il filo dei ricordi-racconti

martedì 22 ottobre 2013

IL LAVORO E LE EX COLLEGHE

        IL LAVORO E LE EX COLLEGHE



Ho iniziato a lavorare presso una rinomata tessitura serica della mia zona, nel lontano 1976, quel giorno eravamo veramente in tante ragazzine, in fila indiana passavamo davanti ad un signore anziano che ci guardava le mani, e poi ci indirizzava da un'altra persona, nel mio caso una signora, che mi ha accompagnato, nel reparto preparazione, si chiamava Renata, l'unica cosa che mi ha detto: "qui non si parla, si guarda, si ascolta, e sopratutto non si risponde ai superiori, non mi aveva nemmeno chiesto come mi chiamassi.

Dopo quel giorno in cui avevo imparato a fare i nodi principali, mi mandarono alla roccatura e alla binatura dei filati, ma dovevo consegnare anche le spole ai telai, le spole le preparava una signorina di nome Graziella, che correva di qua e di la e io, non ci capivo nulla, poi al cambio di turno nel pomeriggio, alle spole affiancavo la signora Mariuccia, era molto severa, ma più organizzata, si criticavano l'una con l'altra, naturalmente sempre quando una delle due non era presente.




Una settimana dopo, venivo spedita alla roccatura sui rocchelloni di legno che servivano all'orditura.
In questo nuovo posto lavoravo con la signora Cesira,
era una persona anziana, che non vedeva l'ora di arrivare alla pensione, si cambiava il turno con Maria una ragazza poco più grande di me.



Con Maria siamo diventate amiche, ma è stata molto sfortunata, ci ha lasciati già da qualche anno ammalata di sclerosi multipla.
Ho girato per tutti i macchinari del reparto " preparazione" finchè sono arrivata all'orditura, o reparto ordimento come lo chiamavano.
Mi hanno messo con una signora che doveva andare in pensione 15 giorni dopo.
Il direttore, mi ha detto che dovevo fare in fretta ad imparare perchè non poteva lasciare la macchina ferma.
Ho saputo poi che chi ha imparato prima di me stava 6 mesi per imparare e poi provava, per me non è stato così .
Ricordo ancora quel primo giorno, si stava ordendo una pezza di 10966 fili di seta, organzino 40/44 bianco, un filo si è rotto io non lo avevo visto, ho preso una sgridata dalla signora Iole, così si chiamava, perchè dovevo vederlo, " Sveglia, sveglia, io non voglio nessuno qui con me che dorma" mi ha detto da subito.
Era una donna severissima, quando ha finito di lavorare per stare a casa in pensione erano tutti contenti perchè se ne andava definitivamente.
Ho lavorato su di un "orditoio de roulè"inizialmente le catene (pezze ordite) erano di massimo 100 metri, ed era tutto manuale niente di elettronico.
Poi dopo pochi mesi è arrivato un orditoio elettronico e sono iniziati i guai per me...






La signorina, che lavorava su questo macchinario, non faceva vedere nulla del funzionamento della macchina, era gelosa, ma cadendo, si era infortunata un ginocchio, per cui chi doveva subentrare al posto suo, non conoscendo ne la macchina ne la procedura, si trovava i difficoltà.
Senza nemmeno capire bene cosa dovessi fare, sono stata spostata dal mio macinino alla macchina elettronica, era tutto un'altro modo di lavorare, ho sbagliato parecchie volte, le critiche alle mie spalle si sprecavano.
Non volevo più andare in  fabbrica a lavorare, ma la mia famiglia aveva bisogno, e non volevano sentire lamentele:
"Il pane dei padroni ha sette croste, e ancora una crosta piccola, vai non rispondere e vieni a casa quando hai finito"



Sono rimasta ventidue anni in quella ditta, nel passare del tempo mi è capitato ancora di commettere degli errori, ma credo di essere stata una brava operaia.
Sono cresciuta, mi sono sposata, sono diventata mamma, mentre lavoravo in quella ditta, ho pianto, e anche riso, ho ancora delle amicizie, e mi capita spesso di incontrare qualcuno, che proprio non mi piaceva, come io, probabilmente non sono piacevo a loro.
Quando avevo i bambini piccoli facevo il turno di notte per poter essere a casa di giorno, come ero sempre stanca, ho fatto questi sacrifici per un po di anni.
Era un lavoro di precisione, lo è tutt'ora, mi piaceva molto, la crisi ha colpito e ora non lo faccio più, il lavoro che tanto mi ha fatto preoccupare, ma anche gioire quando una buona pezza andava a telaio,



ho ordito tanti tipi di filato, seta cruda, seta tinta in filo, tinta in pasta, crespo a più torsioni, poliestere, acetati, 20 denari, lino e misto lino, nylon stellare, così elettrostatico da far scintille.




Gli anni son passati, mi sembra ieri, con qualche ex collega mi sento ancora, a volte ci ricordiamo degli aneddoti e ci ridiamo sopra.
Recentemente siamo state in pizzeria, quante risate quella sera, quanti racconti, quanta gioventù che è passata, alcune ragazze proprio non le avevo più viste, mi ha fatto piacere rivederle sicuramente ci ritroveremo ancora .....




2 commenti:

  1. Da come lo descrivi, e da come ne parli con gli amici, eri proprio innamorata del tuo lavoro, purtroppo la vita ci riserva anche queste prove come quella di perdere il lavoro che oltre ha sfamarti ti da anche soddisfazione personale, ma tu ne hai dovute superare tante, anche troppe di queste prove, io ti auguro tutto l'amore e la felicità che meriti.
    E io farò di tutto per farti felice.

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  2. è vero fare un lavoro che piace sopporti meglio tutto il negativo che esso può darti. Tu ne parli con una malinconia che solo la forza maggiore delle cose ti ha impedito di continuare. tu hai amato il tuo lavoro quasi al pari della famiglia, non lo hai scritto ma si legge tra le righe.Donna madre lavoratrice ecco che cosa siamo noi donne due vite parallele che gli uomini non capiscono e non sono degni di noi donne Viva le donne di fabbrica

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