


Il razzismo è un argomento che ci tocca da vicino, nelle nostre televisioni, si parla di lavoro nero, di caporalato, di persone che vivono in luoghi davvero vergognosi ….è una storia lunga e chissà se mai finirà, questo racconto parla della stupida arroganza degli Europei, nei confronti di altri persone.

Si parla di circa duecento anni fa, qualcuno potrebbe obbiettare, che ai giorni nostri, una cosa simile,  non succederebbe, oggi lo si fa rimanendo nell’ombra sfruttando e maltrattando.

A quel tempo era quasi scontato, un certo tipo di comportamento, che rimane comunque inqualificabile.
Era nata intorno al 1789, in quella terra che ora si chiama Sudafrica,


 era una donna della tribù Khoisan, che in seguito ad un raid boero, era rimasta orfana e affidata come schiava ad una famiglia di Città del Capo. Si chiamava Sarah Saartjie Baartman.
La sua fisicità, tipica delle donne ottentotte, non era comune nelle donne europee, era infatti di bassa statura, un metro e trentacinque centimetri di altezza, aveva enormi natiche, e le labbra della sua vulva, quando la donna stava in piedi, sporgevano per circa otto centimetri, (veniva definito grembiule ottentotto),  il fratello del suo padrone nel 1810 decise di portarla in Europa e la espose a Londra come fenomeno da baraccone.
 Inizialmente la curiosità era morbosa nei confronti della donna, in realtà queste esibizioni, anche se le parti intime anteriori venivano coperte con uno straccio, mentre legata alla catena si esibiva a quattro zampe con atteggiamenti animali, crearono scandalo, in Inghilterra la schiavitù era vietata, ci furono movimenti di protesta.



Divenne un caso , Sarah, venne interrogata da una corte per stabilire se le sue esibizioni, fossero volontarie o imposte. Cosa avrebbe potuto rispondere una donna che non sapeva come muoversi nella libertà, a chi avrebbe potuto rivolgersi? La sua risposta fu che era in grado di intendere e di volere e che non era sottoposta al alcuna schiavitù.


In Inghilterra ormai non poteva essere più un fonte di reddito, venne venduta ad un padrone francese che la espose spudoratamente, era un domatore di animali, Sarah venne sottoposta, oltre che agli spettacoli anche a visite di scienziati e naturalisti, si trattava di esponenti di spicco, come i Cuvier, che la visitarono, la studiarono, la misurarono e la ritrassero nuda, sembra che Sarah fosse accondiscendente a farsi ritrarre nella nudità, ma perché tanto interesse?


Sarah era un’africana di una diversa etnia, di un diverso colore, ritenuta molto più vicino alle scimmie che agli uomini, gli scienziati interessati alle parti intime asserivano che nella donna nera il sesso era primitivo e senza freni inibitori, non poterono però negare che la donna era molto intelligente con una grande memoria che parlava molto bene l’olandese.
Negli spettacoli le danze che doveva esibire erano provocanti e attirava la curiosità del sesso maschile francese.


 Lo spettacolo dopo quattro anni, non interessava più, e venne avviata alla prostituzione, divenne alcoldipendente e alla giovanissima età di 25 anni morì probabilmente di vaiolo o di sifilide.
Non trovava pace nemmeno da morta, molte autopsie furono eseguite, si fece un calco del suo scheletro,  i suoi genitali e il suo cervello vennero messi in formaleide ed esibiti al Musèe dell’Homme di Parigi fino al 1974, si creò un ennesimo scandalo,  e i poveri resti vennero conservati in un’ altro luogo e non più esposti.
Nel 1990, con la fine dell’apartheid in Sudafrica, Nelson Mandela, dopo essere stato eletto presidente, chiese alla Francia i resti della giovane Sarah, non li ottenne subito ma
nell'agosto del 2002, vennero sepolti nella collina che sovrasta la città di Hakey.
 Le vennero dedicati a titolo di risarcimento un documentario e nel 2010 il fim “La Venere Nera”.
Questa è una vicenda che non ci fa onore in quanto europei, siamo stati superiori solamente in bestialità.